La vicenda che sta coinvolgendo la ministra Eugenia Roccella, con il marito disperso nelle acque del lago di Vico, ha riportato sotto gli occhi di tutti un fenomeno ormai ricorrente: la trasformazione del dolore privato in terreno di scontro pubblico.
Nelle ore successive alla notizia della scomparsa dell’uomo, sui social sono comparsi messaggi di scherno, insulti e auguri di morte. Non critiche politiche, ma parole rivolte a una persona che, prima ancora di essere un ministro della Repubblica, è una moglie e una familiare che sta vivendo ore di profonda angoscia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito quei commenti «ignobili e disumani». È difficile non condividere questa valutazione. Esiste infatti una differenza sostanziale tra il dissenso, che rappresenta il fondamento di ogni democrazia, e la perdita di ogni forma di umanità.
In politica il confronto può essere duro. Le idee si discutono, le decisioni si contestano, gli amministratori si giudicano. È il normale esercizio della vita democratica. Ma quando una tragedia personale diventa il pretesto per insultare, irridere o addirittura gioire delle disgrazie altrui, il terreno del confronto politico viene abbandonato.
Il problema, del resto, non riguarda soltanto questo episodio. Negli ultimi anni il linguaggio pubblico si è progressivamente impoverito. La velocità dei social network, l’anonimato e la ricerca costante della provocazione hanno abbassato la soglia del rispetto, fino a rendere normale ciò che normale non dovrebbe mai diventare. È un meccanismo trasversale. Colpisce uomini e donne di ogni schieramento politico, giornalisti, magistrati, amministratori e semplici cittadini. Cambiano i nomi delle vittime, ma resta identica la dinamica: la sofferenza diventa occasione per raccogliere consenso, visibilità o approvazione all’interno della propria comunità digitale.
Il rischio più grande è l’assuefazione. Quando l’insulto diventa routine, quando il dolore viene accolto con sarcasmo e quando la tragedia personale si trasforma in materiale per una battuta, non si impoverisce soltanto il dibattito pubblico. Si impoverisce il senso stesso della convivenza civile.
Le idee possono dividere. L’umanità dovrebbe continuare a unire. E ricordarlo non significa prendere posizione a favore di un governo o di un’opposizione. Significa semplicemente difendere quel limite che una società democratica non dovrebbe mai smettere di riconoscere.






