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Iran-Usa, stop ai colloqui. Teheran chiude Hormuz: “Violata la tregua in Libano”

La crisi mediorientale entra in una nuova fase di escalation. L’Iran ha annunciato l’intenzione di bloccare completamente lo Stretto di Hormuz e quello di Bab al-Mandeb, due passaggi marittimi fondamentali per il commercio energetico mondiale, collegando la decisione all’espansione delle operazioni militari israeliane in Libano e al deterioramento del quadro negoziale con gli Stati Uniti.

La chiusura di Hormuz rappresenterebbe uno scenario ad altissimo impatto internazionale. Attraverso questo corridoio transita infatti una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas. Bab al-Mandeb, invece, costituisce uno snodo essenziale tra Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano Indiano. Il blocco simultaneo dei due passaggi rischierebbe di produrre effetti immediati su prezzi energetici, trasporti marittimi e catene di approvvigionamento.

Parallelamente, Teheran ha congelato i contatti indiretti con Washington. Il team negoziale iraniano ha sospeso gli scambi con gli Stati Uniti attraverso i mediatori internazionali, sostenendo che il cessate il fuoco sia stato violato su più fronti, soprattutto in Libano.

Libano al centro dello scontro diplomatico e militare

Per la leadership iraniana il dossier libanese è diventato ormai inseparabile da qualsiasi trattativa regionale. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato Washington di aver favorito l’escalation israeliana, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che una tregua limitata non è più considerata sufficiente. La posizione di Teheran è chiara: nessun accordo potrà essere raggiunto senza un cessate il fuoco effettivo in Libano.

Sul terreno, intanto, la situazione continua a deteriorarsi. Israele ha esteso le operazioni militari nei sobborghi meridionali di Beirut, in particolare nell’area di Dahiyeh, roccaforte di Hezbollah. Le autorità israeliane sostengono che gli attacchi siano una risposta ai lanci di razzi verso il territorio israeliano. L’Unione Europea ha chiesto a Israele di fermare l’escalation e rispettare la sovranità libanese, ma al momento gli appelli diplomatici sembrano produrre effetti limitati.

Cosa dicono le fonti statunitensi

Nonostante le minacce iraniane, lo Stretto di Hormuz continua formalmente a restare operativo. Tuttavia il traffico navale appare drasticamente ridotto. Secondo fonti statunitensi, nelle ultime settimane circa settanta navi commerciali avrebbero attraversato l’area con coordinamento militare americano. Numerose imbarcazioni avrebbero inoltre spento i transponder per ridurre il rischio di identificazione. Il dato più significativo riguarda però i volumi: prima dell’escalation transitavano quotidianamente oltre cento navi; oggi la media sarebbe precipitata a poche unità al giorno.

In questo quadro, Teheran ha iniziato anche a rivendicare il diritto di imporre tasse ambientali alle navi in transito, aprendo un ulteriore fronte giuridico e commerciale. Nel frattempo, lo scontro si allarga anche sul piano militare. Gli Stati Uniti hanno annunciato raid definiti “difensivi” contro infrastrutture iraniane, mentre i Pasdaran sostengono di aver risposto colpendo basi utilizzate dalle forze americane. Ad aumentare ulteriormente la tensione è arrivata anche la denuncia del Kuwait, che ha riferito di attacchi con droni e missili attribuiti a Teheran.

Più che una crisi locale, quella in corso appare ormai come una partita regionale dai riflessi globali: energia, sicurezza marittima, commercio internazionale e stabilità politica si stanno sovrapponendo in uno dei punti più sensibili del pianeta.