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«Astensionismo? Problema di legittimità del voto» | Opinioni

In un’intervista concessa a «La Stampa», Massimo Cacciari ha commentato il risultato delle elezioni regionali in Lazio e Lombardia. Per il filosofo l’Italia non si è affatto «melonizzata» né il centrodestra ha vinto a mani basse: «Veramente il dato eclatante, sul quale non ci si sofferma con la necessaria radicalità, è la dimensione, questa sì straordinaria, dell’astensionismo. Come si fa a dire che l’Italia si è melonizzata se nelle due regioni più importanti del Paese va a votare un avente diritto su tre? Un fenomeno di portata talmente rilevante da porre un problema di legittimità del voto». Cacciari non ha negato la vittoria di Meloni, ma la questione è complessa: «Il punto non è la legittimità formale, ma quella politica sostanziale. Che cosa faremo quando si recheranno alle urne solo i candidati?».

«Se fossi un leader che ha vinto in queste condizioni direi: considerato lo scollamento tra la domanda e l’offerta politica, sento questo mio successo come infondato e mi adopererò perché in futuro non capiti più», ha evidenziato Cacciari. L’ex sindaco di Venezia parlando della fuga dalle urne ha detto: «In questo caso perché non c’era partita. La sinistra non esiste. E la gente non va allo stadio se sa già il risultato»Come si ricrea il legame sentimentale tra elettori e candidati? «Solo attraverso un’offerta politica più appetibile e viva. Che oggi chiaramente non c’è. (…) Semplificando molto direi che davanti a tragedie come la guerra o le grandi crisi economiche la gente sa di potere incidere davvero poco con il proprio voto. Comandano i parlamenti o la grande finanza? In presenza di una sfasatura sempre più drammatica bisogna reinventare la democrazia», ha spiegato il professore.

Enrico Letta ha spiegato al New York Times che Meloni stupisce tutti per scelte e capacità: «Avrà stupito lui che abitava altrove. Meloni cresce da anni. Nella sua alleanza è stata brava a superare e a mettere all’angolo non tanto le posizioni fasciste, quanto quelle salviniane, che, per quello che mi riguarda, sono molto più indigeribili. E ha anche dimostrato la capacità di superare le contraddizioni con i poteri forti europei. Per altro, a differenza del Pd, è riuscita a dare struttura e organizzazione al suo partito», ha affermato con forza Cacciari a «La Stampa».

Meloni corre indisturbata verso il partito unico della destra? «Certo. Ma non solo. Meloni vuole spingere anche tutti i dittatorelli ex fascisti ungheresi, polacchi, bulgari, sloveni o croati, verso una grande destra europea che si allei al Ppe. Un disegno ambizioso, altro che Le Pen. Ma quelle volpi della sinistra non se ne rendono conto e continuano a sparare contro Berlusconi», ha detto il filosofo. Cacciari ha riservato parole durissime contro la sinistra: «La sinistra non esiste. Se, poi, dopo un discorso autocritico di portata storica, il Pd fosse in grado di risorgere dalle ceneri, potrebbe considerare anche i Cinque Stelle come una delle sue componenti».

Tagliente anche il suo pensiero su Calenda, che ha detto che domenica e lunedì si sono sbagliati gli elettori? «Come fa una persona che fa politica a dire una cosa del genere? Ma che si faccia curare. Sono battute da psichiatra». E Renzi? Sono già finiti anche il Terzo polo e l’idea di grande centro? «Non lo so, dipende anche dalla tenuta del patto di governo e da quello che farà un pezzo di Forza Italia. So però che Renzi chiede di cambiare il logo e che, se vuole, si mangia Calenda a colazione dieci volte. La differenza politica tra i due è piuttosto evidente».