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Ma è davvero così facile per un giornalista avere il numero di Trump?

Dal racconto del Post alle indiscrezioni di The Atlantic: il cellulare del presidente degli Stati Uniti è diventato una sala stampa parallela e racconta un nuovo rapporto tra potere, informazione e diplomazia.

Ci sono numeri di telefono che un cronista conserva come un tesoro e non condivide nemmeno con i colleghi più stretti. Contatti conquistati dopo anni di lavoro, di fiducia costruita, di relazioni coltivate con pazienza. Per questo, leggendo dell’ennesima telefonata tra Donald Trump e un giornalista, la prima domanda che mi sono fatta è stata la più semplice: ma è davvero così facile avere il numero del presidente degli Stati Uniti? La risposta è sorprendente. E racconta molto più del carattere di Trump: rivela un nuovo modo di esercitare il potere.

A ricostruire il fenomeno è un approfondimento delPost, nato proprio dopo la telefonata del giornalista di La7 Daniele Compatangelo, finita al centro dello scontro diplomatico con Giorgia Meloni. Un caso tutt’altro che isolato. Prima di lui era toccato alla corrispondente delCorriere della Sera Viviana Mazza, mentre diversi cronisti americani sono abituati a chiamare direttamente Trump, sperando di trovarlo libero e dell’umore giusto.

Le regole sono poche e non scritte: telefonare la mattina presto o la sera tardi, controllare gli impegni ufficiali della Casa Bianca e tentare la fortuna. Se il presidente Usa risponde, l’intervista dura spesso meno di un minuto, ma basta una battuta per fare il giro del mondo.

Per chi fa questo mestiere in Italia, la vicenda colpisce ancora di più. Esistono numeri difficili da ottenere e altri praticamente impossibili. Il contatto diretto di un ministro è già una piccola conquista; quello di un presidente del Consiglio o di un capo di Stato si costruisce nel tempo, attraverso rapporti di fiducia che raramente vengono condivisi.

Parlo anche per esperienza personale. La rubrica di un giornalista racconta spesso una carriera più di un curriculum e viene custodita con una certa gelosia professionale. Ci sono numeri che arrivano per caso, altri che si conquistano dopo anni e che nessuno si sogna di condividere con leggerezza. Sono piccole medaglie al valore. Per questo l’idea che il presidente degli Stati Uniti possa rispondere direttamente al cellulare di un cronista, senza filtri e senza mediazioni, continua a sembrare, almeno a noi italiani, quasi incredibile. La domanda, però, è un’altra: come si ottiene quel numero?

Numero Di Telefono Di Donald Trump

Secondo il racconto delPost, tra i giornalisti stranieri a Washington esiste una sorta di mercato informale delle fonti. C’è chi tiene il contatto per sé e chi lo scambia con altri numeri prestigiosi: capi di Stato, ministri, diplomatici. Una dinamica che, per chi fa il giornalista, non è poi così insolita. Le fonti sono sempre state il capitale più prezioso di un cronista: si conquistano con il tempo, si proteggono con discrezione e, quasi mai, si condividono.

La novità è un’altra: Trump risponde davvero. Secondo quanto ricostruito daThe Atlantice rilanciato in Italia da AGI, il suo numero personale circolerebbe ormai ben oltre la ristretta cerchia di amici e giornalisti, arrivando a manager, lobbisti e operatori del mondo economico. Lo staff della Casa Bianca avrebbe espresso più di una preoccupazione, ma senza particolare successo. Anzi, una fonte citata dal magazine sostiene che al presidente questa esposizione piaccia. La spiegazione ufficiale è altrettanto significativa. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, lo ha definito «il presidente più trasparente e accessibile della storia» e «il miglior portavoce di se stesso».

Del resto, il rapporto privilegiato tra presidente e stampa fa parte della storia americana. Franklin Delano Roosevelt utilizzò le conferenze informali con i giornalisti come uno strumento di governo, John Fitzgerald Kennedy coltivò relazioni dirette con molti cronisti di Washington e Ronald Reagan comprese prima di altri il potere della televisione. Trump, però, compie un passo ulteriore: non usa semplicemente i media, ma li aggira. La telefonata privata diventa un canale pubblico, la conversazione informale sostituisce il briefing ufficiale e il cellulare prende il posto del podio della sala stampa. È una scelta coerente con tutta la sua parabola politica. Il protagonista non è l’istituzione, ma la persona. Non parla “la Casa Bianca”, ma Donald Trump.

Trump Telefono

L’accessibilità, però, ha un prezzo. Una telefonata improvvisata può provocare un incidente diplomatico, influenzare i mercati finanziari o dettare l’agenda dei media internazionali. Una dichiarazione pronunciata in pochi secondi, senza il filtro di consiglieri e portavoce, finisce per assumere il peso di una posizione ufficiale. C’è poi un paradosso che riguarda anche il giornalismo. Nell’epoca della comunicazione ipercontrollata, in cui ogni parola dei leader viene calibrata e verificata, il presidente degli Stati Uniti sceglie deliberatamente l’improvvisazione. Non elimina i filtri: li sostituisce con il proprio istinto, con l’umore del momento.

In fondo, il numero di Trump è diventato il simbolo perfetto della politica contemporanea. Un tempo il potere era custodito dietro le porte dello Studio Ovale; oggi può squillare nel telefono di un giornalista. E se il Novecento è stato il secolo dei comunicati ufficiali, il Ventunesimo rischia di essere quello delle telefonate improvvise, dei messaggi vocali e delle dichiarazioni affidate a uno smartphone. Con buona pace dei diplomatici.