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A Mosca una parata ridotta e un Putin sulla difensiva: “Contro di noi l’intero blocco Nato”

Nel giorno simbolicamente più importante per la memoria storica russa, la Piazza Rossa si presenta con toni insolitamente sobri. La tradizionale celebrazione del Giorno della Vittoria, appuntamento cardine della retorica patriottica del Cremlino, quest’anno si svolge sotto il peso della guerra in Ucraina e di un clima di sicurezza senza precedenti.

Mentre il presidente americano Donald Trump annuncia un cessate il fuoco temporaneo di tre giorni tra Mosca e Kiev, Vladimir Putin prova a trasformare la ricorrenza del 9 maggio in un messaggio di resistenza nazionale. Ma il contesto è diverso rispetto agli anni passati: niente grandi dimostrazioni di forza, nessuna ostentazione di mezzi militari e una capitale blindata per il timore di possibili attacchi.

Il discorso di Putin: “La vittoria sarà nostra”

Davanti ai militari schierati sulla Piazza Rossa, Putin ha aperto il suo intervento evocando lo scontro diretto con l’Occidente. “I nostri combattenti in Ucraina stanno affrontando una forza aggressiva sostenuta dall’intero blocco Nato e, nonostante ciò, continuano ad avanzare”, ha dichiarato lo zar. Il presidente russo ha cercato di rafforzare l’idea di una Russia assediata ma compatta, insistendo sulla dimensione morale del conflitto. “La vittoria è sempre stata e sempre sarà nostra”, ha evidenziato.

Nel suo discorso, il leader del Cremlino ha ribadito che Mosca considera la guerra in Ucraina una battaglia esistenziale, collegandola idealmente alla lotta sovietica contro il nazismo durante la Seconda guerra mondiale. Secondo Putin, la forza della Russia risiederebbe nella coesione del popolo e nella capacità di sopportare sacrifici. “Sono fermamente convinto: la nostra causa è giusta, siamo uniti”, ha sottolineato lo zar. Il capo del Cremlino ha poi elogiato i soldati impegnati nell’“operazione militare speciale”, definizione con cui Mosca continua a indicare il conflitto ucraino, sottolineando anche il contributo di scienziati e ingegneri russi impegnati nella produzione di nuove armi.

Il richiamo alla memoria sovietica

Come accade ormai dall’inizio della guerra, Putin ha intrecciato il racconto del presente con quello della “Grande guerra patriottica”, cercando di consolidare il consenso interno attraverso il richiamo alla vittoria del 1945. Secondo il presidente russo, l’Unione Sovietica avrebbe avuto un ruolo decisivo nella liberazione dell’Europa dal nazismo: “Il popolo sovietico ha restituito la sovranità a quei Paesi che avevano capitolato di fronte alla Germania hitleriana”. Putin ha inoltre sostenuto che i nazisti pianificassero “il genocidio di tutte le nazioni dell’Unione Sovietica”, esaltando quella che ha definito “la forza dello spirito del popolo sovietico”. Un parallelismo storico ormai centrale nella narrativa del Cremlino, che continua a presentare l’offensiva in Ucraina come una prosecuzione ideale della lotta contro il nazismo.

La replica del Cremlino a Zelensky

Alla vigilia delle celebrazioni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva provocatoriamente diffuso un decreto contenente le coordinate geografiche della Piazza Rossa, indicando l’area come obiettivo da escludere da eventuali operazioni militari durante il cessate il fuoco. La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito le parole del leader ucraino “una grande disgrazia”. “La Russia non ha bisogno del permesso di nessuno per celebrare il Giorno della Vittoria”. Peskov ha inoltre accusato Kiev di voler “ridicolizzare” una data che per i russi rappresenta “una giornata di orgoglio e lacrime”, ricordando gli oltre 27 milioni di sovietici morti nella Seconda guerra mondiale.

Una celebrazione in formato ridotto

Quest’anno il Cremlino ha scelto un profilo decisamente più basso rispetto alle grandi parate del passato. Niente colonne di carri armati, niente esposizione di armamenti strategici e nessun invito ufficiale rivolto ai principali leader stranieri. Il consigliere presidenziale Yury Ushakov ha confermato che la cerimonia avrebbe mantenuto soltanto gli elementi essenziali: le truppe in marcia e i sorvoli aerei. Una scelta che riflette sia le tensioni legate alla guerra sia la crescente attenzione alla sicurezza interna. La Russia teme infatti possibili sabotaggi o attacchi simbolici proprio nel giorno più importante del calendario patriottico nazionale. Dopo la parata, Putin ha partecipato alla tradizionale deposizione di fiori alla Tomba del Milite Ignoto, nel Giardino di Alessandro, accompagnato da veterani e ospiti stranieri presenti a Mosca.

Gli incontri diplomatici del Cremlino

Accanto alla celebrazione pubblica, la giornata del presidente russo è proseguita con una serie di incontri istituzionali. Putin ha ricevuto delegazioni straniere e leader di Paesi considerati vicini a Mosca. Tra gli appuntamenti annunciati figurano i colloqui con il premier slovacco Robert Fico, il sovrano malese Sultan Ibrahim, il presidente del Laos Thongloun Sisoulith e i rappresentanti di Abkhazia e Ossezia del Sud, territori sostenuti dalla Russia e riconosciuti solo da un numero limitato di Stati. Un’agenda diplomatica che punta a mostrare come il Cremlino, nonostante l’isolamento occidentale, continui a mantenere relazioni internazionali e sponde politiche fuori dal blocco euro-atlantico.

Un 9 maggio diverso dagli altri

Quello andato in scena a Mosca appare come uno dei Giorni della Vittoria più delicati dell’era Putin. La celebrazione che tradizionalmente serviva a esibire potenza militare e orgoglio nazionale si è trasformata in una manifestazione segnata dalla prudenza e dalle tensioni della guerra. Il Cremlino continua a presentare il conflitto in Ucraina come una battaglia decisiva contro l’Occidente, ma l’immagine di una parata ridimensionata racconta anche le difficoltà di una guerra entrata ormai nel suo quarto anno e lontana da una conclusione.