La tregua siglata appena dieci giorni fa appare sempre più fragile. Nelle ultime ore Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi attacchi militari nell’area del Golfo Persico, alimentando i timori di una nuova escalation e mettendo in discussione il percorso diplomatico avviato dopo mesi di conflitto.
Secondo quanto reso noto dalle autorità statunitensi, le forze armate americane hanno colpito una decina di obiettivi militari iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz. L’operazione sarebbe stata una risposta all’attacco condotto il giorno precedente da Teheran contro una petroliera commerciale in transito nella zona.
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Missili e droni sono stati lanciati contro alcune installazioni militari statunitensi presenti in Bahrein e Kuwait. Le difese aeree del Bahrein hanno riferito di aver intercettato e distrutto diversi ordigni, mentre il Kuwait ha denunciato quella che ha definito una grave violazione della propria sovranità nazionale.
Lo scambio di accuse rischia ora di compromettere il cessate il fuoco sottoscritto il 18 giugno, che avrebbe dovuto porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. Restano inoltre incerte le prospettive dei nuovi negoziati previsti per il 2 luglio.
Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro avvertimento all’Iran. In un messaggio pubblicato sul social Truth ha rivendicato gli attacchi americani contro depositi di missili, droni e postazioni radar iraniane, sostenendo che siano stati una risposta alle ripetute violazioni della tregua da parte di Teheran. Trump ha aggiunto che, in caso di nuovi attacchi, Washington potrebbe adottare una linea ancora più dura.
Anche il governo iraniano ha accusato gli Stati Uniti di aver infranto gli accordi raggiunti, condannando i raid sulle installazioni di monitoraggio lungo la costa meridionale del Paese. In una nota, il ministero degli Esteri di Teheran ha ribadito la volontà di difendere la sovranità nazionale e ha attribuito a Washington la responsabilità dell’inasprimento delle tensioni.
La situazione resta estremamente delicata. Mentre entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco, cresce il timore che il conflitto possa riaccendersi proprio nel momento in cui la diplomazia sembrava aver aperto uno spiraglio verso una soluzione negoziata.






