L’Italia parteciperà da “Paese osservatore” alla prima riunione del Board of Peace dedicato a Gaza, in programma a Washington. La scelta, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani in Parlamento dopo le anticipazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accende lo scontro politico: le opposizioni contestano la natura dell’organismo, la formula dell’“osservatore” e il rischio, a loro avviso, di legittimare un’iniziativa percepita come estranea al quadro Onu e al diritto internazionale. Tra le voci più dure c’è quella di Laura Boldrini, deputata del Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, che definisce l’adesione italiana un errore politico e simbolico.
Boldrini: “Osservatore è un ruolo inesistente”
Secondo Boldrini, Tajani «è venuto oggi in aula a dirci che l’Italia, come aveva anticipato la premier Meloni, parteciperà alla prima riunione del Board of Peace come stato “osservatore”: un ruolo inesistente». E sostiene che il ministro, oltre alla conferma, «non ha aggiunto altro» sugli obiettivi e sulle conseguenze della partecipazione italiana.
“Non riguarda la pace a Gaza: esclude i palestinesi e favorisce affari”
Nel ragionamento della deputata dem, il Board «non ha niente a che fare con la pace a Gaza», perché «esclude i palestinesi» e «punta solo a favorire gli affari immobiliari del genero di Trump e dei suoi amici imprenditori», mentre «sotto le macerie vi sono ancora migliaia di cadaveri». Boldrini insiste in particolare sulla composizione dell’organismo: «Nel Board non c’è l’Autorità nazionale palestinese ma c’è Netanyahu», definito «l’autore della distruzione». La deputata lega poi la presenza del premier israeliano al bilancio della guerra nella Striscia, citando «100mila tonnellate di bombe» e un territorio dove sarebbe stato «distrutto o danneggiato oltre l’80% di infrastrutture, abitazioni, ospedali, scuole, università». A suo giudizio, questa impostazione finisce per «dare un altro colpo alle Nazioni Unite e all’Unione europea».
“Unico Paese del G7: i fondatori Ue non ci saranno”
Uno dei punti politici centrali, per Boldrini, è l’isolamento che rischierebbe Roma: «L’Italia è l’unico paese del G7 a partecipare a questo strumento coloniale», mentre «i paesi fondatori dell’Ue hanno già fatto sapere che loro non ci saranno». Da qui l’accusa più pesante: «Stanno svendendo la dignità dell’Italia a un club privato di immobiliaristi e uomini d’affari», arrivando a sostenere che la scelta «sbugiarda la Costituzione, le convenzioni internazionali e la storia di diplomazia dell’Italia».
“Per non scontentare Trump”
Nella conclusione, Boldrini attribuisce al governo una motivazione politica precisa: la volontà di non incrinare il rapporto con Donald Trump. «Lo fanno solo per non scontentare l’amico Trump», sostiene, accusandolo di avere «l’obiettivo di fare grandi speculazioni edilizie e molti soldi sulla terra dei palestinesi». La partecipazione italiana al Board, dunque, si prepara a diventare un nuovo terreno di scontro tra governo e opposizioni: non solo sul merito del piano per Gaza, ma sul ruolo internazionale dell’Italia, sul rapporto con Washington e sulla coerenza con le sedi multilaterali.





