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Russia-Ucraina, Zelensky: “Serve la pace, ma dobbiamo prepararci ad altri scenari”

Quattro anni dopo l’invasione su larga scala ordinata da Vladimir Putin, la guerra in Ucraina è tutt’altro che vicina alla conclusione. Dal Cremlino arriva un messaggio netto: gli obiettivi militari non sono stati ancora raggiunti e le operazioni continueranno.

A dirlo, nel giorno dell’anniversario del 24 febbraio, è stato il portavoce Dmitry Peskov, precisando che «gli obiettivi non sono ancora stati completamente conseguiti» e che l’“operazione militare” proseguirà finché non lo saranno. Mosca ribadisce che il fine dichiarato resta la “sicurezza delle popolazioni” dell’Ucraina orientale. Sul fronte opposto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sceglie parole che tengono insieme realismo e determinazione: «Abbiamo bisogno della pace, ma dobbiamo prepararci ad altri scenari e a qualsiasi altra sfida russa».

Zelensky: «La minaccia non si è attenuata»

Intervenendo in videocollegamento da Kiev alla riunione della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, insieme al premier britannico Keir Starmer e al presidente francese Emmanuel Macron, Zelensky ha ringraziato gli alleati per il sostegno ricevuto, ma ha ribadito che la fase resta delicata. «Dobbiamo essere determinati e forti come lo eravamo all’inizio dell’invasione», ha affermato, sottolineando che «la minaccia non si è attenuata». Il presidente ucraino ha anche insistito sulla necessità che l’Europa sieda al tavolo dei negoziati, evidenziando come Mosca mostri «disprezzo per l’Europa», ma ricordando che il continente «non è solo una terra di ville per oligarchi russi». Secondo Zelensky, nelle prossime settimane potrebbero tenersi nuovi colloqui in formato trilaterale con Stati Uniti e Russia. Ma la prudenza resta d’obbligo.

L’obiettivo di Trump e il nodo dei negoziati

Intanto, secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Donald Trump punterebbe a un accordo di pace entro il 4 luglio, data simbolica per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Un obiettivo ambizioso, che si scontra però con la linea ribadita da Mosca: nessuna marcia indietro finché le condizioni russe non saranno soddisfatte. Zelensky, pur dichiarandosi favorevole alla pace, insiste su un punto: l’unità transatlantica è essenziale, anche se «non è un compito facile mantenere l’unità e la cooperazione nelle attuali condizioni». Per il leader ucraino, le sanzioni devono essere rafforzate e colpire ogni fonte di finanziamento della macchina bellica russa, dal petrolio alle banche. «Non deve esserci posto nel mondo libero per il petrolio russo, per le banche russe, per i piani russi o per qualsiasi criminale di guerra», ha affermato, rilanciando la richiesta di un isolamento totale degli attori coinvolti nell’aggressione.

L’escalation nucleare nelle accuse incrociate

Mentre il fronte diplomatico resta incerto, cresce la tensione sul piano delle dichiarazioni. Il Servizio di intelligence estero russo (Svr) ha accusato Regno Unito e Francia di voler fornire all’Ucraina capacità nucleari, ipotesi che Londra ha definito «completamente falsa» e un tentativo di Mosca di distogliere l’attenzione dalle proprie azioni militari. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha alzato ulteriormente i toni, evocando la possibilità di una risposta nucleare qualora Kiev ricevesse tecnologia atomica. Dichiarazioni che rientrano nella retorica di deterrenza già vista negli ultimi anni, ma che contribuiscono ad alimentare un clima di forte instabilità.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha invece ribadito che qualsiasi accordo dovrà affrontare la questione dell’espansione della Nato, indicata da Mosca come una delle cause strutturali del conflitto.

Quattro anni dopo: una guerra ancora aperta

A quattro anni dall’inizio della guerra, lo scenario appare cristallizzato ma non statico. La Russia dichiara di voler proseguire fino al raggiungimento dei propri obiettivi strategici. L’Ucraina chiede pace, ma non a condizioni che compromettano la propria sovranità.

Zelensky, nel suo intervento, ha parlato di resilienza europea e di difesa dello “stile di vita europeo”, richiamando una dimensione che va oltre i confini ucraini. Il conflitto, infatti, continua a ridisegnare equilibri politici, militari ed economici su scala globale.

La parola “pace” resta sul tavolo. Ma, almeno per ora, è accompagnata da un’altra parola che pesa quanto le armi sul campo: preparazione.