La notizia del giorno è il “cessate il fuoco” per il Natale ortodosso. Il provvedimento, annunciato dalla Russia, è entrato in vigore dalle ore 12 di Mosca (le 10 in Italia) e durerà fino alla mezzanotte (le 22 italiane) di domani. La tregua di 36 ore in Ucraina è stata definita “cinica” dal portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price in un briefing con la stampa, riportato dal «Guardian». «È solo un tentativo di Putin di guadagnare una boccata di ossigeno», ha dichiarato Price. La preoccupazione degli Usa è che «i russi cerchino di sfruttare ogni pausa temporanea nei combattimenti per riposarsi, riprendersi, riorganizzarsi e, alla fine, ri-attaccare». Dello stesso avviso Michael Ignatieff, professore di Storia a Vienna, che, intercettato dal «Corriere della sera», ha definito l’iniziativa di Putin un escamotage.
«Certamente è uno stratagemma e una provocazione. Se la questione è se l’Ucraina sia pronta ad osservare o no il cessate il fuoco, Putin dirà: “Vedete, ve l’ho detto, questa gente merita di essere sconfitta”», ha spiegato Michael Ignatieff, professore di Storia alla Central European University di Vienna.
«Ma c’è anche un altro aspetto, l’interpretazione culturale. Putin sta dicendo: ‘Siamo un solo popolo, perché abbiamo una sola fede, la nostra religione è iniziata a Kiev e tutti i credenti ortodossi dovrebbero vivere in un solo Stato’. Nella sua dichiarazione del cessate il fuoco, Putin afferma che ‘ci sono credenti da ambo le parti’: questo riferimento apparentemente innocente è un aspetto centrale della sua narrazione. La realtà è che, benché ci siano credenti da ambo le parti, la Chiesa ucraina è separata da quella ortodossa di Mosca e quest’ultima è una spudorata apologeta dei crimini di guerra di Putin. Gli ucraini non si faranno ingannare e nemmeno il mondo», ha evidenziato il docente.

Ma in che modo Putin usa la religione? «Nella sua narrazione la Russia cristiana ortodossa è iniziata a Kiev quando San Vladimiro si convertì; tornando all’VIII e IX secolo, c’era ‘una fede per un popolo’, per cui l’Ucraina non esiste ed è un’invenzione del periodo sovietico; Lenin diede uno Stato all’Ucraina e questo spazzò via mille anni di ‘un popolo, una fede’. Kirill, il leader della Chiesa ortodossa in Russia, ci crede davvero: crede che i luoghi santi di Kiev siano i luoghi santi della sua fede e dovrebbero trovarsi in uno Stato chiamato Russia, non Ucraina. Gli ucraini ortodossi però vogliono che la loro Chiesa sia governata in Ucraina, proprio perché non vogliono una Chiesa che difenda la distruzione del loro Paese», ha spiegato il professor Ignatieff.
Lo zar, a detta dell’esperto, si rivolge soprattutto ai russi: «Ricorda che questa è una autocrazia unita alla Chiesa e ciò rafforza la sua legittimità di autentico portavoce del Paese. Ma si rivolge anche agli ucraini di lingua russa, una minoranza dei quali sono ortodossi che riconoscono il patriarca di Mosca. Cerca di alimentare divisioni».

Quello che devono evitare oggi tutti quanti (americani inclusi) è evitare di dire agli ucraini, a persone che rischiano la vita, che dovrebbero negoziare con i loro aggressori. Tocca soltanto al popolo di Kiev decidere cosa vogliono.
L’ha evidenziato nelle battute conclusive della sua intervista anche il professor Ignatieff: «Per me la questione non è se debbano mirare alla vittoria o no, questo verrà deciso sul campo di battaglia. Nessuno lo sa. Tutti sono colpiti da quello che gli ucraini hanno fatto finora, nessuno però — nemmeno gli ucraini — sa quanto a lungo si possa sopportare di vivere senza luce e riscaldamento, perdere figli e figlie al fronte. La vera domanda è quanto possono resistere».




