Wendy Duffy, donna inglese di 56 anni, ha programmato di morire oggi con il suicidio assistito, dopo l’insostenibile peso della morte di suo figlio avvenuta quattro anni fa.
Ex assistente sociale, nel 2022 a soli 23 anni perde Marcus, il suo unico figlio, a causa di un soffocamento avvenuto in casa. Da quel giorno la sua vita cambia terribilmente. Un peso, quello del lutto, insostenibile, tanto da portare la donna a prendere una decisione irreversibile. Wendy Duffy rivendica il diritto di poter decidere della sua vita, consapevole di non provare più gioia da quel doloroso giorno.
La decisione
A seguito di un tentativo di suicidio che le ha causato conseguenze fisiche, la donna ora ha deciso di ricorrere a una clinica a Basilea per sottoporsi al suicidio assistito, pagando 10 mila sterline circa. Non è la prima volta che la clinica svizzera accoglie pazienti che pur non avendo malattie terminali richiedono di porre fine alla propria vita, e per questo la struttura è al centro di nuove polemiche, come lo è stata in passato. Una decisione libera e consapevole, quella di una donna che ha programmato ogni attimo: ha lasciato una lettera ai suoi cari, scelto la musica e l’abito per i suoi ultimi istanti, senza dover lasciare nessuno a fare i conti con un altro suicidio.
Un caso che scuote il Regno Unito
La tematica di poter determinare la fine della propria vita ha acceso un lungo dibattito nel Regno Unito, realtà nella quale l’eutanasia e il suicidio assistito sono attualmente illegali. La vicenda ha riportato sotto i riflettori la proposta di legge attualmente in esame. Le disposizioni consentono l’accesso alla morte assistita soltanto ai pazienti terminali con un’aspettativa di vita inferiore a sei mesi, previa valutazione di due medici e di una commissione di esperti. Il testo, già approvato alla Camera dei Comuni, rischia tuttavia di non superare l’esame alla Camera dei Lord, dove la scadenza è fissata per oggi. Il mese scorso, cento parlamentari laburisti avevano scritto al primo ministro Keir Starmer chiedendo un intervento per agevolare il percorso, ma senza ottenere risultati.
Etaunasia e suicidio assistito in Italia
L’eutanasia consiste nella somministrazione diretta, da parte di un medico, di un farmaco letale a un paziente che ne fa richiesta e soddisfa specifici requisiti, con lo scopo di provocare una morte indolore. Pratica in Italia attualmente illegale. È invece consentito, in base alla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, il suicidio medicalmente assistito. Si tratta dell’aiuto indiretto a morire fornito da un medico, a condizione che il paziente sia capace di intendere e volere, affetto da una patologia irreversibile con gravi sofferenze e dipendente da trattamenti di sostegno vitale.
Entrambe le pratiche si basano sulla volontà libera e consapevole della persona e hanno lo stesso esito, ma differiscono nelle modalità: nel suicidio assistito è il paziente ad autosomministrarsi il farmaco, mentre nell’eutanasia è il medico a somministrarlo.





