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Alberto Stasi lascia il carcere dopo oltre dieci anni: ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali

Dopo oltre dieci anni trascorsi dietro le sbarre, Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate nella mattinata del 13 giugno. Condannato a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’abitazione della giovane, il 13 agosto 2007, era detenuto nell’istituto penitenziario milanese dal 12 dicembre 2015. Ottenuto l’affidamento in prova dai servizi sociali che gli consentirà di scontare la fine della sua condanna fuori dal carcere.

Il via libero all’affidamento in prova per Stasi

Il 12 giugno si è svolta l’udienza del Tribunale di Sorveglianza di Milano in cui la Procura generale, rappresentata dalla sostituta pg Valeria Marino, ha dato parere positivo all’affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi. L’uomo si è sempre dichiarato innocente e, nel corso di questi dieci anni di detenzione, ha mantenuto un percorso ritenuto conforme ai requisiti per accedere alla misura alternativa. Buona condotta, pena residua inferiore ai quattro anni, relazioni positive e il risarcimento costante alla famiglia della vittima attraverso il lavoro da contabile svolto dal 2023, sono alcuni degli elementi valutati. Già dallo scorso anno Stasi ha iniziato a vivere una condizione detentiva meno restrittiva grazie alla semilibertà, che gli consentiva di uscire ogni giorno dal carcere per rientrare solo a dormire, e anche di utilizzare la licenza per un massimo di 45 volte l’anno per passare fuori il fine settimana. Come precisato dalla legale Giada Bocellari, la nuova misura non ha alcun collegamento con le indagini della Procura di Pavia, che prosegue nell’analisi di eventuali nuovi sviluppi sul caso.

L’inizio di un nuovo capitolo

Alberto Stasi in questi giorni stava usufruendo della licenza, e sarebbe dovuto rientrare in carcere nella serata del 14 giugno. Tuttavia, appresa la notizia dell’affidamento in prova, ha fatto subito ritorno a Bollate per sbrigare le ultime formalità, ritirare i propri effetti personali e salutare agenti, detenuti ed educatori con cui ha condiviso questi anni di detenzione. Particolarmente atteso l’incontro con la madre, Elisabetta Ligabò, con la quale avrebbe trascorso il primo giorno di libertà nell’appartamento in affitto utilizzato da Stasi durante il periodo di semilibertà. La donna ha sempre sostenuto l’innocenza di suo figlio e ad oggi si trova a vivere questa nuova fase insieme a lui. L’uomo, inoltre, come confermato dalla Bocellari, non ha intenzione, pur in assenza di restrizioni, di tornare a vivere a Garlasco. Per quanto riguarda la revisione, come sostenuto dalla sua legale, verrà presentata quando la difesa sarà pronta: si tratta di un lavoro lungo ed anche tecnico.

Una misura alternativa alla detenzione: l’affidamento in prova

L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che ha l’obiettivo di favorire il reinserimento del condannato nella società, consentendogli, a determinate condizioni, di scontare la pena fuori dal carcere. In questo periodo il soggetto è tenuto a rispettare specifiche prescrizioni e a dimostrare un impegno concreto in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Se tutte le condizioni vengono rispettate fino alla scadenza della misura, la pena si considera estinta e la persona torna pienamente libera. Al contrario, in caso di violazione delle prescrizioni, il magistrato di sorveglianza può disporre la revoca dell’affidamento, con il conseguente ritorno alla detenzione in carcere.