C’è un nome che ricorre sempre più spesso quando si prova a leggere tra le righe il nuovo corso dei rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. Un nome che non compare nei comunicati ufficiali, ma che secondo diverse ricostruzioni giornalistiche sarebbe centrale nei negoziati più delicati: Richard Grenell, inviato per gli affari speciali di Donald Trump.
L’uomo chiave dietro il disgelo con Caracas
Nel breve tratto di 2026 già trascorso, lo scenario tra Washington e Caracas è cambiato in modo evidente. Dopo l’arresto di Nicolás Maduro, l’interlocuzione con ciò che resta del vertice chavista non si è interrotta, anzi. I segnali di distensione si moltiplicano: liberazioni di prigionieri politici, aperture sul fronte energetico e un dialogo che, pur senza proclami, appare sempre più strutturato. Dietro questa trama diplomatica, secondo quanto evidenziato anche dal quotidiano spagnolo El País, si muoverebbe proprio Grenell, uomo di fiducia di Trump, capace di parlare con il cuore del potere venezuelano che oggi ruota attorno ai fratelli Rodríguez.
Chi è Richard Grenell
Nato a Jenison, nel Michigan, 59 anni, repubblicano di ferro, Richard Grenell è una figura ben conosciuta negli ambienti conservatori americani. È stato ambasciatore degli Stati Uniti in Germania tra il 2018 e il 2020 e inviato speciale per i negoziati tra Serbia e Kosovo dal 2019 al 2021. In precedenza aveva lavorato al Dipartimento di Stato presso le Nazioni Unite durante l’amministrazione Bush. Fuori dalle istituzioni, Grenell ha fondato una società di consulenza, la Capitol Media Partners, ed è un collaboratore abituale di Fox News, dettaglio che ne rafforza il profilo politico-mediatico. Alcune fonti americane parlano anche di una rivalità sotterranea con il segretario di Stato Marco Rubio, alimentata dall’ambizione mai nascosta di Grenell di occupare un ruolo ancora più centrale nella politica estera statunitense.
L’incontro con Maduro e il ritorno degli americani detenuti
All’inizio del 2025, i media venezuelani diffusero immagini che fecero molto discutere: Grenell seduto a un tavolo con Nicolás Maduro, e sullo sfondo Jorge Rodríguez, figura chiave del regime. Da quell’incontro, Grenell tornò negli Stati Uniti con sei cittadini americani liberati dalle carceri venezuelane e con un accordo sulla gestione dei deportati. In quei giorni, secondo più ricostruzioni, sarebbe stata anche rinnovata la concessione alla petrolifera Chevron, un passaggio cruciale che ha segnato la riapertura, seppur controllata, del dossier energetico tra i due Paesi.
Il rapporto con Jorge Rodríguez
Il vero perno del dialogo, però, non sarebbe stato Maduro, bensì Jorge Rodríguez, ministro dell’Interno e uomo forte del sistema chavista fin dai tempi di Hugo Chávez. Con lui Grenell avrebbe costruito un rapporto diretto, finalizzato a due obiettivi strategici: petrolio e migrazioni. Secondo El País, “l’influenza di Grenell sugli affari venezuelani è ancora maggiore ora che Maduro non c’è”, anche perché uno dei fratelli Rodríguez è rientrato stabilmente nel Palazzo di Miraflores, centro del potere a Caracas.
Un’intesa nata nell’ombra
La versione più accreditata racconta che Grenell e Rodríguez si siano conosciuti durante i negoziati in Messico del 2020 tra opposizione venezuelana e regime. Entrambi, dicono fonti diplomatiche, condividono un profilo simile: consiglieri nell’ombra, lontani dai riflettori ma capaci di incidere sulle decisioni finali. Chi li ha osservati da vicino parla di un’intesa “totale”, costruita sul pragmatismo più che sull’ideologia. Se Marco Rubio può rivendicare il successo politico dell’arresto di Maduro, la gestione dei rapporti con il potere residuo chavista sarebbe invece opera di Grenell. Un dettaglio non secondario: i fratelli Rodríguez, a differenza di María Corina Machado, leader dell’opposizione democratica, mantengono ancora il controllo delle forze armate e dei servizi di intelligence.
Una transizione tutta da scrivere
Come e quanto Grenell influenzerà la fase di transizione del post-chavismo resta una domanda aperta. Di certo, il suo ruolo conferma una costante della diplomazia trumpiana: trattare con chi detiene il potere reale, anche quando il quadro politico appare instabile e controverso. Il tempo dirà se questa diplomazia parallela porterà a una normalizzazione duratura o se resterà l’ennesimo capitolo opaco nella lunga e tormentata storia dei rapporti tra Washington e Caracas.




