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Salvini riapre il fantasma del voto anticipato: nella destra torna l’ombra del Papeete

Tra sondaggi in calo, tensioni nella maggioranza e paura delle Comunali del 2027, il centrodestra ricomincia a parlare apertamente di elezioni anticipate. E Giorgia Meloni si ritrova costretta a contenere gli alleati.

Come se non bastassero le tensioni quotidiane dentro la maggioranza, Matteo Salvini torna a evocare il voto anticipato e riporta nel centrodestra un clima che molti, soprattutto dentro Fratelli d’Italia, conoscono bene: quello del Papeete.

Dal Festival dell’Economia di Trento, il leader della Lega ha lasciato intendere che la legislatura potrebbe non arrivare alla sua scadenza naturale. Un’uscita che ha immediatamente agitato gli equilibri della coalizione e irritato Giorgia Meloni. Salvini ha collegato l’ipotesi di elezioni anticipate alle difficoltà economiche del Paese e al calo di fiducia dei cittadini.

«La fine della legislatura è a settembre 2027, ma non so se si arriverà a quella data. Dipende anche dai fattori economici: inflazione, caro bollette, caro spesa. È normale che il consenso cali.»

Parole che hanno provocato reazioni immediate dentro la maggioranza, tanto da costringere il vicepremier a una correzione in serata.

«Il nostro obiettivo è arrivare assolutamente a fine legislatura.»

Una precisazione che, però, non basta a cancellare il segnale politico lanciato poche ore prima.

Dentro la Lega cresce la pressione su Salvini

Dietro la sortita del leader leghista c’è una tensione sempre più evidente dentro il Carroccio. Da settimane, diversi dirigenti del partito spingono Salvini a rompere gli indugi e valutare seriamente un voto anticipato nell’autunno del 2026 o nella primavera del 2027. La convinzione diffusa è che attendere troppo possa indebolire ulteriormente la Lega. Il timore principale ha un nome preciso: Roberto Vannacci. L’ex generale continua a crescere nei sondaggi e rappresenta ormai un concorrente interno all’area sovranista. Dentro Fratelli d’Italia molti interpretano così la fretta di Salvini: evitare che Vannacci abbia il tempo di strutturarsi politicamente e sottrarre altri pezzi di consenso alla Lega. A rafforzare questa lettura contribuiscono anche alcuni movimenti recenti, come il passaggio di Laura Ravetto verso l’orbita politica vicina all’ex generale.

Meloni vuole evitare l’election day

A Palazzo Chigi la linea resta diversa. Giorgia Meloni continua ufficialmente a puntare sulla conclusione naturale della legislatura, ma nel frattempo accelera sulla riforma della legge elettorale. L’obiettivo è arrivare preparati a qualsiasi scenario. Secondo fonti della maggioranza, il centrodestra vorrebbe calendarizzare il testo entro l’estate e sarebbe pronto anche a rivedere il premio di maggioranza per trovare un equilibrio tra gli alleati.

Dietro le riflessioni sul voto anticipato si nasconde soprattutto una paura: le elezioni comunali del 2027. Nella primavera di quell’anno si voterà in grandi città come Roma, Milano, Torino e Napoli, dove il centrosinistra appare favorito. Dentro Fratelli d’Italia cresce il timore che una sconfitta nelle grandi città possa produrre un effetto traino negativo anche sulle successive elezioni politiche. Per questo, nei ragionamenti riservati della maggioranza, prende quota un dilemma strategico: votare prima delle Comunali oppure rinviare tutto dopo.

Il ritorno dello spettro crisi

Le parole di Salvini hanno inevitabilmente riaperto il ricordo delle crisi che negli ultimi anni hanno segnato la politica italiana. Non è sfuggito a molti che dichiarazioni simili precedettero sia la caduta del primo governo Conte nell’estate del 2019 sia quella del governo Draghi nel 2022. Anche per questo, nei palazzi romani, le frasi pronunciate a Trento sono state lette come qualcosa di più di una semplice battuta politica. A rafforzare il messaggio ci ha pensato anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo: «Non ci interessa che questo sia il governo più longevo, ma che faccia le cose.»

Parole che confermano come, dentro la maggioranza, il tema del voto anticipato non sia più soltanto materia da retroscenisti o analisti politici.

Condoni, tensioni e segnali pre-elettorali

Nel frattempo, dentro il centrodestra si moltiplicano i segnali di nervosismo. Forza Italia ha presentato un emendamento per riaprire il condono edilizio del 2003, mentre la Lega spinge per una sanatoria sugli abusi precedenti al 1985. E nella politica italiana, storicamente, il ritorno del tema condoni viene spesso letto come un segnale pre-elettorale.

Ufficialmente la maggioranza continua a mostrarsi compatta. Ma dietro le rassicurazioni pubbliche, il clima è sempre meno lineare. Perché il vero problema del centrodestra oggi non è soltanto l’opposizione. È la competizione interna.