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Terremoto in Venezuela, parla esperto dell’Ingv: ecco perché il sisma è stato così violento

Le due forti scosse che hanno devastato il Venezuela non rappresentano un unico evento sismico, ma due terremoti distinti verificatisi a distanza di appena 39 secondi. A spiegarlo èSalvatore Stramondo, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv, in un’intervista rilasciata alCorriere della Sera, nella quale analizza le caratteristiche del sisma e i possibili scenari per le prossime ore.

Secondo l’esperto, il primo terremoto ha raggiunto una magnitudo compresa tra 7 e 7.2, mentre il secondo ha toccato quota 7.5. «Non parliamo di una piccola replica, ma di due terremoti forti», chiarisce Stramondo, sottolineando che il secondo evento è stato «almeno quattro volte più energetico del primo».

Il motivo risiede nella natura della scala della magnitudo, che è logaritmica. «Tra 7.0, 7.2 e 7.5 non c’è una semplice sfumatura, ma una differenza enorme in termini di energia liberata», spiega il direttore del Centro Nazionale Terremoti. Un altro elemento determinante è stata la profondità del primo sisma, stimata in appena tre chilometri. Una sorgente così superficiale, osserva Stramondo, consente alle onde sismiche di disperdere pochissima energia prima di raggiungere la superficie, aumentando così l’intensità dello scuotimento e i danni provocati.

Nonostante l’epicentro fosse a circa 170 chilometri da Caracas, la capitale ha comunque avvertito chiaramente il terremoto. L’esperto spiega che molto dipende dalla natura del terreno: le onde sismiche tendono infatti ad amplificarsi nelle aree caratterizzate da depositi fluviali o lacustri poco consolidati, mentre gli effetti risultano generalmente più contenuti su terreni rocciosi.

Nell’intervista alCorriere della Sera, Stramondo ricorda inoltre che il Venezuela è una delle aree più esposte dell’America Latina dal punto di vista sismico. «Il nord del Paese si trova sul margine tra la placca Caraibica e quella Sudamericana. È una zona di contatto tra placche», spiega. Il terremoto avrebbe interessato un’area dove si intersecano importanti sistemi di faglie, rendendo l’evento tutt’altro che eccezionale dal punto di vista geologico. La storia sismica del Venezuela conferma questa vulnerabilità. Il direttore dell’Ingv ricorda infatti i grandi terremoti del 1812 e del 1900, entrambi di magnitudo 7.7, che provocarono gravi distruzioni nell’area di Caracas e San Felipe.

Per quanto riguarda il rischio tsunami, Stramondo spiega che l’allerta inizialmente diramata per alcune aree dei Caraibi era una misura precauzionale prevista dai protocolli internazionali. Una volta esclusa la presenza di anomalie significative del livello del mare, l’allarme è stato revocato.

Resta invece alta l’attenzione sulle possibili repliche. Citando le elaborazioni dell’US Geological Survey (USGS), il sismologo spiega che esiste una probabilità del 43% che nei prossimi giorni si verifichino scosse di magnitudo pari o superiore a 6, mentre la possibilità di un nuovo terremoto superiore a magnitudo 7 è molto più contenuta, intorno al 6%.

L’esperto invita però a non confondere queste elaborazioni con una previsione. «Sono stime probabilistiche, non previsioni», precisa, ricordando che allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non è possibile stabilire quando avverrà un terremoto. «L’unica difesa è ridurre la vulnerabilità di edifici e infrastrutture. Il terremoto non si evita. La catastrofe, spesso, sì», conclude.