Non il tecnocrate impassibile. Non soltanto il banchiere centrale che salvò l’euro. E nemmeno il premier chiamato a gestire uno dei momenti più difficili della storia repubblicana. Nella lunga recensione pubblicata su «Il Giornale» dedicata al libro Mario Draghi. La speranza non è una strategia, Vittorio Feltri tratteggia un ritratto sorprendentemente umano dell’ex presidente del Consiglio e, insieme, consacra l’esordio saggistico di Cristina La Bella.
Pubblicato da Santelli Editore, il volume (440 pagine frutto di cinque anni di studio e ricerca) viene definito dal fondatore di Libero “una vera enciclopedia del personaggio”. Ma ciò che colpisce Feltri non è soltanto la ricostruzione politica ed economica della parabola draghiana: è soprattutto la capacità dell’autrice di entrare nelle pieghe caratteriali di un uomo da sempre considerato schivo, riservato, quasi indecifrabile.
“Mai ritratto così”
Fin dalle prime righe della sua “Stanza”, Feltri chiarisce il senso della sorpresa: “Mai ritratto così, da vicino e da lontano, persino — per quanto è possibile con un uomo simile — dal di dentro”. Parole che fotografano il cuore dell’operazione compiuta da Cristina La Bella: superare la maschera pubblica di “SuperMario” per restituire complessità, contraddizioni, disciplina e dimensione emotiva di una delle figure più influenti dell’Europa contemporanea. Feltri insiste molto anche sul talento narrativo della giovane autrice, definita “una scrittrice e giornalista con i controfiocchi”. Un riconoscimento non banale da parte di una delle firme più autorevoli e taglienti del giornalismo italiano. Secondo il direttore editoriale de Il Giornale, il libro riesce in qualcosa che raramente accade nei saggi politici ed economici: unire tecnica e passione, analisi e racconto, teoria economica ed emozioni personali.
Il Draghi privato dietro il mito pubblico
Nella recensione emerge un Mario Draghi lontano dagli stereotipi del “banchiere freddo”. Feltri racconta anche la propria esperienza personale con l’ex presidente della Bce, ricordando un rapporto nato quasi inaspettatamente. “Trovai un uomo curioso, cordiale, arguto, capace di ascoltare. Trovai, lo dico senza enfasi, un amico”. Una testimonianza che contribuisce a rafforzare l’immagine proposta dal libro: quella di un uomo rigoroso ma non distante, controllato ma non privo di calore umano. È qui che compare una delle definizioni più efficaci dell’intera recensione. Feltri richiama la celebre espressione con cui Alfred Hitchcock descriveva Grace Kelly: “ghiaccio bollente”. Ed è proprio questa formula che, secondo lui, Cristina La Bella riesce ad applicare perfettamente a Draghi. “Uno che trattiene i sentimenti, non li sventola, non li butta in faccia alla gente; ma proprio per questo lascia intuire, sotto l’aplomb, una passione potente”, si legge nello splendido pezzo.
Il cuore del libro: “Whatever it takes”
Secondo Feltri, il centro vero del volume non è una teoria economica ma una frase destinata a entrare nella storia europea: “Whatever it takes”. Le tre parole pronunciate da Draghi nel luglio del 2012 alla Lancaster House di Londra vengono interpretate non solo come una mossa finanziaria, ma come un’assunzione di responsabilità politica e morale. Feltri sottolinea il lavoro di approfondimento compiuto dall’autrice, che collega quel motto alla formazione gesuitica di Draghi e al principio ignaziano del todo modo: fare tutto ciò che è necessario per il bene comune. Nel libro, ricorda il giornalista, viene ricostruito il percorso educativo dell’ex premier all’Istituto Massimiliano Massimo di Roma, scuola legata alla Compagnia di Gesù. Una formazione fondata su disciplina, eccellenza e responsabilità sociale, che Draghi stesso ha più volte rivendicato pubblicamente.
Il futuro dei giovani e il primato della realtà
Feltri individua nel Meeting di Rimini del 2020 uno dei momenti chiave della biografia. È lì che, secondo il racconto, Cristina La Bella intuisce che dietro la figura pubblica dell’economista esiste qualcosa di più profondo. Il discorso pronunciato da Draghi durante la pandemia ruotava attorno a una frase destinata a diventare centrale nel libro: “Il futuro dei nostri giovani è la cosa più importante di tutte”. Da quel momento, spiega Feltri, nasce un lavoro di ricerca durato anni: non una semplice biografia, ma un vero “inseguimento” umano e intellettuale. Accanto all’influenza dei gesuiti emerge anche quella di John Maynard Keynes, citato nel volume attraverso una frase che Draghi sembra aver fatto propria: “Quando i fatti cambiano, io cambio opinione”. Per Feltri è il segno distintivo di una cultura politica fondata sul pragmatismo e non sull’ideologia.
Le cinque frasi che raccontano Draghi
Nel finale della recensione, Feltri seleziona cinque citazioni che, a suo giudizio, riassumono l’identità dell’ex presidente della Bce:
- “Faremo tutto ciò che è necessario e, credetemi, sarà sufficiente”
- “Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”
- “Non c’è sovranità nella solitudine”
- “Negli Stati Uniti ho imparato cos’è il duro lavoro”
- “Non mi sono mai considerato il migliore”.
Cinque frasi che, secondo il giornalista, raccontano decisione, disciplina, senso della giustizia, pragmatismo e umiltà.
L’uomo dietro il potere
La recensione si chiude con dettagli più intimi: la madre maestra, la perdita precoce dei genitori, gli anni americani al Mit sotto la guida di Franco Modigliani, la passione per il basket e per la Roma, l’orologio avanti di cinque minuti “per non far aspettare nessuno”. Piccoli frammenti quotidiani che, nel racconto di Cristina La Bella, diventano tasselli fondamentali per comprendere il carattere di un uomo spesso percepito come distante. Feltri riconosce proprio qui il punto di forza del libro: aver costruito un ritratto completo senza indulgere né nell’agiografia né nella demolizione. “Draghi appare per quello che probabilmente è: un uomo che non ama parlare, ma agire”, evidenzia il direttore bergamasco. E forse è proprio questo, più ancora delle formule economiche e delle crisi europee, il cuore del libro che oggi fa discutere il mondo politico e culturale italiano.





