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Prodi: “Il Pd eviti la tentazione del partito unico”

«La particolarità della situazione italiana è che il Pd ha un ruolo speciale rispetto agli altri alleati, avendo più del doppio dei consensi del secondo partito della possibile alleanza. Però deve capire che una coalizione ha le sue regole e che non ci deve essere la tentazione del partito unico o dominante. Si tratta di una consapevole assunzione di responsabilità. Certo non ci può essere spazio per radicalismi e ali estreme». Così sul Pd Romano Prodi, ex premier italiano, in un’intervista a “Il Corriere della Sera”.

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Prodi: “Il Pd eviti la tentazione del partito unico”

Chiamato a commentare le recenti votazioni in Francia Prodi ha detto: «In primo luogo, bisogna leggerlo in francese. È un tipico risultato che viene dalla legge elettorale e da tutto il retaggio della storia politica della Francia. Però una cosa molto semplice la dice: quando c’è una proposta estrema, pro o contro l’Europa, pro o contro l’estrema destra, la maggioranza vota per l’Europa e contro l’estrema destra. Da questo punto di vista Macron ha vinto la sua scommessa, ma io continuo a pensare che avrebbe fatto meglio a non farla. È stato un apprendista stregone, il secondo round ha di molto ridimensionato il suo ruolo». Il motivo? «Perché ora è difficilissimo mettere insieme chi ha votato contro Le Pen, mentre prima c’era un’Assemblea Nazionale che in qualche modo funzionava». 

Il commento su Macron: “Apprendista stregone”

«Io sono contentissimo del risultato, ora però bisogna vedere che governo ne verrà fuori. Quale programma può mettere insieme questa nuova Francia? Il programma precedente, quello di Macron, non mi soddisfaceva ma lo capivo. Ora c’è grande confusione. Le Monde nei giorni scorsi proponeva un gioco ai lettori, costruire la loro maggioranza preferita, un puzzle quasi impossibile. Mi domando se la saggezza che ha portato a una grande coalizione repubblicana contro l’estrema destra, sia in grado di diventare operativa. Se rimaniamo ai veti, non si va lontano. Il discorso di Melanchon la sera delle elezioni mi ha spaventato, non c’era una parola di appeasement, di pace, di accordo, nessuna mano tesa verso Macron i cui voti sono indispensabili. Ecco, qualcosa deve cambiare in Francia. Quindi bella vittoria, ma molto complicato tradurla in pratica. Il messaggio importantissimo è che Le Pen non è invincibile», ha dichiarato sempre Romano Prodi. Il professore invita a non copiare il modello altrui: «In Italia abbiamo un altro cammino da percorrere. C’è una forza riformista notevole e io vorrei che questo riformismo diventasse abbastanza grande da avere un ruolo di governo. Bisogna allargare, avere grandi ali e soprattutto un programma riformista condiviso». 

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Prodi: “Il Pd eviti la tentazione del partito unico”, qual è la via del riformismo secondo l’economista

Sulle nomine in Europa Prodi ha detto: «La maggioranza si fa con le forze che ci sono. Le elezioni francesi paradossalmente rendono il pacchetto di nomine proposto – von der Leyen, Costa, Kallas – il più realistico possibile. Poi nel voto segreto ci possono essere dei franchi tiratori. Vede, i franchi tiratori si dividono in due tipi. Ci sono quelli che hanno in antipatia il candidato e questi sono inconvincibili…». Al «Corriere» l’economista ha parlato per esperienza personale: «Io conoscevo benissimo la faccia di chi non mi avrebbe mai votato nell’elezione per la presidenza della Repubblica. Ecco, questo tipo di franchi tiratori non voterà mai von der Leyen. E poi ci sono i franchi tiratori che pensano a soluzioni alternative. Questi dovrebbero diminuire dopo le elezioni in Francia. Ma la composizione del governo a Parigi è fluida e non è detto che non si creino degli scontenti. In linea teorica, le candidature proposte dovrebbero essere votate dalla maggioranza che le ha espresse. Se ciò avviene, Giorgia Meloni che si è astenuta su von der Leyen, è fuori gioco. La sua scommessa potrebbe darle più forza solo se il suo voto fosse necessario». L’Italia è chiamata a giocare un’importante partita, per Prodi: «La democrazia va continuamente rinnovata per poter fiorire e invece lasciamo che le lacerazioni e le ferite non vengono sanate e rimarginate. Questo è il compito del riformismo. Non parlo di socialismo, di rivoluzione, parlo di riformismo, che è soprattutto un lavoro di ricucitura e rammendo».

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