Il manoscritto lo custodiva gelosamente in due cartelle di cuoio. Per anni Margaret Mitchell non volle nemmeno sentir parlare di pubblicazione. Solo il marito e pochi amici sapevano che, tra quelle oltre mille pagine, prendeva forma la storia di Rossella O’Hara. Fu quasi per sfida, dopo una battuta pungente di una conoscente e l’insistenza del talent scout della Macmillan Harold Latham, che si decise infine a consegnarlo ad un editore. Nessuno immaginava che quel romanzo avrebbe venduto quasi 180 mila copie in appena quattro settimane, superando il milione nei sei mesi successivi. Era il 30 giugno 1936. Nasceva Via col vento.
Margaret Mitchell aveva molto del carattere della sua protagonista. Cresciuta con una madre suffragetta, fu una delle prime donne reporter di Atlanta, ribelle, testarda, insofferente alle convenzioni. Così descrisse sé stessa a quel tempo:«Una di quelle ragazze coi capelli corti, le gonne corte e la testa dura che, secondo i preti, sarebbero finite impiccate o all’inferno prima dei trent’anni».Qualche tempo dopo avrebbe spiegato il successo del suo romanzo con una frase rimasta celebre:«Forse perché in ogni donna c’è una Rossella, cioè l’istinto di non rimanere remissiva sotto il giogo maschile».Se il libro appariva già un’impresa editoriale, ancora più folle sembrava l’idea di portarlo sul grande schermo. David O. Selznick, però, era divorato da un sogno: realizzare un film senza tempo, destinato a segnare l’immaginario collettivo. Nel 1936 acquistò i diritti del romanzo per l’allora astronomica cifra di 50.000 dollari. Intorno a lui, però, regnava lo scetticismo. A Hollywood le pellicole sulla Guerra di Secessione erano considerate letali per il botteghino e molti erano convinti che il progetto sarebbe stato un clamoroso fallimento.

Le difficoltà non tardarono ad arrivare. Sul set si avvicendarono tre registi: George Cukor lasciò il progetto dopo i contrasti con Clark Gable; Victor Fleming fu costretto ad allontanarsi temporaneamente per esaurimento e venne sostituito da Sam Wood, prima di tornare dietro la macchina da presa. Margaret Mitchell preferì non partecipare alla lavorazione. Disse di non sentirsi pronta«a disfare l’immenso fazzoletto di seta»che aveva pazientemente tessuto con il suo romanzo.
Anche la sceneggiatura fu oggetto di continui interventi. Sidney Howard dovette sacrificare numerose pagine del libro: scomparvero iflashbacksui gemelli Tarleton, le lunghe digressioni dedicate ai personaggi secondari e perfino il riferimento al Ku Klux Klan. Ma David O. Selznick non era ancora soddisfatto. Riteneva che mancasse uno dei momenti più importanti dell’intera storia: il ritorno della protagonista a Tara. Anche la ricerca della protagonista sembrava impossibile. Furono oltre 1.400 le attrici provinatesi per interpretare Rossella O’Hara. Tra i nomi scartati figuravano Katharine Hepburn, Paulette Goddard, Carole Lombard e Bette Davis. Alla fine la scelta cadde sulla quasi sconosciuta Vivien Leigh. George Cukor raccontò che durante il provino«fu meravigliosa, furente. Divorata da una sensualità mostruosa. Mise in gioco tutta sé stessa».Aveva trovato la sua Rossella.
La ricerca del realismo sfiorò spesso l’ossessione. Per ricreare l’incendio di Atlanta vennero dati alle fiamme una ventina di vecchi set cinematografici, compreso quello utilizzato per King Kong del 1933. Nella celebre scena dei soldati distesi davanti alla stazione, le oltre 2.500 figure richieste dalla produzione furono completate con centinaia di manichini, perché non c’erano abbastanza comparse disponibili.

E intorno al film sono nate decine di aneddoti: Butterfly McQueen arrivò a detestare il personaggio della domestica Prissy, considerandolo una caricatura stereotipata, mentre il celebre bacio tra Rossella e Rhett Butler fu girato da Clark Gable indossando una dentiera, conseguenza di una grave infezione gengivale che gli aveva fatto perdere tutti i denti. Persino la questione della disparità salariale, oggi più che mai attuale, era già evidente sul set: Clark Gable percepì circa 120 mila dollari per 71 giorni di lavorazione; Vivien Leigh, impegnata per oltre 120 giorni, ne guadagnò appena 25 mila. Ma il vero motivo per cui, a novant’anni dalla sua pubblicazione,Via col ventocontinua a conquistare lettori ha un nome: Rossella O’Hara.
Margaret Mitchell scrive che Rossella non provava gli stessi sentimenti delle altre donne. Ed è proprio questa la sua unicità. Non è l’eroina impeccabile a cui la narrativa aveva abituato i lettori. È egoista, manipolatrice, capricciosa, impulsiva. A tratti perfino insopportabile. Eppure è difficile trovare un personaggio femminile altrettanto moderno. Margaret Mitchell costruisce una donna che sbaglia continuamente, che rincorre per anni un amore idealizzato come quello per Ashley Wilkes, senza accorgersi di avere accanto Rhett Butler. Ma soprattutto è una donna che non aspetta di essere salvata. Cade, soffre, perde tutto, si sporca le mani, prende decisioni discutibili, ma trova sempre la forza di rialzarsi.

È proprio durante il ritorno a Tara che Margaret Mitchell consegna ai lettori una delle pagine più potenti dell’intero romanzo. Rossella comprende che nulla sarà più come prima:«Ora vedeva il mondo con occhi nuovi, perché nella lunga strada verso Tara aveva lasciato dietro di sé tutto ciò che faceva di lei una bambina. Non era più argilla morbida plasmata da ogni esperienza. L’argilla si era indurita nel corso di quella giornata che sembrava essere durata mille anni. Ora era una donna, la sua giovinezza era fuggita».
È questa trasformazione a rendere il romanzo qualcosa di molto più profondo di una semplice storia d’amore.Via col vento racconta la fine di un mondo, ma anche la nascita di una donna nuova. «Domani è un altro giorno» non è soltanto una delle battute più celebri della storia del cinema: è il manifesto dell’ostinata fiducia nel futuro della protagonista.

Ridurre Via col ventoa una semplice storia d’amore significa non cogliere la grandezza del romanzo. Margaret Mitchell costruisce un’opera monumentale, in cui la passione si intreccia alla guerra, alla politica, all’economia, ai cambiamenti sociali e alla psicologia dei personaggi con un respiro narrativo rarissimo. È un libro incredibile, uno di quei romanzi che, una volta chiusi, lasciano la sensazione di aver attraversato un’intera epoca. Negli ultimi anniVia col ventoè tornato al centro del dibattito per la rappresentazione della schiavitù, del Vecchio Sud e di alcuni passaggi che oggi suscitano inevitabili discussioni. Interrogarsi su quei temi è doveroso. Meno utile è dimenticare il contesto storico in cui è nato. I classici, del resto, non chiedono indulgenza, ma semplicemente di essere letti fino in fondo.
E basta riaprire Via col vento. Rossella O’Hara è ancora lì. È sufficiente una pagina sola per capire perché Margaret Mitchell, con un solo romanzo, sia entrata nella storia della letteratura.






