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Come hanno votato i giovani al referendum sulla giustizia 2026

Il dato più netto emerso dal referendum sulla giustizia è quello generazionale. A dirlo sono le elaborazioni del Consorzio Opinio Italia per la Rai, riprese anche dalCorriere della Sera e dell’Agenzia Ansa: tra i 18 e i 34 anni il No ha raccolto il 61,1% dei consensi, contro il 38,9% di Sì. Uno scarto ampio, che racconta molto più di una semplice preferenza elettorale.

Se si allarga lo sguardo, il quadro resta coerente: anche tra i 35 e i 54 anni prevale il No (53,3%), mentre il Sì domina, ma di misura, solo tra gli over 55, con il 50,7%. Una frattura generazionale netta, in cui i più giovani si sono schierati con decisione contro la riforma. A sottolinearlo è stata la segretaria del Partito Democratico,Elly Schlein, che ha rivendicato il peso politico del voto giovanile: «Tra le nuove generazioni, tra i 18 e i 34 anni, il No ha vinto col 61%. I giovani hanno fatto la differenza e l’hanno fatta nonostante gli sia stato sottratto il diritto a votare fuorisede».

Un riferimento tutt’altro che marginale. Il tema del voto ai fuorisede (studenti e lavoratori lontani dalla residenza) ha inciso sulla partecipazione, limitando di fatto l’accesso alle urne per milioni di elettori. Secondo la Rete Voto Fuorisede, si tratta di oltre 5 milioni di cittadini. Eppure, nonostante queste difficoltà, il segnale politico che arriva dagli under 35 è forte. Non solo per il risultato, ma per il contesto: alle elezioni politiche del 2022 l’astensionismo tra i giovani aveva toccato livelli altissimi (oltre il 42% tra gli under 35). Qui, invece, chi ha votato lo ha fatto in modo netto, compatto.

La leader del Pd Elly Schlein ha letto il risultato anche come un messaggio più ampio: «È stato un no a una riforma sbagliata e dannosa, ma anche all’arroganza del governo che voleva cambiare la Costituzione da solo». E ancora: «Non è un voto di conservazione, ma consapevole che non ogni cambiamento migliora la vita dei cittadini». Dal fronte opposto, la presidente del ConsiglioGiorgia Meloniha adottato un tono istituzionale, riconoscendo l’esito delle urne: «La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. […] Noi, come sempre, rispettiamo la loro decisione». La leader di FdI ha però parlato anche di «occasione persa» per modernizzare il Paese, ribadendo l’intenzione del governo di proseguire nel proprio percorso di riforme.

Resta, al netto delle letture politiche, un dato difficilmente ignorabile: il voto dei giovani ha avuto una direzione chiara e distinta rispetto alle fasce più anziane. Una scelta che non sembra episodica, ma che si inserisce in una tendenza più ampia, già emersa negli ultimi anni: una crescente distanza tra generazioni nelle priorità politiche, nei valori e nella fiducia verso le istituzioni. La domanda, a questo punto, non è più solo come hanno votato i giovani. Ma quanto questo voto peserà nei prossimi equilibri politici e chi sarà capace di intercettarlo davvero.