La Commissione europea studia la lettera della premier, ma da Bruxelles emergono già segnali di prudenza sull’estensione delle deroghe al Patto di stabilità
La Commissione europea sta preparando una risposta alla lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto maggiore flessibilità di bilancio per finanziare misure straordinarie contro il caro energia, aggravato dalle tensioni internazionali e dalla crisi nello Stretto di Hormuz. Bruxelles, per ora, non si sbilancia sui tempi. «La lettera della premier Meloni ha ricevuto la massima attenzione e ci sarà una risposta», ha spiegato la portavoce della Commissione europea Paula Pinho, evitando però di indicare una data precisa.
La richiesta italiana punta ad ottenere per l’emergenza energetica un meccanismo simile a quello già previsto per la difesa: consentire agli Stati membri di aumentare la spesa pubblica senza incorrere immediatamente nei vincoli più rigidi del Patto di stabilità.
La richiesta italiana: più margini di spesa contro il caro energia
Nella lettera inviata il 17 maggio alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Meloni sollecita un intervento rapido da parte dell’Unione, sostenendo che l’attuale aumento dei costi energetici rappresenti una circostanza eccezionale, fuori dal controllo dei governi nazionali.
La premier insiste soprattutto sul principio di coerenza politica: se Bruxelles ha già autorizzato maggiore flessibilità per finanziare sicurezza e difesa, sostiene Palazzo Chigi, dovrebbe essere possibile fare lo stesso per proteggere famiglie e imprese da una nuova emergenza energetica.
Il nodo è soprattutto politico prima ancora che economico: evitare che l’Europa venga percepita come più disponibile a finanziare armamenti che misure di sostegno sociale e produttivo.
Il precedente Safe e le resistenze europee
La richiesta italiana si inserisce nel dibattito apertosi dopo l’attivazione del programma Safe (Security Action for Europe), lo strumento europeo da 150 miliardi di euro pensato per rafforzare gli investimenti comuni nella difesa.
All’Italia sono stati assegnati quasi 15 miliardi di euro in prestiti agevolati, ma il governo teme che l’attuale crisi energetica possa produrre effetti economici altrettanto rilevanti.
Da Bruxelles, tuttavia, emergono segnali di cautela. La Commissione sottolinea di aver già presentato agli Stati membri diverse opzioni per affrontare il rincaro energetico e, almeno per ora, l’attivazione di nuove clausole di salvaguardia nazionali non rientra tra gli strumenti sul tavolo.
La partita politica europea
La discussione potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi giorni con la presentazione del Pacchetto del Semestre europeo, prevista per il 3 giugno, occasione che Bruxelles considera utile per affrontare anche le questioni sollevate dall’Italia.
Intanto crescono le prese di posizione favorevoli alla linea del governo. Dal Comitato europeo delle Regioni, diversi amministratori locali hanno sostenuto la richiesta italiana, sottolineando come una risposta negativa rischierebbe di alimentare ulteriormente la distanza tra istituzioni europee e cittadini.
Più che una questione tecnica di finanza pubblica, la partita aperta tra Roma e Bruxelles riguarda dunque un tema più ampio: capire fino a che punto l’Europa sia disposta a modificare le proprie regole davanti a una nuova emergenza energetica.





