L’Italia continua a fare i conti con una delle ondate di calore più intense degli ultimi anni. Chi sperava in una pausa dopo il weekend rovente dovrà invece armarsi di pazienza: il caldo africano non mostra alcun segnale di cedimento e, secondo le ultime previsioni, è destinato a proseguire ancora a lungo.
Già nella giornata di lunedì 22 giugno le temperature hanno raggiunto diffusamente i 36°C, con punte locali fino a 38°C, ma il quadro è destinato a peggiorare nel corso della settimana. A rendere ancora più pesante la situazione contribuisce l’aumento dell’umidità, che amplifica la sensazione di afa e il disagio fisico.
Temperature fino a 39 gradi e notti tropicali
All’origine di questa fase estrema c’è una vasta massa d’aria di origine subtropicale che si è estesa dal Nord Africa fino alla Scandinavia, mantenendo valori termici ben superiori alle medie stagionali.
Il fenomeno è alimentato dalla presenza di un robusto anticiclone posizionato tra Francia e Mediterraneo occidentale, che impedisce l’arrivo di perturbazioni in grado di riportare un po’ di refrigerio.
Nei prossimi giorni le temperature potrebbero raggiungere in molte zone del Nord e del Centro valori compresi tra 38 e 39°C, con particolare sofferenza nelle grandi città come Milano, Bologna, Firenze, Torino e Roma. Nei centri urbani il caldo viene ulteriormente accentuato dal cosiddetto effetto “isola di calore”, che mantiene elevate le temperature anche dopo il tramonto.
Proprio le ore notturne rappresentano uno degli aspetti più critici di questa ondata di calore. In molte aree urbane i termometri faticheranno a scendere sotto i 24-25°C, dando origine alle cosiddette notti tropicali, che rendono più difficile il recupero fisico e compromettono la qualità del sonno.
Disagio da calore ai massimi livelli
A confermare la situazione critica è anche il bollettino Humidex, l’indice utilizzato per valutare il disagio provocato dalla combinazione tra temperatura e umidità.
Fino a metà settimana gran parte della Lombardia sarà interessata dal livello massimo di attenzione, classificato come “disagio forte”. Solo alcune aree montane della provincia di Sondrio manterranno valori leggermente inferiori.
L’indice Humidex, sviluppato dal servizio meteorologico canadese, misura infatti il calore percepito dall’organismo umano tenendo conto non solo della temperatura reale ma anche dell’umidità relativa dell’aria. Più elevata è l’umidità, maggiore risulta la difficoltà del corpo a disperdere il calore attraverso la sudorazione.
Per limitare gli effetti negativi del caldo gli esperti raccomandano di evitare attività fisiche nelle ore centrali della giornata, bere frequentemente e mantenere una corretta idratazione.
Attenzione anche a grandinate e nubifragi
L’enorme quantità di energia accumulata nell’atmosfera non produrrà soltanto caldo intenso. Le elevate temperature favoriscono infatti una maggiore evaporazione dell’acqua dai mari e dai laghi, creando le condizioni ideali per la formazione di fenomeni temporaleschi particolarmente violenti.
Soprattutto sulle Alpi e nelle aree montuose del Nord potranno svilupparsi temporali intensi accompagnati da grandinate, raffiche di vento molto forti e nubifragi localizzati.
Si tratterà di fenomeni limitati nel tempo e nello spazio, ma potenzialmente molto intensi e capaci di provocare disagi significativi.
Quando finirà questa ondata di caldo?
È la domanda che milioni di italiani si stanno ponendo da giorni. E, almeno per il momento, la risposta non è incoraggiante.
Gli ultimi aggiornamenti dei modelli meteorologici indicano che anche nel prossimo fine settimana l’anticiclone continuerà a dominare gran parte dell’Europa meridionale. I suoi massimi potrebbero spostarsi leggermente verso est, ma senza determinare un vero cambiamento delle condizioni atmosferiche.
Alla luce delle attuali proiezioni, appare quindi molto probabile che l’ondata di calore prosegua fino alla fine di giugno, mantenendo temperature ben superiori alle medie stagionali e condizioni di forte disagio soprattutto nelle regioni del Centro-Nord.
Per una vera svolta sarà probabilmente necessario attendere l’arrivo di una perturbazione più organizzata capace di scalfire il dominio dell’alta pressione africana. Al momento, però, all’orizzonte non si intravedono segnali concreti di un cambiamento imminente.





