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Meloni rivendica risultati, ma l’Italia reale non si muove

La conferenza stampa di Giorgia Meloni è durata ore, ma il retrogusto è rimasto amaro. Il racconto del governo procede spedito, quasi trionfale, mentre il Paese reale sembra immobile, inchiodato a problemi che non trovano spazio nemmeno nelle parentesi. “Sicurezza” e “crescita” sono state le parole chiave scandite dalla premier, insieme a promesse su casa ed energia ancora senza copertura chiara. Ma quando un appuntamento pubblico così esteso lascia fuori milioni di cittadini, il nodo non è ciò che si dice: è ciò che si sceglie di non dire.

La grande assente: la sanità

L’assenza più clamorosa è stata quella della sanità. Nessun accenno, nessuna assunzione di responsabilità. Eppure la sanità non è un dossier tecnico per addetti ai lavori: è il termometro della fiducia nello Stato. È l’esame rimandato, il pronto soccorso che diventa reparto, il medico di base che non si trova. Tacere su tutto questo significa normalizzare il declino, far passare l’idea che il Servizio sanitario nazionale sia un costo da comprimere e non un diritto da difendere. Se la priorità è davvero la sicurezza, quella di potersi curare senza indebitarsi dovrebbe stare in cima all’agenda, non fuori dall’inquadratura.

Carovita e salari: la distanza tra numeri e vita

Poi c’è la questione sociale, che oggi ha un nome preciso: carovita. La premier ha rivendicato l’aumento del potere d’acquisto e salari che crescono più dell’inflazione. Ma il problema non è lo slogan, è il tempo perduto. Gli anni di inflazione hanno scavato un solco che non si colma con una frase. Nella vita concreta, i salari reali restano più bassi rispetto a pochi anni fa e il carrello della spesa pesa molto più di quanto racconti l’ottimismo governativo. Quando le famiglie rinunciano all’essenziale, servono risposte puntuali, non rassicurazioni generiche.

Non autosufficienza: il convitato di pietra

C’è poi un silenzio che pesa come un macigno: quello su invecchiamento e non autosufficienza. Assistenza domiciliare, caregiver, sostegno a chi lavora e insieme si prende cura di un familiare fragile sono temi strutturali, non note a piè di pagina. Quando lo Stato arretra, il carico ricade sulle famiglie e, quasi sempre, sulle donne. Questo ha costi economici, psicologici e sociali enormi: produttività che cala, natalità che crolla, disuguaglianze che si allargano. Ignorarlo significa rinunciare a una vera modernizzazione del welfare.

Scuola, università e capitale umano

Anche istruzione, università e ricerca restano sullo sfondo. Si è parlato di competenze come leva per la produttività, ma senza una visione che tenga insieme diritto allo studio, lotta alle disuguaglianze educative e investimenti strutturali. Il silenzio qui è un silenzio sul futuro: senza capitale umano, la crescita resta un titolo, non una traiettoria reale. Servirebbero pochi obiettivi chiari, misurabili, e la volontà di rendere conto dei risultati.

Digitale, minori e un silenzio non casuale

Pesa anche l’assenza di una riflessione sulla tutela di bambini e adolescenti nell’ecosistema digitale. Altrove il dibattito corre su algoritmi, dipendenze e salute mentale. In Italia una proposta bipartisan è ferma. Qui il silenzio sembra una scelta: non disturbare le big tech appare un prezzo politico accettabile, soprattutto sul piano internazionale. Altro che sovranismo.

Industria, povertà e metà della fotografia

Infine, manca una politica industriale all’altezza delle transizioni e delle crisi aperte, insieme a una presa d’atto della povertà che cresce sotto traccia. I grandi dossier scorrono come se bastasse “non avallare soluzioni predatorie”, mentre si avvicina la fine dell’ombrello PNRR. La povertà resta fuori campo, ma è la vera misura della tenuta sociale di un Paese. E anche l’occupazione, per essere letta davvero, va incrociata con inattività e qualità del lavoro: altrimenti si racconta solo metà della realtà.

Un patto mancato con i cittadini

Una conferenza stampa di inizio anno non è burocrazia: è un patto di realtà con i cittadini. Se restano fuori sanità, carovita, non autosufficienza, istruzione, povertà e lavoro povero, allora le priorità del governo non coincidono con quelle delle persone. Ed è da questa distanza che nasce la sensazione più difficile da scrollarsi di dosso: la narrazione corre, il Paese no.