Per secoli il porto di Nassau, nelle Bahamas, è stato avvolto da storie di pirati, tesori e arrembaggi. Oggi quelle leggende trovano un nuovo riscontro nella ricerca archeologica. Per la prima volta, infatti, una spedizione internazionale ha esplorato sistematicamente i fondali del porto, riportando alla luce sei relitti che potrebbero offrire preziose informazioni sull’età d’oro della pirateria nei Caraibi.
Le scoperte arrivano dall’isola di New Providence, dove tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento trovarono rifugio alcuni dei pirati più celebri della storia, tra cui Edward Teach, passato alla leggenda con il nome di Barbanera, e John Rackham, noto come Calico Jack.
Tra i reperti più significativi individuati dagli archeologi figura lo scafo carbonizzato di un’imbarcazione in legno, insieme a un cannone in ferro, una mola utilizzata per affilare le spade e venticinque palle di piombo per moschetto. Un insieme di elementi che, secondo gli studiosi, potrebbe rappresentare la tipica traccia lasciata da un attacco piratesco.
Come ha spiegato Michael Pateman, co-direttore della missione archeologica, i pirati erano soliti incendiare le navi mercantili dopo averne sottratto il carico, le armi e tutto ciò che aveva valore. Distruggere l’imbarcazione fino alla linea di galleggiamento serviva a cancellare le prove dell’assalto e a impedirne il recupero.
Gli studiosi ritengono quindi che il relitto non appartenga a una nave pirata, ma a un mercantile assalito e successivamente dato alle fiamme durante una delle numerose incursioni che caratterizzarono quel periodo.
La posizione di Nassau non era casuale. Grazie alle sue acque poco profonde, alle baie protette e alla vicinanza delle principali rotte commerciali tra Europa e Americhe, il porto delle Bahamas divenne uno dei principali rifugi della pirateria tra XVII e XVIII secolo. Qui i predoni del mare riparavano le proprie imbarcazioni, dividevano il bottino e pianificavano nuovi assalti alle navi mercantili.
Tra i protagonisti di quell’epoca spicca Barbanera. Nato probabilmente intorno al 1680 con il nome di Edward Teach, iniziò come corsaro al servizio della Corona britannica prima di trasformarsi in uno dei pirati più temuti dell’Atlantico. La sua nave, laQueen Anne’s Revenge, armata con quaranta cannoni, divenne il simbolo della sua potenza e contribuì a costruire la sua fama lungo le coste del Nord America e dei Caraibi.
La spedizione ha individuato anche un secondo relitto, identificato come quello di una nave mercantile inglese risalente alla metà del Settecento. Al suo interno sono stati recuperati numerosi oggetti di uso quotidiano, tra cui bottiglie in vetro, strumenti di bordo e ben 143 pipe in argilla decorate con simboli della monarchia britannica, reperti che offrono uno spaccato della vita sulle navi dell’epoca.
Gli archeologi sottolineano che la campagna di ricerca è soltanto agli inizi. I fondali del porto di Nassau potrebbero custodire altri relitti e reperti ancora inesplorati, capaci di ricostruire con maggiore precisione la storia della pirateria nei Caraibi, distinguendo i fatti storici dalle leggende che hanno ispirato libri, film e racconti d’avventura.





