Il Presidente della Repubblica lancia un nuovo richiamo sul valore del lavoro e sui rischi di una crescente concentrazione della ricchezza. Nel corso di un’intervista dedicata all’articolo 1 della Costituzione, Sergio Mattarella ha messo in guardia contro uno scenario che potrebbe compromettere gli equilibri sociali e il principio stesso su cui si fonda la Repubblica italiana.
Il monito sulla concentrazione della ricchezza
Parlando al canale YouTube Geopop, il Capo dello Stato ha evidenziato quello che considera uno dei principali rischi del nostro tempo: la possibilità che la ricchezza mondiale finisca concentrata nelle mani di un numero sempre più ristretto di soggetti.
“Oggi si manifesta un rischio nuovo, quello che a livello globale si realizzi una società in cui la ricchezza si concentra in poche centinaia di mani e dall’altra parte tanti milioni di persone che dipendono dagli interessi commerciali di questi grandi soggetti finanziari”, ha affermato Mattarella.
Secondo il Presidente della Repubblica, una simile evoluzione porterebbe a una visione della società incompatibile con il ruolo che la Costituzione attribuisce al lavoro e alla dignità della persona.
Il lavoro come strumento di libertà
Nel suo intervento Mattarella ha sottolineato come il lavoro non possa essere considerato esclusivamente uno strumento di sostentamento economico, ma rappresenti un elemento fondamentale per la realizzazione individuale e collettiva.
“Il lavoro è veicolo di benessere che include altri valori: l’affettività, l’amicizia, la cultura, lo sport, la socializzazione, l’impegno sociale o politico, la tutela e la promozione della salute dell’ambiente”, ha spiegato.
Per il Capo dello Stato, questi principi costituiscono il cuore della Carta costituzionale e contribuiscono a garantire il pieno e libero sviluppo della persona umana.
Il significato dell’articolo 1 della Costituzione
Mattarella ha poi richiamato il significato profondo dell’articolo 1 della Costituzione, chiarendo che la Repubblica fondata sul lavoro non implica una società in cui si vive esclusivamente per lavorare.
“L’articolo uno non invita a vivere per lavorare. Al contrario, quella è la condizione che la Costituzione ha rimosso e ha escluso, quella di ceti sociali destinati a dover soltanto lavorare duramente a beneficio di altri chiamati a vita privilegiata”, ha osservato.
Il Presidente ha ricordato anche le parole dei Costituenti, sottolineando che il riferimento al lavoro serve a escludere che la Repubblica possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria o sullo sfruttamento della fatica altrui.
“La Repubblica si fonda sulla dignità del lavoro”
Nel passaggio conclusivo del suo ragionamento, Mattarella ha ribadito che il lavoro rappresenta uno strumento di emancipazione e partecipazione alla vita democratica del Paese.
“La Costituzione indica che la Repubblica è fondata sulla dignità del lavoro, visto come fattore di liberazione, di realizzazione della persona, del suo contributo alla vita comune”, ha affermato il Capo dello Stato.
Parole che arrivano in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche e tecnologiche e che rilanciano il dibattito sul rapporto tra sviluppo, distribuzione della ricchezza e tutela della dignità del lavoro.





