Le scosse del terremoto in Turchia e in Siria hanno provocato uno spostamento di alcuni metri della placca Anatolica verso Sud-Ovest rispetto a quella Arabica. E adesso cosa può accadere? È reale il rischio di un’epidemia sismica? Giovanni Caprara de «Il Corriere della Sera» ha intervistato a tal proposito il professor Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). L’esperto ha spiegato cosa ha determinato i due violenti terremoti che hanno sconvolto il Sud della Turchia e il Nord della Siria. Stiamo parlando di una magnitudo di 7,8 e 7,5 della Scala Richter.
«Si è verificato uno scivolamento orizzontale, quindi sullo stesso piano, della placca Anatolica verso Sudovest rispetto alla placca Arabica. Ciò ha generato un tipo di faglia che i sismologi chiamano ‘transcorrente a bassa profondità’ con un ipocentro, cioè il luogo in profondità in cui si scatena, tra i 15 e i 20 chilometri. In altre parole la Turchia nelle stime è scivolata in realtà di cinque-sei metri rispetto alla Siria. Il dato più preciso si avrà nei prossimi giorni dopo il rilevamento con i satelliti Sentinel dell’Esa e CosmoSkymed dell’Asi», ha spiegato il professor Carlo Doglioni.

È cambiata l’area interessata dal sisma? «L’imponente lacerazione ha coinvolto una zona lunga 190 chilometri e larga 25 scuotendo violentemente il suolo e provocando una sequenza che ha raggiunto i due picchi più intensi a distanza di nove ore uno dall’altro. Ma in realtà la terra ha continuato a tremare e a distruggere con intensità spesso rilevante, intorno ai 5-6 gradi della Scala Richter. Intanto si è aggiunta pure un’infinità di sussulti minori, circa 200 già nelle prime ore», ha precisato l’esperto.
Un fenomeno del genere può durare a lungo nel tempo? «Sì, arrivando a manifestare una sorta di «epidemia sismica» prolungata, come qualcuno l’ha definita, che potrebbe proseguire per giorni, forse mesi se non anni, come in qualche caso è avvenuto nel passato. Impossibile prevederlo ma fino a quando l’energia accumulata non sarà liberata il fenomeno non si interromperà», ha affermato Doglioni al «Corriere della Sera». Lo tsunami comunque non poteva essere una minaccia per il nostro Paese. La Turchia ha alle spalle una storia di terremoti violenti: «I sismi più disastrosi registrati sono tutti di un livello analogo a quelli odierni. Si ricorda in particolare il terremoto di Erzincan del 1939 (7.8 della Scala Richter), che provocò 38 mila vittime, o quello più recente di Izmit (7.6 della Scala Richter), con 17 mila morti», ha evidenziato il professor Doglioni.

Il bilancio dei morti del terremoto al confine tra Turchia e Siria è di oltre 5.200 morti. Lo riporta in questi minuti «Sky News». Oltre 8000 persone sono state salvate e si continua a scavare tra le macerie, nonostante non si arrestino le scosse. «Sono vicino con tutto il cuore alle persone colpite dal terremoto in #Turchia e #Siria. Continuo a pregare per quanti hanno perso la vita, per i feriti, i familiari, i soccorritori. L’aiuto concreto di tutti noi li possa sostenere in questa immane tragedia», le parole di Papa Francesco in un tweet. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesi nelle 10 province del sud est della Turchia che sono state colpite dal terremoto.




