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Nasceva oggi Oriana Fallaci: nelle lettere la donna dietro il mito

Oriana Fallaci scriveva nello stesso modo a un capo di Stato e all’uomo che amava. Nel giorno della sua nascita, un ritratto della giornalista e scrittrice che trasformò guerre, gioie e paure in letteratura.

Non esiste forse in Italia una figura che abbia unito con altrettanta intensità giornalismo, letteratura e vita vissuta. Oriana Fallaci non osservava gli eventi da lontano: li attraversava. Le guerre del Vietnam e del Medio Oriente, il Messico del 1968, le rivoluzioni, gli incontri con i grandi protagonisti del Novecento, ma anche gli amori, le delusioni, le ossessioni. Tutto diventava materia narrativa.

Lei stessa spiegò meglio di chiunque altro il rapporto quasi totalizzante con la narrativa: chi scrive «non separa mai la vita dal suo lavoro, non si riposa mai (…). Lavora, scrive, anche quando non scrive: cioè anche quando non esercita l’atto di scrivere. Scrive quando cammina, quando mangia, quando dorme, quando fa l’amore, quando subisce un’operazione chirurgica… E qualsiasi cosa gli accada è un liquido che prima o poi finirà con l’essere versato dentro la bottiglia del suo scrivere». È forse la definizione più autentica della sua esistenza.

Oriana Fallaci Nasceva Oggi

Nel giorno della sua nascita, il modo migliore per ricordarla non è soltanto ripercorrere i suoi libriPenelope alla guerra,Niente e così sia,Intervista con la storia,Lettera a un bambino mai nato,Un uomoe il postumoUn cappello pieno di ciliegie– ma entrare nella sua dimensione più privata. Perché la Fallaci scriveva nello stesso modo a un capo di Stato e all’uomo che amava: senza filtri, senza diplomazia, senza risparmiare nulla di sé.

La relazione con François Pelou, corrispondente dell’AFP a Saigon, racconta una Oriana poco conosciuta. In Vietnam, mentre intorno esplodevano bombe e napalm, nasce una storia destinata a durare quasi dieci anni. Lui è sposato, lei accetta inizialmente quella condizione, salvo poi ribellarsi all’idea di un amore incompiuto. È una relazione fatta di passione e di attese, ma anche di orgoglio. Nelle lettere dedicate al collega francese emerge una Fallaci lontanissima dall’immagine della reporter impassibile: «Sono una cosa tua. Sono infine qualcosa. Grazie», gli scrive. E ancora, quasi a interrogarsi sul senso di quella relazione impossibile: «Noi due insieme siamo un’eresia, un’ipotesi da scartare, un fenomeno da studiare […]. Nessun conto torna tra noi, né l’età né l’altezza né il peso, né il mestiere, né l’indirizzo. Ma allora perché noi due insieme siamo così felici e comodi?».

Quando comprende che Pelou non lascerà mai la famiglia, Oriana Fallaci decide di chiudere definitivamente. Lo fa con un gesto clamoroso, inviando alla moglie di lui le lettere che gli aveva scritto. Un epilogo che racconta molto del carattere della giornalista: incapace di accontentarsi di mezze misure. Se Pelou rappresenta la passione, Alekos Panagulis diventa invece il destino. L’eroe della resistenza greca contro la dittatura dei Colonnelli entra nella sua vita nel 1973 e la cambia per sempre. Non è soltanto un amore. È l’incontro fra due persone incapaci di piegarsi al potere.

Nelle lettere raccolte inLa paura non è un peccatoaffiora una Fallaci sorprendentemente fragile. «Sono così confusa, così spaventata. Io non voglio credere ai miracoli. Io voglio credere alla logica e basta. E la logica mi impone di avere paura». Poi arriva forse la frase che meglio sintetizza il loro rapporto: «Sei tu nato per comandare, io sono nata per disubbidire». Ma quella donna che il pubblico immaginava sempre forte, ne aveva di fragilità: «Le strade sono piene di donne più giovani e più belle di me». E ancora: «Ho bisogno di te, e ho bisogno di credere che tu hai bisogno di me. Puoi darmi molto. Posso darti molto. Posso darti tutto». Sono pagine che restituiscono un volto diverso rispetto all’immagine pubblica della giornalista combattiva e spesso inflessibile.

Eppure è proprio qui che si coglie il tratto più originale della sua personalità. Per Oriana Fallaci non esisteva una separazione fra la donna e la scrittrice. Gli amori diventavano libri, il dolore diventava letteratura, il giornalismo diventava testimonianza. PersinoUn uomo, il romanzo dedicato a Panagulis dopo la sua morte, supera i confini della biografia sentimentale per trasformarsi in una riflessione universale sulla libertà e sulla dignità dell’individuo.

A quasi vent’anni dalla sua scomparsa, il dibattito sulle sue posizioni politiche continua spesso a dividere. Ma al di là delle polemiche, resta un dato difficilmente contestabile: Oriana Fallaci ha cambiato il modo di raccontare il mondo. Ha aperto la strada a generazioni di inviati di guerra, ha trasformato l’intervista in un duello intellettuale e ha dimostrato che il giornalismo può avere la forza della grande letteratura. Forse è questo il motivo per cui continua a essere letta. Lei metteva in gioco tutta se stessa in ogni pagina. Scriveva con la medesima intensità con cui viveva.

Oriana Fallaci

C’è anche una ragione personale per cui, ogni 29 giugno, torno a rileggere Oriana Fallaci. Prima ancora di insegnarmi a scrivere, mi ha insegnato a guardare. A non accontentarmi della superficie dei fatti, a cercare sempre la persona dietro il personaggio, il dubbio dietro la dichiarazione, la storia dietro la cronaca. Se non so immaginare un mestiere più affascinante di quello del giornalista, lo devo anche a lei. E se ho deciso di dedicare un libro a Mario Draghi, raccontandone non soltanto il ruolo istituzionale ma anche il percorso umano, è perché ho imparato da Oriana Fallaci che le biografie più interessanti non sono quelle che celebrano, ma quelle che cercano di capire.

Per questo, nel giorno della sua nascita, il modo migliore per ricordarla non è trasformarla in un monumento. È continuare a leggerla.

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