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Ue, il futuro passa dal “Draghi Tracker”: perché conta davvero

A Davos prende forma uno strumento pensato per trasformare le analisi in decisioni operative. Si chiama “Draghi Tracker” e nasce per misurare, in modo sistematico, quanto e come l’Europa stia mettendo in pratica le raccomandazioni chiave del rapporto firmato da Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea. L’obiettivo è chiaro: rafforzare innovazione e competitività dell’Unione europea, passando finalmente dalla discussione all’azione.

Il lancio è avvenuto a margine del World Economic Forum, nel contesto delle iniziative parallele che animano la Promenade di Davos. A presentarlo è stata Joint European Disruptive Initiative (Jedi), durante una sessione della Science House, uno degli hub dedicati a scienza e tecnologia che affiancano i lavori ufficiali del Forum. Il Draghi Tracker funzionerà come un meccanismo di monitoraggio continuo, con rapporti trimestrali, pensati per valutare lo stato di avanzamento delle riforme e delle politiche considerate decisive nel rapporto Draghi.

L’ambizione è fornire a decisori pubblici, industria e comunità scientifica uno strumento concreto di accountability, capace di rendere visibili progressi, ritardi e colli di bottiglia. In altre parole: meno convegni, più risultati misurabili. Secondo i promotori, il valore aggiunto del tracker sta proprio nella sua capacità di tradurre le grandi linee strategiche in indicatori verificabili, utili a orientare scelte politiche e investimenti. Un cambio di passo non banale per l’Europa, spesso accusata di produrre ottime diagnosi ma di faticare nell’esecuzione. Il messaggio che arriva da Davos è netto: la competitività non si proclama, si costruisce, e per farlo servono strumenti che costringano tutti (istituzioni incluse) a fare i conti con i fatti.

A chiarire l’impostazione è André Loesekrug-Pietri, presidente e direttore scientifico della Jedi. «Come sottolinea anche Draghi nel suo rapporto non è solo una questione di risorse finanziarie. Serve un approccio moonshot, fatto di ambizione e velocità, quando si investe in tecnologie e scienze potenzialmente dirompenti», spiega. Tradotto: l’Europa deve smettere di frammentare gli sforzi e puntare su pochi progetti ad alto impatto, capaci di cambiare davvero il paradigma.

Il nodo del tempo, in questa visione, è centrale. Accelerare lo sviluppo, ridurre i passaggi burocratici, anticipare i concorrenti globali: sono questi gli obiettivi impliciti del Draghi Tracker. Non un semplice esercizio di valutazione, dunque, ma una leva politica per spingere governi e istituzioni europee a muoversi con maggiore decisione, soprattutto in settori chiave come intelligenza artificiale, tecnologie deep-tech e ricerca avanzata.

In controluce, il messaggio che emerge da Davos è politico prima ancora che tecnico: l’Europa ha ancora una finestra di opportunità, ma non è infinita. Senza strumenti che misurino l’impatto reale delle scelte e ne impongano la verifica periodica, il rischio è restare intrappolati in una narrazione rassicurante ma sterile. Il Draghi Tracker nasce proprio per evitare questo scenario. E per ricordare che, nel nuovo confronto globale, la credibilità passa dall’esecuzione.