Come sarà il Pd di Elly Schlein? La vittoria della 37enne alle primarie per scegliere la nuova segretaria dei Dem ha spiazzato praticamente tutti. La giovane non aveva mai ricoperto alcuna carica interna, nessuno si aspettava che avesse la meglio sul super favorito presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Ennesimo episodio che rivela che in politica, come nel calcio, “mai dire mai”. Un dirigente del partito che domenica sera ha seguito lo spoglio dei voti a Roma nella sede centrale del comitato Schlein ha spiegato a “Il Post” di aver capito che le cose stavano andando molto meglio del previsto quando ha ricevuto i primi dati dalle grandi città. «Le primarie del PD funzionano come le elezioni americane. Vince chi ottiene più delegati all’assemblea nazionale, e le regioni più popolose eleggono più delegati. Da Milano, Roma, Napoli e Palermo arrivavano numeri ottimi. Quando abbiamo ottenuto il dato sulla Sicilia rimaneva da capire solo il margine della vittoria», le sue parole.
In realtà, anche la Schlein mai avrebbe pensato di piazzarsi davanti al rivale Bonaccini. Per capirci: una sostenitrice della nuova leader del Pd ha raccontato sempre a «Il Post» che lei all’inizio ha seguito lo spoglio comodamente seduta sul divano di casa in pigiama. Soltanto in un secondo momento ha capito che era tempo di correre al comitato. Era il suo momento, quello agognato. Per qualche politologo con la vittoria di Elly Schlein il Pd torna a dare la carte del mazzo delle opposizioni, in barba al M5s di Giuseppe Conte e al Terzo Polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi. È davvero così?
«Elly ha talento, questo è indubbio. E io mi sento un talent scout, che l’ha scoperta. Il fatto che si sposti a sinistra l’asse del Pd è una buona notizia, ma non so se è un rimbalzo momentaneo oppure è davvero in atto un cambiamento climatico tra i Dem», ha detto a «Repubblica» Pippo Civati, fondatore di “Possibile”, il movimento di cui ha fatto parte la Schlein. Un progetto del 2015 che metteva al centro «la scelta di non restare in un Pd irriconoscibile che aveva dimenticato, e anche un po’ umiliato, la sinistra. (…) Noi credevamo ci fosse bisogno di una spinta ideale e di proposte più radicali. E nel Pd entrambi, con Elly, ritenevamo che non fosse più possibile avere questo spazio politico».

Il Pd di Schlein può infatti rappresentare qualcosa di concreto su cui costruire una nuova prospettiva politica o una scossa destinata a non durare nel tempo. Le battaglie da affrontare sono molte: dalla guerra in Ucraina al reddito di cittadinanza, passando per la riforma delle concessioni balneari. Sul conflitto tra Mosca e Kiev la Schlein ha una posizione leggermente diversa rispetto ad Enrico Letta: secondo fonti a lei vicine riportate da Repubblica, la giovane segretaria dei Dem chiederà un «maggiore coinvolgimento diplomatico di tutta l’Unione europea per un tavolo di pace e una contrarietà all’aumento lineare della spesa per armi nell’Unione Europea».
E ancora avrà da affrontare questioni spinose come il salario minimo e i cambiamenti climatici, passando per i diritti civili. Non dimentichiamoci che la Schlein non è soltanto la prima donna segretaria del Pd, ma anche la prima donna dichiaratamente bisessuale a capo di un partito italiano. Elly Schlein aveva fatto pubblicamente coming out nel 2020 durante una puntata del programma L’assedio di Daria Bignardi: «Premetto che di solito non parlo mai e sono molto riservata sulla mia vita personale, ma in questo caso faccio un’eccezione: sì, sono fidanzata, ho avuto diverse relazioni in passato. Ho amato molte donne e amato molti uomini, in questo momento sto con una ragazza e sono felice, finché mi sopporta».
A livello pratico, per prima cosa, Schlein dovrà nominare la segreteria, cioè l’organo di governo del partito; indicare i nuovi capigruppo alla Camera, al Senato e al Parlamento Europeo; e infine i suoi delegati nella direzione nazionale. Davanti a sé la strada però è in salita, inutile negarlo: non era mai accaduto nella storia del Pd che il voto nelle primarie aperte ribaltasse quello nei circoli. Parimenti non era mai successo che il nuovo leader venisse eletto da una maggioranza molto risicata. Come osserva Luca Misculin su «Il Post», Schlein ha staccato Bonaccini di circa sette punti percentuali (53,75 per cento di voti contro 46,25), ossia poco più di 80mila voti su un milione circa di votanti.

Su «Open» il politologo Piero Ignazi ha provato ad immaginare come sarà il Pd. La leadership di Schlein costituirà un problema sia per il Terzo Polo e M5s: «Al Terzo polo si è rivolto un elettorato che era insoddisfatto di una linea politica poco chiara del Pd. Ai 5 stelle, invece, sono andati i voti di chi era insoddisfatto di un’opposizione poco grintosa dal Pd. Un male, quest’ultimo, che deriva dal disastro della partecipazione del Pd al governo Draghi, durante la quale il Pd non è riuscito a ottenere nulla». Per Ignazi il rapporto tra Schlein e Conte sarà tutt’altro che pacifico: «Competitivo. C’è sempre una competizione tra le forze che agiscono all’interno dello stesso campo politico. Questo varrà sia per il M5s che per il Terzo polo, la competizione sarà tra tutti. Qualche collaborazione ci sarà su qualche intesa, ma Conte e Calenda dovranno adeguarsi, inseguire un Pd che è tornato a dare la carte del mazzo delle opposizioni. È finita l’epoca di un Pd in preda agli incerti. Questa nuova leadership è in grado di esprimere una linea chiara. È cambiato lo schema, e credo che gli altri partiti di opposizione l’abbiano già capito».
Schlein si porrà come una valida alternativa a Giorgia Meloni? FdI continua a crescere, ma Ignazi a tal proposito si è fatto un’idea precisa: «Sono convinto che Meloni non abbia attratto i voti dei giovani perché è giovane o delle donne perché è donna. Ha attratto i voti del centrodestra, perché ha espresso un’opposizione convinta al governo Draghi. Il disastro del Pd di Enrico Letta è stato dare un sostegno a Mario Draghi al punto da dichiarare di fare propria la presunta agenda Draghi. Non ha capito nulla della direzione in cui soffiava il vento». Dunque Schlein dovrebbe far dimenticare l’operato del banchiere? Beh, dovrebbe far recuperare al Pd l’identità perduta.
«Schlein ha sicuramente il vento dalla sua, anche per via della legittimazione che le ha dato la vittoria da sfavorita», ha spiegato un consulente politico vicino al partito. «Ma dovrà saperlo usare bene, a partire dalla composizione della segreteria, che dovrà essere di qualità ma anche rappresentativa», si è affrettato a dire al «Post» lo stesso, che come tanti ha preferito restare anonimo. Tutto giusto: ora è il momento dell’entusiasmo, bisognerà vedere tra qualche settimana quel che accadrà.





