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“Per la prima volta siamo davvero soli”: l’allarme di Mario Draghi scuote l’Europa

Mario Draghi lancia uno dei messaggi più duri degli ultimi anni sul futuro dell’Europa. Durante il discorso pronunciato ad Aquisgrana per la consegna del Premio Carlo Magno, l’ex presidente del Consiglio ed ex numero uno della Bce ha descritto uno scenario internazionale radicalmente cambiato, in cui l’Europa non può più contare sulle certezze del passato.

“Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli”, ha dichiarato Draghi, sottolineando come il mondo che aveva garantito prosperità e stabilità al continente europeo non esista più. Secondo l’ex premier, gli equilibri geopolitici stanno cambiando rapidamente e l’Unione Europea rischia di trovarsi esposta sia economicamente sia militarmente.

“Gli Stati Uniti non sono più una garanzia”

Uno dei passaggi più forti del discorso riguarda il rapporto con gli Stati Uniti. Draghi ha spiegato che l’Europa non può più dare per scontato il sostegno americano come accaduto dal secondo dopoguerra in poi.

“Per la prima volta dal 1949 gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Usa non garantiscano più la nostra sicurezza nei termini che un tempo davamo per scontati”, ha detto.

Secondo Draghi, Washington sta prendendo sempre più decisioni unilaterali che incidono direttamente sulle economie europee, spesso ignorando quelle regole internazionali che gli stessi Stati Uniti avevano contribuito a costruire.

Anche la Cina, però, non rappresenta una vera alternativa strategica. L’ex presidente della Bce ha accusato Pechino di sostenere indirettamente la Russia e di destabilizzare l’economia globale con enormi surplus industriali che rischiano di mettere in crisi la produzione europea.

I tre grandi problemi dell’Europa

Nel suo intervento Draghi ha individuato tre grandi vulnerabilità che starebbero indebolendo il continente europeo. La prima riguarda la forte dipendenza dalla domanda estera e il mancato completamento di un vero mercato unico europeo capace di sostenere la crescita interna.

La seconda criticità è la crescente dipendenza strategica dell’Europa in settori chiave come energia, tecnologia e materie prime. Secondo Draghi, il continente non ha investito abbastanza nell’integrazione energetica e industriale, diventando troppo vulnerabile agli shock internazionali.

Infine c’è il ritardo tecnologico. Per l’ex premier, l’Europa sta perdendo terreno proprio nelle tecnologie che domineranno il prossimo decennio, dall’intelligenza artificiale ai semiconduttori fino alle filiere energetiche strategiche.

Difesa europea e “risveglio necessario”

Una parte centrale del discorso è stata dedicata alla sicurezza e alla difesa comune europea. Draghi ha parlato apertamente della necessità per l’Europa di acquisire una maggiore autonomia strategica, soprattutto sul piano militare.

Secondo l’ex premier, la dipendenza dagli Stati Uniti nel settore della difesa rischia di influenzare anche tutti gli altri rapporti internazionali, da quelli commerciali a quelli energetici.

Per questo il cambiamento di atteggiamento americano verso l’Europa dovrebbe essere interpretato come “un necessario risveglio”. Draghi ritiene infatti che il continente debba assumersi maggiori responsabilità sulla propria sicurezza e costruire una vera capacità di mutua difesa.

Il messaggio finale è chiaro: il vecchio equilibrio geopolitico è finito e l’Europa dovrà imparare a reggersi molto più sulle proprie forze.