Quando mito e bellezza si incontrano è inevitabile che diano vita a leggende come Marilyn Monroe. Cantante, attrice, modella, una vera e propria icona di arte e meraviglia. Tra le più celebri star di Hollywood, ha incantato il mondo con il suo fascino magnetico e la sua presenza scenica: dai numerosi ruoli che ha incarnato nel panorama cinematografico, fino al suo inconfondibile glamour e stile. A cento anni dalla sua nascita, resta ancora oggi uno dei volti più amati di sempre.
Dietro la maschera della diva: le profonde ferite dell’infanzia di Norma Jeane
Norma Jeane Mortenson Baker, conosciuta come Marilyn Monroe, nasce il 1° giugno 1926 a Los Angeles. La sua vita è segnata fin dall’infanzia da traumi, insicurezze e dolori che lasceranno un’impronta profonda nella futura Marilyn. Cresciuta senza la presenza stabile dei genitori biologici: il padre, figura assente e mai identificata con certezza, non sarà mai parte della sua vita, mentre la madre, Gladys, è affetta da gravi disturbi psicologici che la portano a frequenti ricoveri in istituti psichiatrici. La difficile situazione familiare costringe la piccola Norma Jeane a crescere tra diverse famiglie affidatarie, nelle quali talvolta le viene concesso di incontrare la madre.
Nel 1933, Gladys ottiene la custodia della figlia e si trasferisce con lei a Hollywood, ma poco dopo la sua condizione peggiora e viene nuovamente ricoverata a causa di una diagnosi di schizofrenia paranoide. Da quel momento, la ragazza cresce tra le famiglie affidatarie e l’orfanotrofio, fino all’adolescenza. A 16 anni, per sottrarsi alla realtà che stava vivendo, si sposa con un giovane ventenne del suo quartiere, James Dougherty. Un’unione infelice, durata circa quattro anni, che la porta ad abbandonare gli studi, mentre il marito si arruola nella Marina.
Dagli inizi al mito: i primi passi e l’incontenibile successo di una nuova stella
Norma Jean, novella sposa, inizia a lavorare come operaia in un’industria di paracaduti. Mentre alcuni reporter si trovavano sul posto per documentare l’impegno delle donne nel periodo bellico, il fotografo David Conover le cambia la vita. Inizia a posare come fotomodella, anche sotto l’influenza di André De Dienes, e le sue foto cominciano ben presto a fare il giro delle più grandi agenzie pubblicitarie, permettendo all’emergente diva di farsi conoscere. Dopo alcuni ruoli e comparse cinematografiche arriva il vero successo. Il primo film celebre è stato Giungla d’asfalto di John Huston, del 1948. Due anni più tardi interpreta Claudia Caswell in Eva contro Eva, di Joseph L. Mankiewicz. Nel 1952 recita in La confessione della signora Doyle, di Fritz Lang.
Nel 1953, a soli 27 anni, tre film la consacrarono star del cinema: Niagara di Henry Hathaway, Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks, e infine Come sposare un milionario di Jean Negulesco. L’anno successivo diventa la protagonista del film western La magnifica preda di Otto Preminger. Il 1955 è l’anno che segna uno delle scene più cult del cinema internazionale: il celebre sollevamento dell’abito bianco dovuto al vento, nel film Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder. Due anni più tardi, fonda una casa di produzione cinematografica, la Marilyn Monroe Pictures, con il fotografo Milton Green. Si dedica, così, alla produzione di Il principe e la ballerina: film che le vale il David di Donatello in Italia come miglior attrice straniera del 1958.
L’anno seguente segna uno dei suoi molteplici capolavori: A qualcuno piace caldo di Billy Wilder. La sua interpretazione le fa vincere poco dopo il primo Golden Globe come miglior attrice in una commedia. Fino al 1960 sono molte le pellicole che vantano la presenza scenica ed artistica della divina Monroe, fino a Gli spostati di John Houston, suo ultimo film. Il talento e lo charme di Marilyn si estendevano fino alla sua voce così delicata e sublime, protagonista di tanti film. Tra i brani più celebri che ha cantato sul grande schermo, si ricordano: Diamonds Are a Girl’s Best Friend, I Wanna Be Loved by You, Kiss, e molti altri. Tra le sue esibizioni più iconiche ricordiamo la sua performance dal vivo Happy Birthday, Mr. President al Madison Square Garden di New York il 19 maggio 1962, in onore del Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy.
Da Norma Jeane a Marilyn Monroe: un successo che non cancella il dolore
Quando nel 1946 gli Studios della 20th Century Fox ribattezzano Norma Jeane in Marilyn Monroe, il dolore e le profonde ferite legate al suo passato non cessano di esistere. Anzi, vengono amplificate dalle enormi aspettative che il pubblico riponeva in quella donna che, ormai, aveva indossato la maschera del personaggio tanto amato. A favorire il suo lancio anche il cambio di immagine, a partire dal colore dei capelli: da castani al celebre blonde, accompagnato da studi di canto e recitazione sempre più intensi. Nonostante il suo successo, Marilyn ha sempre portato con sé le sue difficoltà affettive, ne sono testimoni le sue unioni. Dopo il primo matrimonio, la Monroe è convolata a nozze nel 1954 con il giocatore di baseball, Joe DiMaggio.
Un matrimonio durato appena 9 mesi. L’uomo è stato l’unico grande amore dell’attrice, ma era un tradizionalista e desiderava un altro stile di vita. Arthur Miller, commediografo, è stato il terzo marito della diva. I due si sono sposati nel 1956 e, in quel periodo, Marilyn ha deciso di iscriversi all’Actors Studio di Lee Strasberg a New York, cercando di migliorare le proprie capacità e di distaccarsi dall’immagine superficiale che Hollywood le aveva imposto. Miller, più che un marito, ha avuto un atteggiamento spesso paternalistico e tendeva a vedersi come colui che avrebbe “salvato” Marilyn, considerandola una donna fragile e bisognosa di protezione. Tuttavia, i conflitti emotivi e le tensioni personali hanno portato progressivamente alla fine della loro unione.
Dalla fama al declino: la fine improvvisa di una diva intramontabile
Marilyn non è mai stata una donna interessata al denaro, come lei spesso diceva: ‘’Non sono interessata al denaro, voglio solo essere meravigliosa’’. Il dilagare della sua luce illumina intere generazioni ancora oggi. Come per tutte le luci, però, anche le ombre non si sono nascoste, e gli ultimi anni della diva sono stati segnati da un profondo declino psicologico. La sua vita, tra palco e realtà, è stata spesso segnata da ansia e depressione. La dicotomia tra icona sexy e persona fragile, spesso, ha alimentato i suoi malesseri interiori.
Anche la mancata maternità e la malattia cronica dell’endometriosi non hanno fatto altro che aggravare uno stato emotivo già compromesso. La notte tra il 4 e il 5 agosto del 1962, l’attrice è stata trovata senza vita nel suo letto, completamente nuda, a soli 36 anni, nella sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Secondo l’autopsia, la causa del decesso sarebbe stata un’intossicazione da barbiturici. Inoltre, stando alla scena del crimine, avrebbe anche tentato di chiedere aiuto senza riuscirci: la posizione del corpo suggeriva che avesse cercato di raggiungere il telefono. Ancora oggi non è chiaro se si sia trattato di suicidio, overdose accidentale oppure omicidio.





