L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo di scrivere un libro. Non soltanto nella narrativa sperimentale o nel mondo della tecnologia, ma sempre più spesso anche tra professionisti, consulenti e imprenditori che scelgono di affidarsi agli strumenti di AI per trasformare la propria esperienza in un manoscritto.
È quanto emerge da un approfondimento diffuso daANSA, che riporta l’analisi di Bruno Editore, casa editrice specializzata nell’editoria digitale e professionale, secondo cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella fase di scrittura è in costante crescita anche in Italia.
L’AI, spiegano gli esperti, non sostituisce l’autore, ma viene impiegata soprattutto nella fase iniziale del lavoro: dall’organizzazione dei capitoli alla costruzione di una prima bozza, fino allo sviluppo di testi coerenti che l’autore può successivamente rivedere e personalizzare.
Secondo Giacomo Bruno, fondatore di Bruno Editore, negli ultimi anni il cambiamento è stato evidente. «Chi utilizza l’intelligenza artificiale in modo consapevole non realizza un libro più artificiale, ma riesce a lavorare su una bozza più completa. La competenza, l’esperienza e la voce restano comunque quelle dell’autore», osserva. Il fenomeno riguarda soprattutto chi utilizza il libro come strumento professionale. Avvocati, medici, commercialisti, consulenti, coach e imprenditori ricorrono sempre più spesso all’AI per velocizzare la fase di scrittura, mantenendo però il controllo sui contenuti e sull’impostazione del volume.
L’editing continua infatti a rappresentare una fase centrale del processo editoriale. Anche quando la prima stesura nasce con il supporto dell’intelligenza artificiale, resta indispensabile il lavoro di revisione, verifica delle fonti, cura dello stile e definizione della voce narrativa, elementi che nessun software è oggi in grado di sostituire completamente.
L’evoluzione degli strumenti digitali sta alimentando un dibattito sempre più ampio nel mondo dell’editoria. Se da un lato l’intelligenza artificiale promette di ridurre i tempi di scrittura e di superare il cosiddetto “blocco della pagina bianca”, dall’altro pone interrogativi sull’originalità dei testi, sul ruolo dell’autore e sulla trasparenza nei confronti dei lettori.
Per gli operatori del settore, tuttavia, la sfida non riguarda tanto l’utilizzo dell’AI quanto il modo in cui viene impiegata. Come sottolinea Giacomo Bruno, «l’intelligenza artificiale amplifica ciò che l’autore possiede già in termini di competenze e conoscenze, ma non può sostituire l’esperienza personale né creare contenuti di qualità in assenza di una reale preparazione».
L’impressione è che l’editoria stia entrando in una nuova fase, nella quale gli strumenti di intelligenza artificiale saranno sempre più presenti lungo il percorso di scrittura. La differenza, però, continuerà a farla la capacità dell’autore di trasformare competenze, idee e visione personale in un libro capace di parlare ai lettori.





