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Iran isolato dal web: blackout record, “la vita sta svanendo”

L’Iran sta vivendo quello che viene definito il blackout digitale più lungo e pesante della sua storia recente. Dall’8 gennaio, in coincidenza con le manifestazioni anti-governative represse nel sangue, gran parte della popolazione è rimasta senza accesso alla rete internazionale. Una situazione che, secondo le testimonianze raccolte nel Paese, sta provocando effetti devastanti sull’economia, sul lavoro e sulla salute mentale di milioni di persone.

A raccontare cosa sta accadendo sono soprattutto gli stessi iraniani attraverso il profilo X “OfflineIran”, nato per raccogliere storie e testimonianze di chi vive da mesi quasi completamente isolato dal resto del mondo. C’è chi ha perso il lavoro, chi non riesce più a studiare, chi non può comunicare con parenti e amici all’estero e chi ha visto sparire in poche settimane la propria attività economica.

“La vita sta svanendo”

Mohammad aveva costruito un canale YouTube da 20mila iscritti, ma senza accesso stabile alla rete internazionale ha perso tutto il suo pubblico. Ali non riesce più a condividere musica o parlare con gli amici fuori dall’Iran. Ahmed, ingegnere elettronico, racconta di non poter più consultare schede tecniche fondamentali per il suo lavoro. Farhad, editor freelance, spiega invece di aver perso completamente il proprio reddito.

Molti iraniani descrivono una sensazione di isolamento totale. “Internet è fuori servizio e in questo blackout la vita sta svanendo a poco a poco”, scrivono gli attivisti che raccolgono le testimonianze online.

L’economia digitale distrutta

Il blackout sta colpendo duramente anche l’economia iraniana. Migliaia di lavoratori autonomi e piccole imprese dipendevano completamente dalla rete per vendere prodotti, comunicare con clienti e fornitori o lavorare con l’estero.

Secondo alcune stime citate nel reportage, almeno un milione di posti di lavoro sarebbero già andati persi a causa delle restrizioni digitali. Per l’economista Mohammad Reza Farzanegan, però, il numero reale potrebbe essere molto più alto, considerando che l’economia digitale iraniana coinvolgerebbe indirettamente fino a 10 milioni di lavoratori.

Anche molti commercianti tradizionali utilizzavano Internet per gestire ordini e contatti con i fornitori. Senza accesso alla rete internazionale, interi settori stanno andando in crisi.

Internet solo per pochi privilegiati

Il governo iraniano sostiene che le restrizioni siano motivate da “ragioni di sicurezza”, ma nel Paese cresce la rabbia per quello che molti definiscono un sistema profondamente discriminatorio.

Secondo le testimonianze raccolte, funzionari governativi, sostenitori del regime e alcune categorie privilegiate continuano ad avere accesso alla rete internazionale attraverso le cosiddette “white sim”, schede speciali che permettono una connessione non censurata ma a costi molto elevati.

Anche le VPN, tradizionalmente usate dagli iraniani per aggirare i blocchi, sarebbero diventate troppo costose o inefficaci per gran parte della popolazione.

“Un nuovo autoritarismo digitale”

Secondo l’esperto di cybersicurezza Amir Rashidi, quanto sta accadendo in Iran rappresenta un precedente molto pericoloso anche a livello internazionale. “L’accesso a Internet non è più un diritto, ma un privilegio”, afferma l’esperto, parlando di una nuova forma di autoritarismo digitale.

Un altro analista, Arash Zad, descrive addirittura una “pulizia di classe digitale”: negli ultimi mesi la quota di traffico Internet generata dagli smartphone Android sarebbe crollata, mentre quella degli iPhone sarebbe aumentata fortemente, segnale che solo le fasce più ricche della popolazione riescono ancora a permettersi l’accesso alla rete globale.