Ha ragione Giuseppe Conte. Il leader M5S è raggiante per il risultato raggiunto da Alessandra Todde in Sardegna, diventata presidente “per un pugno di voti” sostenuta da quel “campo largo” che ha ambizioni che vanno ben oltre i confini dell’isola nuragica. La parabola discendente di Giorgia Meloni, e con lei di tutto il governo, è iniziata a dire il vero da tempo ma la sconfitta nelle regionali sarde sa di un passo falso importante, forse determinante per gli equilibri politici prossimi futuri.
“La prima amara lezione è per Giorgia Meloni”
“La prima amara lezione è per Giorgia Meloni”, afferma Conte parlando a QN delle elezioni sarde. “La vera sconfitta è lei. Il risultato in Sardegna è anche il segno di un clima che nel Paese sta cambiando, evidentemente i cittadini – anche coloro che avevano creduto alle promesse di Meloni – iniziano a sentirsi traditi. La premier è andata a Cagliari a fare il suo show sul palco e non ha incontrato i cittadini che in Sardegna aspettano anche 500 giorni per un esame radiologico; va in Emilia-Romagna e scappa dalle proteste degli alluvionati che lamentano i ritardi del governo sugli aiuti; non prende posizione contro le manganellate degli studenti che a Pisa e Firenze chiedono la fine della mattanza a Gaza. È una premier in fuga dalla realtà”.
Ci sarebbe poco altro da aggiungere. Vale la pena ricordare il flop della Lega di Salvini che in Sardegna non è andata oltre il 3,7%, un risultato addirittura inferiore a quello dei Liberali che con tutto il rispetto per la tradizione che hanno nell’Isola non hanno certo la visibilità nazionale della Lega. Tanto più che alcune analisi post voto dimostrano il travaso di voti dalla Lega verso Todde: evidentemente puntare su Paolo Truzzu, davvero poco amato dai leghisti come sindaco di Cagliari tant’è che gli hanno sempre fatto la fronda, ha fatto crescere il disappunto del partito di Salvini.
Giorgia Meloni, un errore “metterci la faccia”
Insomma, dalla Sardegna più di un segnale: prove tecniche di dissoluzione per una maggioranza di governo salda solo nei numeri ma assai fragile politicamente, costantemente incrinata dal dualismo Meloni-Salvini con quest’ultimo costretto a forzature da una posizione di debolezza. Ma il succo è un altro, Giorgia Meloni si era esposta molto per queste elezioni e quindi torniamo a quanto affermato da Conte: la vera sconfitta è lei. “Il grave errore è aver pensato di surrogare il basso gradimento del suo candidato con la sua faccia”, nota Lina Palmerini su Il Sole24Ore. Non è andata così ed ora la strada verso le Europee, per Giorgia, è tutta in salita.





