«Primo provino, il regista mi chiede di spogliarmi per ‘vedere come sei fatta. Anzi, se non vuoi slacciarti la camicetta posso farlo io’, mi dice. ‘Ti senti più suora o più puttana?’», è soltanto uno degli aneddoti choc che riempiono oggi le pagine di «Repubblica». Sull’onda del Me Too, nato nel 2017, dopo le accuse di violenza sessuale contro il produttore Harvey Weinstein, è nata l’associazione Amleta, il cui scopo è quello di «contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo».
Fondato da 28 attrici, tale collettivo femminista sta facendo puntare i riflettori «sulla condizione delle donne nel mondo dello spettacolo, sulla rappresentazione della donna nella drammaturgia classica e contemporanea», oltre ad essere «un osservatorio vigile e costante per combattere violenza e molestie nei luoghi di lavoro». Cinzia Spanò, presidentessa di Amleta, ha spiegato che il mondo dello spettacolo è pieno di predatori. «Andiamo avanti con i procedimenti insieme alle avvocate dell’associazione Differenza Donna, ma la legge ha le armi spuntate: dopo 12 mesi dai fatti, il reato sessuale va in prescrizione e molti episodi sono più vecchi», ha spiegato la Spanò al quotidiano.

Tutti sanno i nomi, ma nessuno parla perché la paura di ritorsioni è fortissima: chi denuncia viene allontanato. «Per questa ragione, rispetto a quanto è avvenuto e avviene negli Usa, in Italia il Me Too è rimasto un sussurro: pensiamo alla violenza con soggettività, ciascuno mantiene la propria opinione e questo non aiuta le vittime a identificarla», ha spiegato Cinzia Spanò. La presidentessa dell’Associazione Amleta ha evidenziato: «Le vittime scivolano lentamente nell’abuso senza accorgersene: soggiogate dal grande attore o dal noto regista si trovano a fare improvvisazione nei teatri vuoti, di notte. Poi il tocco inopportuno si fa evidente ma intanto loro sono lì, con lui». E sono tante, tantissime, le attrici italiane che ora si stanno ribellando, raccontando gli abusi.
Il MeToo italiano ha l’hashtag della campagna “Apriamo le stanze di Barbablù”, lanciata sui social dalla sopra citata associazione Amleta. E l’uxoricida di Charles Perrault qui è «l’incontro che non avremmo voluto fare, il provino cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere», dicono le attiviste. Come avrete capito, aprire le stanze di Barbablù, non è stato affatto facile. Vuol dire sfidare i tabù, dar voce ad un universo sommerso, fatto di soprusi, prepotenze, violenze fisiche e psicologiche.

Viola Giannoli ed Eugenia Nicolosi su «Repubblica» hanno raccolto alcune delle testimonianze più sconvolgenti: «Avevo vent’anni quando andai nell’ufficio del direttore che ne aveva 60. ‘Secondo te perché ti rinnovo il contratto?’, mi chiese. ‘Perché sono brava’, risposi. Si alzò, mi prese per le spalle e mi tirò a sé. Lo spinsi, aprii la porta e scappai via in lacrime», il racconto di Valentina Melis, attrice e conduttrice. Barbara Giordano, volto della tv e del teatro, ha svelato: «Secondo anno di Accademia di arte drammatica, il professore mi aiutava a sentire dove fosse il diaframma, non riuscii a realizzare subito che mi aveva infilato una mano nelle mutande per masturbarmi». Valentina Acca, tra le interpreti dell’Amica geniale ha narrato di quando «un regista al provino mi sfiorò i capelli, il viso, mi mise una mano su una coscia palpandomela, per poi dirmi ‘secondo me qui lei si lascia andare, tu lo sai fare?’».

Non meno forte la testimonianza di Francesca Romana De Martini: «Ero in Accademia, il mio agente mi mandò a fare un provino per una pubblicità a Cinecittà, ci trovammo io e un aiuto regista, mi chiese di togliermi la maglia e mostrare il seno ‘perché il regista vuole essere sicuro di come sei fatta’. Dissi di no, mi disse se non lo fai non sei una professionista, sei una cretina, non lavorerai mai nella vita».
Sui social in queste ore si sta parlando molto anche dello sfogo durissimo di Fioretta Mari, ex docente di “Amici”: «Hanno tentato di portarmi a letto nei modi più spaventosi. A volte tutto fila liscio e poi all’improvviso ti saltano addosso e ti trovi ad augurarti di invecchiare perché ti lascino in pace», aggiungendo di aver subito almeno 30 casi di molestie. Eh già, 30 casi di molestie.




