C’è un tempo che continua a scorrere e uno che, invece, resta immobile. È da questa tensione che prende formaIl tempo dell’orologiaio, il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni pubblicato da Feltrinelli, ideale conclusione del percorso narrativo iniziato conL’orologiaio di Brest.
Lo scrittore napoletano abbandona temporaneamente le atmosfere investigative che lo hanno reso celebre per confrontarsi con una delle pagine più complesse della storia italiana: gli anni della lotta armata. Ne nasce un romanzo in cui il thriller si intreccia con la memoria collettiva e con le conseguenze, spesso irrisolte, di un passato che continua a proiettare la propria ombra sul presente.
Al centro della vicenda c’è Carlo Malavasi, ex militante clandestino ed esperto di esplosivi, vissuto per decenni sotto falsa identità in Francia. Il suo passato torna improvvisamente a bussare alla porta quando scompare Vera Coen, una giornalista determinata a fare luce sulla morte del padre, vittima di un attentato negli anni Ottanta. Accanto a lei si muove Andrea Malchiodi, professore universitario che scopre come il padre, creduto morto per tutta la vita, sia in realtà proprio Malavasi.
Da questo momento il romanzo accelera, trasformandosi in una corsa contro il tempo fatta di inseguimenti, segreti, tradimenti e antiche fedeltà. Ma il cuore della narrazione non è soltanto l’indagine: è il confronto con una generazione che ha creduto nella rivoluzione, ha conosciuto la violenza politica e continua a convivere con domande rimaste senza risposta.
Più che raccontare il terrorismo, De Giovanni riflette sul peso della memoria. I personaggi sono costretti a fare i conti con le proprie scelte, con le illusioni perdute e con un tempo che non cancella le responsabilità. Il titolo stesso richiama questa sospensione: un orologio fermo che continua, simbolicamente, a segnare l’istante in cui molte vite sono cambiate per sempre.
In una recente intervista, lo scrittore ha spiegato che i due romanzi dedicati all’orologiaio erano stati inizialmente pensati come un’unica storia. Solo durante la scrittura è maturata l’esigenza di ampliare il racconto per esplorare meglio il passaggio tra gli anni Ottanta e il presente, due epoche profondamente diverse ma ancora legate da interrogativi irrisolti. Ha inoltre ribadito come Napoli, pur aprendosi a una dimensione europea, resti il centro emotivo della sua narrativa e il luogo privilegiato da cui osservare i cambiamenti della società italiana.
Con una scrittura asciutta e cinematografica, De Giovanni costruisce un romanzo capace di alternare tensione narrativa e riflessione storica. I personaggi non sono mai semplicemente eroi o colpevoli: sono uomini e donne segnati dal tempo, dalle ideologie e dalle conseguenze delle proprie decisioni. Il tempo dell’orologiaioè quindi molto più di un thriller. È un romanzo sulla memoria, sulle eredità lasciate dagli anni di piombo e sulla difficoltà di trovare una riconciliazione con il passato. Una lettura intensa che conferma Maurizio de Giovanni tra gli autori italiani più capaci di coniugare racconto popolare e profondità civile.






