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Perché in Cina si fuma così tanto: un business da 200 miliardi di euro

Se c’è una cosa che colpisce chi arriva per la prima volta in Cina è il fumo. Per strada, nei ristoranti, davanti ai negozi, durante una pausa di lavoro: la sigaretta continua a essere un elemento della vita quotidiana e, soprattutto, un simbolo sociale.

Non è soltanto un’impressione. Secondo un approfondimento pubblicato daIl Post, il Paese con circa 1,4 miliardi di abitanti consuma tra il 30 e il 47 per cento di tutte le sigarette fumate nel mondo, pur rappresentando meno di un quinto della popolazione globale. Un dato impressionante che racconta molto della società cinese e del peso economico dell’industria del tabacco.

Regalare una stecca di sigarette è ancora un gesto di cortesia

In gran parte del mondo occidentale il fumo è diventato un’abitudine sempre meno diffusa e spesso socialmente stigmatizzata. In Cina, invece, mantiene ancora un forte valore simbolico. Offrire una sigaretta a un ospite, regalare una stecca a un collega o a un cliente e condividere un pacchetto durante un matrimonio sono gesti considerati segni di rispetto, amicizia e buona fortuna.

Anche il design contribuisce a questa percezione. Molti pacchetti sono realizzati con confezioni eleganti, decorate con colori vivaci e dettagli raffinati, mentre gli avvisi sui rischi per la salute sono molto meno invasivi rispetto a quelli presenti in Europa, dove immagini e scritte occupano gran parte della confezione.

Sui social la sigaretta è ancora sinonimo di fascino

Il fumo continua inoltre a essere associato a un’immagine di successo e indipendenza. SecondoIl Post, sui social cinesi la sigaretta è spesso legata alla figura dell’uomo ribelle e sicuro di sé oppure della donna moderna e autonoma, richiamando un immaginario che in Occidente era molto diffuso nel Novecento ma che oggi appare sempre più superato.

Anche la storia politica del Paese ha contribuito a consolidare questa immagine. Mao Zedong e Deng Xiaoping erano grandi fumatori e il primo si faceva preparare addirittura una miscela di tabacco personalizzata. Solo negli ultimi anni i vertici del Partito comunista hanno iniziato a promuovere campagne antifumo, con risultati però piuttosto limitati.

Il vero motivo? Il tabacco finanzia lo Stato

La spiegazione più sorprendente, però, è un’altra e riguarda l’economia. Il monopolio statale del tabacco rappresenta una delle principali fonti di entrata per il governo cinese. Nel 2025 avrebbe generato, tra imposte e utili, circa200 miliardi di euro, una cifra che equivale a circa il7 per cento delle entrate complessive dello Stato. Per capire l’ordine di grandezza basta un confronto: si tratta di un importo poco inferiore all’intero bilancio destinato alla difesa nazionale. In pratica, ogni pacchetto acquistato contribuisce direttamente alle casse pubbliche.

Le sigarette finanziano anche l’intelligenza artificiale

C’è un dettaglio ancora più curioso. Una parte dei proventi del monopolio del tabacco viene utilizzata per sostenere programmi di sviluppo tecnologico e, in particolare, un importante fondo pubblico destinato alla ricerca sull’intelligenza artificiale, considerata strategica da Pechino. Così, paradossalmente, un prodotto associato a milioni di morti ogni anno contribuisce a finanziare uno dei settori più avanzati e innovativi dell’economia cinese.

Un’industria che pesa anche sulla politica

Con un giro d’affari di queste dimensioni, il monopolio del tabacco esercita inevitabilmente una forte influenza anche sulle decisioni politiche. L’amministratore dell’ente ha un ruolo paragonabile a quello di un viceministro e, nel corso degli anni, il settore è riuscito più volte a frenare o ammorbidire norme che avrebbero limitato il consumo di sigarette. Per questo motivo in molte province cinesi è ancora possibile fumare in luoghi dove, nella maggior parte dei Paesi europei, il divieto è ormai consolidato.

Un paradosso tutto cinese

Negli ultimi dieci anni la percentuale di fumatori è leggermente diminuita, soprattutto tra i giovani, ma il consumo complessivo di sigarette continua a crescere. Tra il 2003 e il 2023 è aumentato del 39%, mentre nel resto del mondo la tendenza è stata opposta.

La Cina si trova così davanti a un paradosso: da una parte promuove campagne per la salute pubblica e investe miliardi nell’innovazione tecnologica, dall’altra continua a dipendere economicamente da un’industria che produce una quota enorme delle entrate statali. È anche per questo che, nonostante gli appelli e le campagne di sensibilizzazione, la sigaretta resta uno degli oggetti più presenti nella vita quotidiana del Paese, un simbolo culturale ma soprattutto un gigantesco business che vale centinaia di miliardi di euro.