Le strade che conducono al Kantei, la residenza ufficiale del primo ministro giapponese, si vestono di bandierine italiane. Non è solo una scelta di protocollo, ma il segnale politico della prima visita di Stato di un leader europeo da quando, circa tre mesi fa, Sanae Takaichi ha assunto la guida del governo di Tokyo. Un’accoglienza che chiarisce fin dall’inizio il peso della missione italiana.
Una visita che non è routine
Per Giorgia Meloni si tratta della terza visita in Giappone dall’inizio del suo mandato a Palazzo Chigi. Ma questa, come sottolinea lei stessa nelle dichiarazioni congiunte alla stampa al termine del bilaterale, ha un valore diverso. Non solo perché nel 2025 ricorre il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, ma perché l’obiettivo è esplicito: rafforzare ulteriormente il partenariato strategico tra due Paesi che si muovono in uno scenario internazionale sempre più frammentato. Il messaggio è chiaro e politico: non una tappa celebrativa, ma un incontro pensato per consolidare un asse che guarda al medio e lungo periodo.
Sedici punti per un’intesa strutturata
Al termine del vertice, Meloni e Takaichi sottoscrivono un lungo statement congiunto articolato in sedici punti, che definisce le priorità della cooperazione bilaterale. Un documento denso, che fotografa lo stato dei rapporti e ne disegna le prospettive future. A colpire è anche il registro comunicativo scelto dalla premier italiana, che affida ai social una foto congiunta ritoccata con l’intelligenza artificiale in stile manga, omaggio alla cultura pop giapponese. Un gesto che mescola diplomazia e soft power, parlando anche a un pubblico più ampio e meno istituzionale.
Due leader donne e una visione comune
Nella dichiarazione viene evidenziato un dato politico non secondario: entrambe sono le prime donne a guidare i governi delle rispettive nazioni. Un elemento che diventa anche simbolico, legato alla volontà di “riaffermare il legame storico di amicizia e collaborazione” tra Italia e Giappone. Nel testo si sottolinea come i due Paesi siano uniti da principi condivisi e interessi comuni, oltre che da un “fermo impegno a tutelare l’ordine internazionale basato sullo Stato di diritto” e a promuovere pace, prosperità e stabilità a livello globale. Parole che assumono un peso particolare in una fase segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e crescenti rivalità economiche.
Difesa e tecnologia al centro del bilaterale
Uno dei capitoli più rilevanti dello statement riguarda la cooperazione nel settore della difesa. Le due premier esprimono soddisfazione per i progressi del Global Combat Air Programme, il progetto che coinvolge Italia, Giappone e Regno Unito nello sviluppo congiunto di un caccia di nuova generazione. L’obiettivo resta ambizioso ma vincolante: la consegna del primo velivolo entro il 2035. Allo stesso tempo, Meloni e Takaichi ribadiscono l’importanza di ampliare le opportunità di cooperazione anche nel campo dei nuovi equipaggiamenti e delle tecnologie avanzate per la difesa, rafforzando un asse industriale e strategico destinato a durare nel tempo.
Economia globale e segnali di autonomia strategica
Nel documento emergono anche passaggi di forte rilievo sul piano economico. In particolare, nel punto 6 della dichiarazione le due premier sottolineano “l’importanza di garantire un ordine economico libero ed equo, la sicurezza economica e il rafforzamento della resilienza delle rispettive economie”. Un’affermazione che viene letta come una presa di distanza implicita sia dalle pressioni esercitate dalla Cina, sia da alcune dinamiche della politica commerciale statunitense, segnate negli ultimi anni da spinte protezionistiche e da un uso sempre più politico delle leve economiche.
Catene di approvvigionamento e sicurezza economica
Italia e Giappone si impegnano inoltre a collaborare in materia di sicurezza e resilienza economica, sostenendosi reciprocamente nel rafforzamento delle catene di approvvigionamento. Nella dichiarazione congiunta viene espressa una “grave preoccupazione” per tutte le forme di coercizione economica, per l’uso di politiche e pratiche non di mercato e per l’imposizione di restrizioni all’export che finiscono per interrompere le catene globali di beni e componenti strategici.
Il riferimento è diretto anche ai rischi di distorsioni di mercato e sovraccapacità, temi sempre più centrali nel confronto internazionale. In questo contesto, l’intesa tra Roma e Tokyo punta a proporsi come un asse di stabilità, capace di difendere regole condivise e apertura economica senza rinunciare alla tutela degli interessi nazionali. Una visita che, al netto dei simboli e della comunicazione, si traduce in un messaggio politico preciso: Italia e Giappone rafforzano il loro legame per contare di più in un mondo che cambia rapidamente.




