A quattro anni dall’invasione russa del 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina non è più soltanto un conflitto regionale: è diventata il banco di prova della solidità politica e strategica dell’Europa. Le manifestazioni organizzate in numerose capitali europee e negli Stati Uniti in occasione dell’anniversario non sono state semplici commemorazioni, ma richiami espliciti ai governi affinché il sostegno a Kiev non venga meno.
Il conflitto ha ormai superato la dimensione emergenziale dei primi mesi e si è trasformato in una crisi strutturale che incide sugli equilibri di sicurezza, sulle politiche energetiche e sulla coesione dell’Unione.
Le piazze europee e il messaggio politico
Da Berlino a Londra, da Praga a Parigi, migliaia di persone sono scese in piazza per ribadire che la guerra in Ucraina riguarda direttamente il futuro del continente. Nella capitale tedesca la marcia ha richiamato esplicitamente il tema dell’architettura di sicurezza europea, sottolineando che l’esito del conflitto avrà conseguenze durature.
A Londra l’anniversario è stato ricordato come il dodicesimo anno di aggressione russa, includendo la crisi iniziata nel 2014 con l’annessione della Crimea. A Praga il presidente Petr Pavel ha avvertito che la qualità di una futura pace determinerà la stabilità europea per decenni. A Parigi si è discusso apertamente di utilizzo dei beni russi congelati per sostenere Kiev, mentre in altre capitali si è ribadita la necessità di non normalizzare una guerra nel cuore dell’Europa.
In Italia, Milano ha illuminato edifici pubblici con i colori ucraini, collegando l’anniversario alla prospettiva di integrazione europea di Kiev e al rafforzamento dei meccanismi di giustizia internazionale.
Il fronte americano e l’incertezza strategica
A Washington le manifestazioni hanno avuto un tono più politico che simbolico. Il timore principale riguarda la continuità del sostegno statunitense, fondamentale nei primi anni del conflitto. L’eventuale ridimensionamento degli aiuti militari e finanziari inciderebbe direttamente sull’equilibrio del quinto anno di guerra.
Il quadro transatlantico appare oggi più complesso rispetto al 2022. Le priorità strategiche globali, in particolare il confronto con la Cina, hanno modificato il peso attribuito al teatro ucraino. L’Europa si trova quindi davanti a una scelta: rafforzare la propria autonomia strategica oppure dipendere ancora in larga misura dalle decisioni di Washington.
Dall’offensiva lampo alla guerra di logoramento
L’invasione russa fu avviata con l’obiettivo di un rapido cambio di regime a Kiev. Nei primi giorni le truppe di Mosca avanzarono su più direttrici, ma la resistenza ucraina bloccò l’assalto alla capitale. Il fallimento dell’operazione su Kiev e la tenuta di città come Kharkiv segnarono la fine dell’illusione di una guerra breve.
Da allora il conflitto si è trasformato in uno scontro di logoramento. Le linee del fronte si sono stabilizzate in alcune aree, mentre le infrastrutture energetiche ucraine sono diventate bersaglio sistematico. Le perdite umane restano altissime e difficili da quantificare con precisione, mentre milioni di civili convivono con blackout, bombardamenti e inverni rigidissimi.
Sul piano politico, l’entusiasmo iniziale dell’Occidente ha lasciato spazio a un dibattito più pragmatico. Le tensioni interne all’Ucraina, le accuse di corruzione e il mutato clima internazionale hanno complicato il quadro. La polarizzazione del discorso pubblico ha ridotto spesso il conflitto a una contrapposizione ideologica, trascurandone le implicazioni strutturali.
La sfida europea
La guerra in Ucraina è oggi un test di credibilità per l’Unione Europea. Non si tratta soltanto di fornire armi o assistenza finanziaria, ma di definire quale ruolo l’Europa intenda avere nello scenario globale. Un arretramento politico o strategico potrebbe creare un precedente che inciderebbe sugli equilibri di sicurezza dell’intero continente.
Il destino di Kiev è legato alla capacità europea di mantenere coesione, continuità di sostegno e visione strategica. Se l’Europa perderà il controllo della propria agenda, lasciando che le decisioni vengano imposte dall’esterno o dettate dalla stanchezza interna, allora la posizione ucraina diventerà più fragile.
Quattro anni dopo l’inizio dell’invasione, la guerra non è soltanto una questione territoriale. È una prova di tenuta per l’Europa stessa. E la sua conclusione dipenderà, in larga misura, dalla capacità del continente di restare protagonista.





