Nuova svolta nell’inchiesta sulla profanazione della tomba di Pamela Genini: l’ex fidanzato Francesco Dolci è stato accusato di vilipendio di cadavere e furto. Gli investigatori stanno cercando di far luce sulla sottrazione di una parte del corpo della donna, uccisa lo scorso ottobre a Milano, a causa delle 24 coltellate inferte dal suo ex compagno Gianluca Soncin.
Nuova svolta nelle indagini
‘’Non farei mai una cosa simile perché rispetto la vita, rispetto la morte, rispetto i luoghi sacri’’. Queste le parole del 41enne Francesco Dolci, imprenditore edile ed ex fidanzato di Pamela Genini, trasmesse da La Vita in Diretta. L’uomo è da poche ore al centro del dibattito con l’accusa di vilipendio del cadavere e profanazione del sepolcro nell’inchiesta sul furto della testa della giovane modella. Dolci in queste ore è arrivato al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, ed è stato interrogato dal pm Giancarlo Mancusi. Presente anche il suo legale, l’avvocato Eleonora Prandi. Le perquisizioni nella sua casa di Sant’Omobono Imagna si sono prolungate fino a tarda notte.
Immagini che danno voce a nuovi interrogativi
L’uomo si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma oggi ci sarebbero sotto analisi 8 fotografie della tomba della donna scattate dall’imprenditore. Le immagini, secondo quanto riferito, sarebbero state realizzate per documentare alcune anomalie, tra cui viti manomesse e le condizioni ritenute trascurate della lapide provvisoria. Tuttavia, le immagini in questione sarebbero state scattate tra il 7 novembre 2025 e il 23 marzo 2026. L’ultimo scatto risalirebbe proprio al giorno della scoperta della presunta profanazione, mentre la famiglia si trovava al cimitero per il trasferimento del feretro. Oltre alle suddette foto, ad aggiungere tasselli alla misteriosa vicenda, ci sono i filmati delle videocamere del cimitero di Strozza che hanno ripreso più volte l’uomo ad osservare attentamente il loculo di Pamela.
La scoperta della profanazione: un dolore che sembra non finire
La famiglia di Pamela Genini aveva deciso di realizzare una tomba di famiglia. L’appuntamento per la traslazione della salma dal loculo alla nuova sistemazione, era previsto proprio per lunedì 23 Marzo. Dopo la rimozione della lapide e della copertura in cemento, l’operaio dell’impresa di onoranze funebri avrebbe notato che il cofano di legno non era perfettamente allineato all’interno del loculo. A destare ulteriori perplessità sarebbe stato anche il sistema di chiusura della bara, che risultava sigillata con del silicone: dettaglio ritenuto anomalo rispetto alle procedure ordinarie. Da queste irregolarità è infatti emerso che, la bara è stata forzata, il corpo mutilato con la testa della ragazza mancante e di cui ancora tutt’oggi non si ha traccia. Nuove piste aperte e un dolore senza fine per la sua famiglia che sembra non avere pace.





