Il governo torna a spingere sul Ponte sullo Stretto di Messina. Il progetto, evocato da decenni e più volte rilanciato, è formalmente in fase avanzata, ma l’avvio effettivo dei lavori continua a slittare. Il nodo non è politico — almeno non solo — ma procedurale: negli ultimi mesi diversi atti sono stati giudicati non conformi alle norme, con conseguente stop da parte della Corte dei Conti.
Nel corso del 2025 i magistrati contabili hanno respinto due passaggi chiave, segnalando irregolarità e carenze formali. Una battuta d’arresto che ha costretto l’esecutivo a rivedere tempi e modalità. Ora, però, viene delineata una nuova tabella di marcia. L’obiettivo dichiarato è chiudere tutte le pratiche entro il 31 luglio, con un passaggio cruciale al Cipess previsto entro il 31 maggio, così da aprire i cantieri prima della fine dell’estate. Tempistiche che coincidono con l’avvicinarsi della prossima tornata elettorale.
Il decreto Infrastrutture e la nuova road map
Le nuove scadenze sono contenute nella relazione illustrativa che accompagna il decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri il 5 febbraio. Il provvedimento non è ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma la linea operativa appare definita.
Il primo passaggio riguarda l’aggiornamento del piano economico-finanziario dell’opera, che dovrà essere predisposto dal ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini. Il documento dovrà poi ottenere i pareri delle autorità competenti: l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Nars, il nucleo di consulenza per la regolazione dei servizi.
Parallelamente, deve concludersi la procedura di valutazione dell’impatto ambientale e sull’habitat, frutto di un lavoro congiunto tra ministero dell’Ambiente e ministero delle Infrastrutture. È previsto anche un atto formale del governo per dichiarare l’opera di interesse pubblico, passaggio che consentirebbe di superare eventuali rilievi ambientali.
Il passaggio decisivo al Cipess
Una volta completata questa prima fase, l’intero pacchetto di documenti sarà trasmesso al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Spetta al Comitato adottare una delibera sulla base degli elementi raccolti.
La delibera del Cipess rappresenta uno snodo centrale dell’iter. L’intenzione del governo è inviarla alla Corte dei Conti entro il 31 maggio. Proprio su questo atto, lo scorso anno, si era consumato uno dei principali attriti istituzionali: i giudici contabili avevano respinto la delibera per il mancato rispetto delle procedure previste, provocando una dura reazione dell’esecutivo.
Il nuovo accordo con la società Stretto di Messina
Solo dopo il via libera su questa parte tecnica si potrà passare alla fase successiva, che riguarda la concessione. È prevista la firma di un nuovo atto aggiuntivo con la società Stretto di Messina Spa, alla luce del piano economico-finanziario aggiornato.
Anche questo accordo dovrà essere recepito tramite decreto e sottoposto al controllo della Corte dei Conti. L’obiettivo è trasmettere l’atto entro il 31 luglio. Si tratta dello stesso passaggio che, nel 2025, era stato bocciato a poche settimane dalla delibera Cipess.
Il calendario è serrato. Se tutti gli atti risulteranno conformi, la Corte avrà trenta giorni per esprimersi. In caso di rilievi, si aprirebbe una finestra ulteriore di almeno un mese per le correzioni. Nello scenario più favorevole, le procedure potrebbero chiudersi tra agosto e settembre 2026.
Gli annunci e la realtà dei tempi
L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha dichiarato di puntare all’avvio della “fase realizzativa” entro l’estate. Un obiettivo ambizioso, alla luce dei precedenti.
Negli ultimi anni, le comunicazioni ufficiali del ministero e della società concessionaria hanno indicato più volte date di partenza che non si sono concretizzate. Se le prime previsioni fossero state rispettate, i cantieri sarebbero già operativi da tempo.
Resta dunque da verificare se questa nuova programmazione riuscirà a superare le criticità formali che hanno finora rallentato l’iter. Il Ponte sullo Stretto continua a essere uno dei dossier infrastrutturali più simbolici e controversi del Paese: un’opera che divide, che promette sviluppo e che, al momento, resta sospesa tra annunci e procedure.
La partita, questa volta, si gioca soprattutto sul terreno della correttezza amministrativa. Perché senza il via libera della Corte dei Conti, nessun cantiere potrà aprire davvero.





