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Marilyn Monroe, a 100 anni dalla nascita: desiderio, morte e corpo oltre il mito

Cento anni fa nasceva Marilyn Monroe. O meglio: nasceva Norma Jeane Mortenson, la bambina passata tra famiglie affidatarie e orfanotrofi che sarebbe diventata il volto più riconoscibile del Novecento. A un secolo dalla nascita, la diva trasformata da Andy Warhol in icona della cultura di massa americana, continua a generare milioni, tra campagne pubblicitarie, documentari, merchandising, imitazioni e discussioni. Più di molte attrici contemporanee. Più di quasi tutte le sue colleghe del passato. Continua a essere ovunque perché Marilyn, prima ancora che una donna o una stella, è diventata un linguaggio. Eppure c’è qualcosa di paradossale: più Marilyn viene celebrata, meno sembra essere stata capita. Ancora oggi il suo nome arriva quasi sempre accompagnato dalle stesse parole:sex symbol, fragilità, overdose, Kennedy. Ora, nel centenario della nascita, una nuova biografia torna persino a mettere in discussione il capitolo più raccontato della sua vita: la morte.

Marilyn Monroe 100 Anni Nascita

Secondo lo scrittore Andrew Wilson, autore di I Want to Be Loved By You: Marilyn Monroe – A Life in 100 Takes, la scomparsa dell’attrice non sarebbe stata un suicidio né il risultato di complotti politici. La tesi è diversa e forse ancora più drammatica: un errore medico. Wilson sostiene che la combinazione di idrato di cloralio e barbiturici prescritti dal suo medico personale avrebbe provocato una reazione fatale, in un contesto già segnato da depressione, insonnia e una gestione farmacologica fuori controllo. Secondo la ricostruzione, il medico Hyman Engelberg avrebbe prescritto farmaci incompatibili tra loro, contribuendo involontariamente alla morte della diva. La teoria riapre interrogativi vecchi di sessant’anni. Ma forse la domanda interessante è un’altra: perché la morte di Marilyn continua ad affascinarci così tanto? Tra le tragedie legate al mondo patinato del cinema americano, forse la scomparsa della bionda più desiderata di sempre è stata tra le più spettacolarizzate.

Marilyn Monroe Morte

Del resto, poche donne del Novecento sono state tanto sessualizzate quanto Marilyn Monroe. E poche sono riuscite a trasformare quella sessualizzazione in potere economico, culturale e simbolico. Hollywood le cucì addosso il ruolo della bionda svampita. Lei provò continuamente a sabotarlo, lo fece rendendo più intelligenti personaggi che non avrebbero dovuto esserlo, caricandoli di ironia, malinconia e ambizione. Persino le sue figure più stereotipate contenevano qualcosa di eccedente: più tristezza, più fame. Il sesso fu la sua prigione e il suo superpotere. Hollywood costruì Marilyn per il desiderio maschile, ma Marilyn imparò rapidamente a usare quello stesso desiderio come leva economica, culturale e finanche simbolica. Il problema è che il pubblico accettò la seconda parte della storia molto meno della prima. Per decenni il suo corpo è stato raccontato come spettacolo prima ancora che come presenza umana. Tuttavia, proprio dentro quel sistema Marilyn riuscì a produrre qualcosa di nuovo: una femminilità più libera, esplicita, meno colpevolizzata, destinata ad anticipare trasformazioni culturali che sarebbero arrivate anni dopo. Mentre Hollywood le chiedeva di interpretare la classica“oca”, Marilyn leggeva. E anche tanto. Alla sua morte possedeva una biblioteca personale di oltre quattrocento volumi tra letteratura, psicologia, politica e arte. Freud, Joyce, Hemingway, Camus erano i suoi interlocutori prediletti: la ragazza che il mondo continuava a trattare come un corpo cercava continuamente rifugio nelle idee. Frequentava l’Actors Studio, studiava in maniera ossessiva, prendeva appunti sui copioni, cercava disperatamente di essere considerata seria.

Marilyn Monroe 1

Dopo anni di ruoli costruiti attorno allo stereotipo della«dumb blonde», cercò personaggi più complessi, più tormentati, più vicini a lei. Non è un caso che abbia sposato Arthur Miller. E forse non è un caso nemmeno che fosse profondamente attratta dall’intelligenza. Shelley Winters raccontò che Marilyn teneva una lista di uomini con cui avrebbe voluto andare a letto “solo per divertimento”. In cima, pare, ci fosse Albert Einstein. Sembra più di una curiosità biografica: Marilyn era attratta dai cervelli quasi quanto desiderava essere desiderata. Era orgogliosamente sapiosessuale, anche se il termine sarebbe sopraggiunto decenni dopo. Diceva che un uomo intelligente può arrivare ovunque e metterti le mani dappertutto. Subiva ed esercitava una rara forma di seduzione intellettuale. Donna particolare Marilyn, piena di sfumature.«Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di un vagone del metrò» oppure: «I mariti non sono mai amanti così meravigliosi come quando stanno tradendo la moglie». Frasi sue fulminanti che raccontano una donna molto meno ingenua di quanto Hollywood abbia voluto far credere al mondo intero.

Monroe

Di grandi amori ne ha vissuti tanti: Joe DiMaggio rappresentò la protezione, Arthur Miller la legittimazione culturale, i Kennedy il mito politico. Ma ridurre Marilyn agli uomini che ha frequentato significa ripetere lo stesso errore che l’ha accompagnata per tutta la vita. Il desiderio che attraversa la sua biografia non è soltanto erotico. È fame di riconoscimento. Il titolo della nuova biografia lo dice perfettamente:I Want to Be Loved By You. Voglio essere amata da te. Non osservata, non consumata. Non trasformata continuamente in fantasia collettiva. Amata. E il paradosso più grande è che milioni di persone riconoscono il vestito bianco diQuando la moglie è in vacanza,ma non hanno mai vistoGli spostati, forse il film che più racconta la sua malinconia. Dietro la gonna sollevata dalla grata della metropolitana, dietro Sugar inA qualcuno piace caldo, dietro Lorelei deGli uomini preferiscono le bionde, Marilyn continuava a inserirehumour, inquietudine e consapevolezza. Era molto di più dei personaggi che Hollywood voleva bidimensionali.

E poi c’era la costruzione del mito:«Cosa indosso a letto? Due gocce di Chanel N°5».Una battuta che forse racconta Marilyn meglio di molte biografie. È stata tante cose:villaininNiagara, ma anche dolce irresistibile ragazza inA qualcuno piace caldo. Con appena una manciata di ruoli è riuscita a costruire un immaginario che il cinema continua ancora oggi a replicare. Forse è questo il destino delle icone: sopravvivere a sé stesse. Cento anni dopo, Marilyn Monroe seguita a essere il laboratorio perfetto delle nostre ossessioni contemporanee: il culto del corpo, la spettacolarizzazione del dolore, l’equivoco tra immagine pubblica e identità. Forse non continuiamo a parlare di Marilyn perché appartiene al passato. Ci ostiniamo a farlo perché il nostro presente le assomiglia ancora troppo.