Dopo le immagini diffuse dal ministro Ben Gvir, aumenta la tensione internazionale. Tajani chiede sanzioni europee, mentre gli attivisti rientrati denunciano pestaggi, umiliazioni e violenze durante la detenzione.
Dopo le polemiche internazionali esplose attorno al caso della Flotilla, Israele ha avviato le procedure di espulsione degli attivisti fermati nelle scorse ore. I partecipanti alla missione sono stati trasferiti nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, prima dell’imbarco sui voli charter organizzati dalla Turchia per il rimpatrio.
Benjamin Netanyahu ha assicurato che le operazioni si sarebbero concluse rapidamente, nel tentativo di contenere la bufera diplomatica provocata soprattutto dal video diffuso dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, immagini che hanno alimentato indignazione e proteste anche tra governi tradizionalmente vicini a Israele.
In una nota diffusa dalla Farnesina si legge che “tutti i partecipanti italiani alla Flotilla sono in corso di trasferimento da Ketziot a Eilat per l’imbarco sui charter Turkish”, mentre funzionari dell’ambasciata italiana a Tel Aviv hanno seguito le procedure di assistenza sia nel centro di detenzione sia in aeroporto. Nel frattempo, l’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled ha provato a prendere le distanze dall’accaduto, sottolineando che quanto avvenuto “non rappresenta i principi e i valori di Israele”.
Le accuse degli attivisti: “Picchiati, bendati e umiliati”
Tra i primi a rientrare in Italia ci sono Alessandro Mantovani, inviato del Fatto Quotidiano, e Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle, arrivati a Fiumicino dopo uno scalo in Grecia. Entrambi hanno raccontato ore drammatiche. Carotenuto ha spiegato ai giornalisti che gli attivisti sarebbero stati separati con la forza subito dopo il fermo. “Ci hanno preso per il collo e divisi”, ha raccontato, aggiungendo di non aver più avuto notizie di parte dei compagni di viaggio.
Il deputato ha descritto momenti di forte tensione durante il trasferimento: soldati armati avrebbero ordinato a lui e ad altri attivisti di avanzare con le mani alzate, puntando loro contro i mitra. “Sono stati i secondi più lunghi della mia vita”, ha detto appena atterrato a Roma. Secondo il suo racconto, i fermati sarebbero stati bendati, ammanettati e costretti a restare in posizioni dolorose per ore. Carotenuto sostiene inoltre che molti attivisti siano stati picchiati durante la detenzione sulla cosiddetta “nave prigione”, dove sarebbero stati anche spogliati e lasciati senza coperte all’interno di container. Mantovani ha contestato apertamente la versione israeliana secondo cui le forze di sicurezza avrebbero reagito a comportamenti violenti degli attivisti. Secondo il giornalista, a bordo ci sarebbe stata soltanto “resistenza passiva” per impedire che alcuni partecipanti venissero portati via.
Anche lui racconta di essere stato ammanettato, spogliato e colpito durante il trasferimento. “Sentivamo urla continue”, ha riferito, sostenendo che diversi attivisti avrebbero riportato ferite serie, comprese possibili fratture. Carotenuto ha inoltre dichiarato di aver raccolto testimonianze di presunte violenze sessuali denunciate da alcune donne presenti nel gruppo.
Tajani: “Ben Gvir ha superato la linea rossa”
La vicenda ha provocato reazioni sempre più dure anche sul piano politico e diplomatico. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver formalmente chiesto all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas di inserire nella prossima riunione dei ministri degli Esteri europei la discussione su possibili sanzioni contro Itamar Ben Gvir. Secondo Tajani, il ministro israeliano avrebbe “superato la linea rossa” per il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla.
Il capo della Farnesina ha spiegato che, pur potendo considerare provocatorie alcune iniziative delle flottiglie dirette verso Gaza, “non è tollerabile che cittadini non armati vengano trattati in questo modo”. Anche il Quirinale avrebbe espresso forte irritazione per le immagini diffuse nelle ultime ore.
La Procura di Roma apre nuovi fronti d’indagine
Intanto la Procura di Roma continua ad approfondire il caso. Nel fascicolo aperto sulla vicenda — attualmente per sequestro di persona — potrebbero aggiungersi nuove ipotesi di reato, comprese violenza sessuale e tentato omicidio, alla luce delle testimonianze raccolte dagli attivisti rientrati in Italia. I magistrati acquisiranno anche il video diffuso sui social dal ministro Ben Gvir, destinato a entrare formalmente negli atti dell’indagine. Non è escluso, inoltre, il ricorso a rogatorie internazionali per ricostruire quanto accaduto durante l’operazione israeliana.
Israele insiste: “Chi ha legami con Hamas resterà sotto interrogatorio”
Nel frattempo proseguono i rimpatri degli attivisti stranieri. La Spagna ha annunciato il rientro dei propri cittadini con un volo diretto a Madrid via Turchia, mentre l’ambasciatore israeliano in Francia Joshua Zarka ha dichiarato che tutti gli attivisti detenuti saranno rimpatriati “il prima possibile”, a patto che non emergano collegamenti con Hamas.
Israele sostiene infatti che alcuni partecipanti alla Flotilla possano avere rapporti diretti con l’organizzazione palestinese. “Chiunque abbia legami con Hamas verrà interrogato e trattenuto in Israele”, ha spiegato Zarka. Una posizione che rischia di aumentare ulteriormente la tensione diplomatica attorno a una vicenda ormai diventata un caso internazionale.





