Press "Enter" to skip to content

Addio a Carlo Ginzburg: lo storico italiano più famoso al mondo

Ci ha lasciato a 87 anni Carlo Ginzburg, lo storico italiano più famoso al mondo e padre della microstoria. Con i suoi studi sulla stregoneria, le credenze popolari e il rapporto tra verità e storia, Ginzburg ha rivoluzionato la ricerca storica, diventando uno degli intellettuali italiani più influenti a livello internazionale. Con il suo animo estremamente eclettico, e le sue celebri opere lascia un’eredità che continuerà a influenzare studiosi e lettori di tutto il mondo.

La lunga strada da Torino alla fama internazionale

Carlo Ginzburg, storico e saggista, nasce a Torino il 15 aprile 1939, da suo padre, Leone Ginzburg, morto nel 1944 in seguito alle torture subite durante la detenzione, e da Natalia Ginzburg, sua madre, influente scrittrice dell’epoca. Pisa lo accoglie come studente, mentre il mondo accademico internazionale lo consacra come insegnante: diventa docente in prestigiose università italiane e statunitensi, tra cui Bologna, Yale, Princeton, Harvard e molte altre. Ginzburg ha dedicato la sua esistenza allo studio e alla ricerca, affermandosi come punto di riferimento internazionale. Si è spento all’età di 87 anni a Bologna, il 17 giugno 2026.

La microstoria: uno sguardo attento sul mondo

Carlo Ginzburg è considerato come uno dei pionieri della microstoria: corrente storiografica nata negli anni Settanta in Italia, in grado di cambiare il modo di guardare il passato. Questo approccio ha permesso allo studioso torinese di osservare le vicende di persone comuni, culture locali, minoranze e classi popolari in modo del tutto nuovo. Le sue ricerche hanno mostrato come, anche episodi in apparenza secondari, abbiano potuto mettere in luce elementi centrali della società, della cultura e dei rapporti di potere di un’epoca. Questo approccio innovativo gli ha garantito grande notorietà internazionale e ha segnato profondamente le generazioni successive di storici.

I suoi studi si concentrano in particolare su quel mondo intriso di credenze popolari come, eresie, stregoneria e convinzioni religiose dell’età moderna. Negli anni Sessanta, a seguito di profonde ricerche sull’inquisizione, studia l’esistenza dei ‘’benandanti’’: figure popolari friulane, del Cinquecento e Seicento, che si ritenevano protettori dei raccolti e della fertilità delle campagne. Da qui, nel 1966 nasce la sua celebre opera I benandanti, ritenuto un classico della storiografia contemporanea. Esattamente dieci anni dopo arriva Il formaggio e i vermi, opera dedicata alla vicenda di Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio friulano, processato dall’Inquisizione per le sue idee religiose, considerate eretiche. Partendo da documenti inquisitoriali frammentari, lo storico ha quindi ricostruito visioni del mondo popolari.

Le opere di Ginzburg: tra ricerca e verità

Oltre ai testi dedicati alla cultura del passato, Ginzburg si è occupato anche di altre tematiche, sempre partendo dall’importanza della documentazione e della ricerca come strumenti per raggiungere la verità storica. Ne sono una testimonianza alcune delle sue opere più celebri, tra queste: Indagini su Piero (1981). Il testo si rivolge a tutti gli estimatori di Piero Della Francesca, e indaga i dipinti partendo dall’iconografia, dagli elementi raffigurati e dai committenti, analizzando dettagli minimi, utili per comprendere e ricostruire il contesto storico dell’epoca. Con la raccolta Miti, emblemi, spie. Morfologia e storia (1986), Ginzburg sviluppa il concetto di “paradigma indiziario”, un metodo di indagine basato sull’analisi di dettagli e tracce attraverso cui è possibile ricostruire verità nascoste. Su questo modello, lo storico sviluppa molte altre opere, tra cui: Occhiacci di legno (1998), Rapporti di forza (2000), Il filo e le tracce (2006), Paura reverenza terrore (2008), La lettera uccide (2021). La grande risonanza dei suoi testi è testimoniata dalla loro traduzione in oltre venti lingue, a conferma dell’importanza del suo lavoro.

Il mondo della cultura piange un maestro della storia

‘’All’inizio di ogni ricerca provo una euforia dell’ignoranza, legata alla sensazione di non sapere niente e di essere sul punto di cominciare ad imparare qualcosa’’. Inizia così l’ultimo libro di Carlo Ginzburg. Una figura poliedrica e al tempo stesso umile, che si è interamente dedicata alla ricerca e allo studio, e che lascia un’impronta culturale, profonda e duratura. In molti hanno espresso messaggi di cordoglio e vicinanza per la sua scomparsa. Tra questi, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che con un comunicato stampa diramato dal Ministero della Cultura, scrive: “Con Carlo Ginzburg scompare una delle figure di prima grandezza nel panorama intellettuale, civile e morale italiano. I suoi studi storici e etno-antropologici, penso soprattutto alla sua inarrivabile “Storia notturna”, sono stati e resteranno un punto di riferimento imprescindibile per generazioni di studiosi e appassionati. Ai suoi congiunti e ai suoi amici rivolgo il mio sentito cordoglio”.