Ci sono spettacoli che finiscono con un applauso. E poi ce ne sono altri che continuano a lavorarti dentro anche il giorno dopo.
Sono uscita dal Palazzetto dello Sport di Frosinone con una certezza. Se la provincia vuole continuare a coltivare talenti nella danza, deve custodire e valorizzare realtà come quella di Iolanda Rocchi. Mi spingo oltre. Se oggi un ragazzo, o un genitore, mi chiedesse dove studiare danza con l’ambizione di trasformare una passione in un percorso serio, la mia risposta sarebbe una sola: A.S.D Formazione Danza Iolanda Rocchi.
È una convinzione maturata dopo aver assistito al Gran Galà della Danza del 26 giugno, ma anche osservando il lavoro di una scuola che, da oltre trent’anni, continua a crescere senza accontentarsi mai. Quello visto venerdì sera non è stato il classico saggio di fine anno. È stato uno spettacolo. Chi scrive non è nuova ai grandi musical. Nel tempo ho avuto modo di assistere a produzioni comeNotre Dame de Paris e La Divina Commedia Opera Musical. Spettacoli diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica: la capacità di raccontare una storia attraverso musica, teatro e movimento. Naturalmente sarebbe improprio mettere sullo stesso piano produzioni nazionali con il lavoro di una scuola di danza. Ma un termine di paragone esiste. E proprio per questo il giudizio che segue non nasce dal semplice entusiasmo.
Negli ultimi anni ho assistito a numerosi spettacoli di danza in provincia di Frosinone. Ognuno con la propria identità. Ma quello ideato e diretto da Iolanda Rocchi gioca davvero in un altro campionato. Non perché disponga dei mezzi delle grandi produzioni, ma perché ne condivide l’ambizione, la ricerca artistica, la cura del dettaglio e la capacità di emozionare. Bastava dare uno sguardo al pubblico durante lo show condotto da Gaetano D’Onofrio. Il Palazzetto era gremito. Faceva caldo, molto caldo. Eppure nessuno si è alzato. Bambini, ragazzi, genitori e nonni hanno seguito ogni scena con attenzione crescente. Gli applausi non sono stati quelli di circostanza riservati ai propri figli sul palco. Sono stati sinceri, rivolti allo spettacolo prima ancora che ai singoli allievi.

Tanti i commenti di stupore del tipo «Che emozione»,«Non pensavo di assistere a uno spettacolo di questo livello», «Che meraviglia». E nei momenti più intensi il silenzio è valso persino più degli applausi. Tra le coreografie che più mi hanno colpito senz’altro“Lo ricordo io per te”. Sullo sfondo scorrevano le immagini del videoclip interpretato da Lino Banfi e Lucia Zotti, dedicato al tema dell’Alzheimer e dell’amore che continua a vivere anche quando la memoria si affievolisce. La coreografia ha dialogato magistralmente con quelle immagini senza mai sovrastarle. In platea qualcuno si è asciugato una lacrima. Altri si sono stretti in abbracci. Per qualche minuto il Palazzetto ha trattenuto il respiro.
Tanta buona musica: da Perdutamente ad Almeno tu nell’universo, da Chissà se lo sai a Fix You. Nessun brano è stato scelto per caso. Ogni canzone ha raccontato un’emozione, ha accompagnato una storia, ha dato forza a una coreografia. Si è colta chiaramente la differenza tra chi mette semplicemente in fila dei balletti e chi costruisce uno spettacolo con un’identità precisa.
Il cuore della serata è stato naturalmenteRomeo e Giulietta. Una rilettura intensa, romantica e struggente della tragedia di Shakespeare. Le luci, i costumi, le scenografie, il lavoro corale degli allievi e la fluidità narrativa hanno restituito un musical capace di coinvolgere dall’inizio alla fine. Non c’è stato un momento fuori posto. Tantomeno una scena pensata soltanto per riempire il tempo. Tutto ha avuto un senso. Dietro ogni dettaglio si è percepita una professionista che negli anni ha costruito molto più di una scuola: ha dato vita a una vera identità artistica.

Iolanda Rocchi dirige, firma la regia e le coreografie con una visione precisa. Accanto a lei lavora uno staff di assoluto valore.Gloria Malvaso, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma, rappresenta un punto di riferimento per la danza classica accademica.Andrea BorselloeAndrea Pacificiportano in sala e sul palco competenze consolidate nello Street Jazz e nell’Hip-Hop. Competenze differenti che confluiscono in un progetto artistico sorprendentemente coerente. Quel progetto si riflette anche nelle parole di chi lo vive ogni giorno. Tra gli allievi anche Stella Chiappini, iscritta da quest’anno alla A.S.D. Formazione Danza di Iolanda Rocchi.
«Qui mi sento valorizzata. Gli insegnanti seguono davvero ogni allievo e ti spingono a dare il massimo. Ho trovato un ambiente sereno e ricco di stimoli. Ho trovato anche delle amiche. Ogni lezione è un’occasione per crescere come ballerina».
Non è soltanto l’entusiasmo di una bambina di dieci anni che sogna di calcare un giorno il palcoscenico del Teatro La Scala. È la conferma di ciò che venerdì sera si è sentito anche dagli spalti: dietro la qualità dello spettacolo c’è una scuola che mette al centro la formazione, il rispetto e la crescita umana, prima ancora della performance. Le grandi scuole non si riconoscono soltanto dal livello degli insegnanti, ma anche dagli allievi che, entrando, acquistano fiducia in sé stessi. Lo ha dimostrato anche il finale.
Sulle note di“Sarà per sempre sì”, brano tormentone di Sal Da Vinci, il palco si è riempito di energia e colori. Ancora una volta la musica ha cambiato registro, passando con naturalezza al pop. È stata la dimostrazione della capacità di Iolanda Rocchi di attraversare linguaggi diversi senza perdere identità: dal musical al repertorio internazionale, dalla canzone d’autore italiana al pop contemporaneo, dalla danza classica all’hip-hop. Ogni elemento ha trovato il proprio posto in una narrazione coerente. È questa la qualità che forse fa straordinario un professionista. La danza non è soltanto tecnica. È linguaggio. È racconto. È cultura.

Ieri sera, al Palazzetto dello Sport di Frosinone, Iolanda Rocchi ha dimostrato che una scuola può insegnare passi. Oppure può insegnare a costruire uno spettacolo. E la differenza, consentitemi, è enorme. Perché ci sono scuole che insegnano a ballare. E poi ci sono quelle che insegnano a fare arte.






