Per la prima volta Giuseppe Conte ripercorre pubblicamente uno dei momenti più delicati della sua vita privata: il ricovero al Policlinico Gemelli e il successivo intervento chirurgico. Lo fa nel corso della trasmissioneStorie al bivio di sera, condotta da Monica Setta e in onda su Rai 2, dove parla della paura, del sostegno ricevuto dai suoi cari e dell’esperienza vissuta durante la pandemia.
L’ex presidente del Consiglio racconta che tutto è iniziato in modo del tutto inatteso. «La malattia è stata un fulmine a ciel sereno. Ero entrato in ospedale per alcuni controlli e da un giorno all’altro sono stato operato». Una situazione che, ammette, lasciava spazio a molte incertezze: «La prospettiva non era rosea, poteva diventare davvero tutto complicato».
Pur senza nascondere il timore per quanto stava accadendo, Conte spiega di aver affrontato quei giorni con lucidità. «La paura c’era, ma sono rimasto lucido. Non ho pianto, ho pregato. Mi hanno dato forza la mia profonda fede e la mia famiglia», confessa.
Nel corso dell’intervista trova spazio anche il racconto della sua vita sentimentale e del rapporto con la compagna Olivia. Conte ricorda che si sono conosciuti quando i rispettivi figli frequentavano la scuola elementare. «Venivo da una separazione e affrontavo quella nuova relazione con prudenza, ma capii subito che quell’incontro era importante», racconta, definendo la compagna «una donna prudente e con un intuito eccezionale».
Secondo l’ex premier è stata proprio Olivia a intuire per prima il suo futuro politico. «Quando nel 2018 mi chiesero la disponibilità durante un incontro con Salvini e Giorgetti, lei aveva già capito che sarei diventato presidente del Consiglio». E aggiunge che anche durante la recente malattia il suo sostegno è stato determinante. «Oggi i nostri figli stanno affrontando entrambi l’esame di maturità, sono molto legati tra loro e siamo una famiglia», ha confessato.
L’ex capo del governo torna infine con la memoria ai mesi dell’emergenza sanitaria. Racconta di non aver mai contratto il Covid, ma di aver vissuto quel periodo con una forte pressione personale. «Avevo paura, perché sentivo che fermarmi sarebbe stato impossibile. In quei giorni mi è capitato di piangere. Sono una persona normale, né un santo né un eroe, e davanti alle tante vittime della pandemia trattenere la commozione era davvero difficile», ha concluso.





