Un rilancio dell’asse tra Roma e Berlino, ma senza logiche di esclusione. È questo il messaggio che Giorgia Meloni affida ai cronisti nel punto stampa che precede il vertice Ue sulla competitività. «C’è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi», spiega la presidente del Consiglio, chiarendo però che il rafforzamento della cooperazione con la Germania «non è qualcosa che si fa contro qualcun altro». Nessuna contrapposizione, dunque. Anche la Francia, sottolinea, era presente al tavolo sulla competitività. Meloni rivendica un clima nuovo nei rapporti con Berlino: «In questa fase c’è un rilancio nelle relazioni e nella capacità che Italia e Germania stanno avendo di coordinare le proprie posizioni». E attribuisce un ruolo determinante al cancelliere Friedrich Merz: «Il suo contributo è stato molto positivo. Sono grata a Friedrich perché stiamo facendo un buon lavoro insieme».
Eurobond, un nodo divisivo
Sul tema degli eurobond la premier non si nasconde. «Personalmente sono favorevole», afferma, pur riconoscendo che si tratta di «uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa». Meloni precisa che nel pre-summit convocato insieme a Merz non si è entrati nel merito della questione, ma che l’argomento sarà affrontato nel corso del vertice. Del resto, ricorda, è «una delle grandi questioni delle quali l’Europa discute da tempo», con posizioni ancora molto distanti tra i Paesi membri. Nel suo intervento la presidente del Consiglio cita anche Mario Draghi e Enrico Letta, riconoscendo il peso dei loro contributi sul futuro economico dell’Unione: «Stanno fornendo un contributo molto importante. Si parte dai loro rapporti e penso che siamo stati entrambi preziosi».
Competitività e commercio: meno regole, più coerenza
Il cuore politico del vertice resta però la competitività. Per Meloni la vera sfida è capire «se l’Ue può dare risposte concrete, efficaci, immediate», perché «non c’è più tempo da perdere» se l’Europa vuole tornare a “pensare in grande”. La premier richiama il tema del commercio internazionale, ribadendo un’impostazione aperta, ma a una condizione: la reciprocità. «Se la strategia è quella di aprire ad accordi di libero scambio – e l’Italia è d’accordo – allora non si può continuare a iper-regolamentare».
Il ragionamento è lineare: non si possono imporre standard molto rigidi ai produttori europei e poi siglare intese con sistemi che non applicano regole analoghe. «Serve semplificare, serve deregolamentare», insiste, perché solo così l’apertura ai mercati può diventare realmente vantaggiosa. Il punto, in sostanza, è sempre lo stesso: coerenza tra ambizione commerciale e quadro normativo interno. Senza questo equilibrio, il rischio è frenare proprio quella competititività che si vuole rilanciare.
Il pre-summit di Alden Biesen
Al pre-summit organizzato prima del Consiglio Ue sulla competitività, ospitato ad Alden Biesen, hanno partecipato, oltre a Italia, Germania e Belgio, numerosi Stati membri: Slovacchia, Ungheria, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Croazia, Cipro, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Romania, Grecia, Svezia. Presente anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.





