I farmaci a base di agonisti del recettore GLP-1, sempre più utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, continuano a essere al centro della ricerca scientifica. Oltre ai benefici ormai consolidati sul controllo della glicemia, sulla perdita di peso e sulla riduzione del rischio cardiovascolare e renale, emergono infatti nuovi dati sui possibili effetti indesiderati.
L’ultima analisi, pubblicata sulla rivista scientificaJAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery, suggerisce una possibile associazione tra queste terapie e un aumento del rischio di alterazioni dell’olfatto e del gusto.
Lo studio, condotto da ricercatori dell’Hadassah Medical Center e della Hebrew University di Gerusalemme, in collaborazione con l’Institute for Research in Military Medicine e il Corpo sanitario delle Forze di difesa israeliane, ha preso in esame i dati di 438.474 persone con diabete di tipo 2.
I ricercatori hanno confrontato i pazienti trattati con farmaci GLP-1 con un gruppo che seguiva altre terapie antidiabetiche, monitorandoli per un periodo compreso tra tre mesi e due anni. Tra i disturbi valutati figuravano la perdita totale o parziale dell’olfatto (anosmia), l’alterazione della percezione degli odori (parosmia) e le modifiche del senso del gusto.
Dall’analisi è emerso che i pazienti in terapia con agonisti GLP-1 presentavano una maggiore probabilità di sviluppare alterazioni dell’olfatto e del gusto rispetto al gruppo di controllo. Gli autori evidenziano che l’aumento dell’incidenza è risultato clinicamente significativo e si è mantenuto costante durante tutto il periodo di osservazione.
Secondo gli studiosi, questi risultati rafforzano l’ipotesi di un possibile coinvolgimento sia dei recettori sensoriali periferici sia dei meccanismi neurologici deputati all’elaborazione di odori e sapori. Le conclusioni, inoltre, risultano coerenti con quanto osservato in precedenti studi retrospettivi.
Gli stessi ricercatori invitano però alla prudenza nell’interpretazione dei dati. Pur avendo riscontrato un incremento relativo del rischio pari al 38%, il numero assoluto dei casi osservati resta contenuto. Per questo motivo, sottolineano, sarà necessario confermare i risultati attraverso ulteriori studi e chiarire i meccanismi biologici che potrebbero spiegare questa associazione.
Gli esperti raccomandano inoltre ai medici di non attribuire automaticamente eventuali disturbi dell’olfatto o del gusto alla terapia con farmaci GLP-1. In presenza di questi sintomi, spiegano gli autori dello studio, è importante seguire il normale percorso diagnostico e ricorrere, quando possibile, a test clinici validati per individuare le cause delle alterazioni sensoriali.
Lo studio contribuisce così ad ampliare le conoscenze sul profilo di sicurezza di una classe di farmaci sempre più diffusa, evidenziando l’importanza di un monitoraggio continuo dei possibili effetti collaterali senza mettere in discussione i benefici terapeutici già documentati.





