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Sondaggi, la Lega paga la scissione: Vannacci pesa, ora è rimonta del campo largo

I primi effetti politici della scissione in casa Lega iniziano a riflettersi nei sondaggi. L’uscita di Roberto Vannacci dal Carroccio e la nascita del suo nuovo soggetto politico, Futuro nazionale, sembrano aver sottratto consensi al partito guidato da Matteo Salvini. Nell’ultima rilevazione di Youtrend per Sky Tg24, la Lega perde un punto percentuale in una settimana e si attesta al 6,2%, il dato più basso registrato da anni. Un arretramento che la porta addirittura dietro Alleanza Verdi-Sinistra: oggi sarebbe soltanto la sesta forza politica del Paese. Il calo è netto e difficilmente scollegabile dalla nuova offerta politica di Vannacci, che intercetta una parte dell’elettorato più identitario e radicale. Un segmento che in passato aveva trovato spazio proprio nella Lega.

Fratelli d’Italia resta prima, ma perde terreno

Anche Fratelli d’Italia registra un lieve arretramento. Il partito di Giorgia Meloni scende al 28,9%, con un calo di tre decimi. Una flessione contenuta, che non mette in discussione la leadership del centrodestra né il primato di FdI, ancora ampiamente in testa.

Il problema, semmai, riguarda la tenuta complessiva della coalizione. Forza Italia rimane stabile al 9,5%, vicino alla doppia cifra, mentre Noi Moderati si attesta all’1%. Ma il crollo della Lega pesa sull’equilibrio interno. Nel complesso, il centrodestra raggiunge il 45,6%. Un dato non drammatico, ma meno rassicurante rispetto al passato. È circa un punto e mezzo in più rispetto al risultato del 2022, ma allora la frammentazione del centrosinistra aveva favorito la vittoria. Con un’opposizione più compatta, lo scenario potrebbe cambiare.

Futuro nazionale al 3,9%: incognita ruolo

Il nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro nazionale (Fnv), si colloca al 3,9%. Un dato significativo per una formazione appena nata, anche se in lieve calo rispetto alla settimana precedente (-0,3%). Potrebbe trattarsi di una fisiologica correzione dopo il primo entusiasmo mediatico. Resta però un’incognita politica: dove si colloca davvero Futuro nazionale? Il voto recente alla Camera sul sostegno militare all’Ucraina ha mostrato un’ambiguità strategica: no alle armi a Kiev, ma sì alla fiducia al governo. Un atteggiamento che segnala una volontà di non rompere con il centrodestra, pur mantenendo un profilo autonomo.

Non a caso, gli elettori appaiono divisi. Il 38% considera Futuro nazionale una forza di maggioranza, il 23% lo vede come opposizione, mentre il 39% non sa collocarlo. Tra gli elettori di centrodestra, il 59% lo percepisce come alleato. Più frammentata la percezione tra i sostenitori dell’opposizione. Il ruolo che Vannacci deciderà di giocare — opposizione “da destra” o nuova componente della maggioranza — potrebbe incidere in modo determinante sugli equilibri futuri.

Cresce l’opposizione, il distacco si riduce

Se il centrodestra arretra, l’opposizione avanza. Il Partito democratico si attesta al 21,2%, in crescita di due decimi. Il Movimento 5 Stelle sale all’11,8% (+0,4), mentre Alleanza Verdi-Sinistra raggiunge il 7% (+0,4), superando la Lega. Nel loro insieme, i tre principali partiti del cosiddetto campo largo guadagnano un punto rispetto alla settimana precedente. Italia Viva scende al 2,2%, mentre +Europa recupera terreno e torna all’1,9%. Azione di Carlo Calenda, fuori dalle due coalizioni, sale al 4%.

Considerando Pd, M5s, Avs, Italia Viva e +Europa, il campo largo arriverebbe al 44,1%. Il distacco dal centrodestra si riduce così a circa un punto e mezzo.

Una partita ancora aperta

Il quadro resta fluido. Il centrodestra mantiene un vantaggio, ma più sottile rispetto al passato. L’ingresso di Futuro nazionale introduce un elemento di instabilità interna alla maggioranza, mentre l’opposizione mostra segnali di consolidamento.

In un sistema proporzionale di fatto, con coalizioni ancora in costruzione, anche percentuali contenute possono diventare decisive. I voti di Calenda e quelli di Vannacci potrebbero rivelarsi l’ago della bilancia in vista delle prossime elezioni. Per ora, il dato più evidente è uno: la scissione nella Lega non è rimasta confinata alle dinamiche interne. Ha già iniziato a lasciare tracce nei numeri.