«Il Paese pareva in ottime mani quando c’era Mario Draghi. E lo era». La frase del regista Paolo Sorrentino, pronunciata in un’intervista al Corriere della Sera, fotografa con efficacia una stagione politica che oggi appare lontana. Il Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana assegnato a Mario Draghi restituisce però una certezza: a quelle mani non guarda con ammirazione soltanto l’Italia, ma l’Europa. L’ex numero uno della Bce riceverà il riconoscimento il 14 maggio 2026.

A Mario Draghi il premio Carlo Magno di Aquisgrana
Prima di lui, il premio è stato conferito, tra gli altri, a Ursula von der Leyen, Angela Merkel, Papa Francesco e Volodymyr Zelensky. Figure diverse, accomunate dall’aver incarnato, in momenti critici, un’idea di Europa come spazio politico e non solo istituzionale. Nella motivazione ufficiale del Premio, il nome di Draghi è legato indissolubilmente a tre parole che hanno segnato la storia recente dell’Unione: “Whatever it takes”. È la formula pronunciata nel 2012, nel pieno della crisi dell’euro, che segnò una svolta decisiva nella difesa della moneta unica e della credibilità europea. Non uno slogan, ma un atto politico.

Le motivazioni dell’ambito riconoscimento internazionale
Il testo richiama anche il Rapporto Draghi del 2024, indicato come una strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità all’Ue. Un documento che riafferma un punto spesso rimosso dal dibattito pubblico: senza decisioni comuni e senza strumenti condivisi, l’Europa resta vulnerabile. «Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell’Europa e il suo `Rapporto Draghi´ del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell’Unione Europea», si legge nella motivazione sul sito del Premio.
«In apprezzamento di un’opera eccezionale al servizio dell’Ue e in riconoscimento dei suoi meriti storici per la preservazione, il consolidamento e lo sviluppo dell’Unione economica e monetaria europea come elemento centrale e indispensabile dell’integrazione, il Consiglio direttivo della Società per il conferimento del Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana onorerà nel 2026 l’ex Presidente della Banca centrale europea ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, prof. Mario Draghi», prosegue.

Draghi una delle figure di primo piano
«In tempi di grande incertezza e sfide occorrono mediatori, visionari e pensatori strategici che abbiano la capacità di indicare con chiarezza strade concrete da seguire, nonché decisori e realizzatori coraggiosi! Personalità di spicco che, nei momenti storici cruciali in cui un progetto secolare rischia di fallire, si assumono la responsabilità, anche se il consenso dell’opinione pubblica e di gran parte della classe politica è tutt’altro che certo», si legge ancora. «Circa un decennio e mezzo fa, l’Unione Europea si trovava già ad affrontare una situazione simile, e Mario Draghi si è assunto la responsabilità! ‘Whatever it takes!’, queste tre parole non rappresentano solo il salvataggio dell’euro, ma anche un atteggiamento di coraggio e disponibilità a correre dei rischi per le convinzioni europee. E anche oggi Draghi è una delle figure di primo piano che indicano nuovamente la strada all’Unione verso una maggiore competitività, più solidarietà, più Europa», le conclusioni.

“L’Europa ha molto nemici, forse più nemici che mai”
Nel videomessaggio, diffuso durante l’annuncio pubblicato anche sulla pagina Instagram ufficiale del Premio, l’ex presidente del consiglio Mario Draghi non indulge in toni celebrativi. Al contrario, avverte: «Questa decisione arriva in un momento in cui l’Europa ha molti nemici, forse più nemici che mai, sia all’interno che all’esterno». E aggiunge: «Per preservare l’Unione Europea, gli europei devono rimanere più uniti che mai. Dobbiamo superare le nostre debolezze autoimposte e diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente».
Non un omaggio al passato, ma un richiamo al nostro presente
Il Premio Carlo Magno, istituito nel 1950, è il più antico e prestigioso riconoscimento dedicato all’integrazione europea. Non premia la popolarità, ma la responsabilità. Non il consenso facile, ma le scelte che tengono insieme l’Unione Europea quando rischia di cedere. Il riconoscimento a Draghi va letto così: non come un omaggio al passato, ma come un richiamo al nostro presente. In un’Europa che fatica a decidere, viene premiato chi, quando serviva, ha deciso.




