I rapporti affidati a Enrico Letta e Mario Draghi rappresentano oggi l’ossatura dell’agenda economica europea per il ciclo istituzionale 2024-2029. Non si tratta di semplici documenti di analisi, ma di vere e proprie mappe strategiche per orientare le scelte dell’Unione in una fase segnata da tensioni geopolitiche, rivoluzione tecnologica e transizione energetica.
Le due iniziative si muovono su piani distinti ma complementari: da un lato il completamento del mercato unico, dall’altro il rilancio della competitività. Insieme disegnano una risposta organica al rischio di marginalizzazione economica dell’Europa nello scenario globale.
Il rapporto Letta: completare il mercato unico
Commissionato dal Consiglio europeo e presentato ai leader nel 2024, il lavoro di Enrico Letta parte da una constatazione netta: il mercato unico è il principale successo dell’integrazione europea, ma non è ancora pienamente realizzato.
Un mercato ancora frammentato
Il titolo stesso – Molto più di un mercato – chiarisce l’impostazione politica del rapporto. Il mercato unico non è solo uno spazio di scambio, ma un’infrastruttura di integrazione economica e civile. Tuttavia, secondo Letta, resta incompleto e troppo frammentato per reggere la competizione con Stati Uniti e Cina.
Le criticità sono note ma mai risolte fino in fondo:
- persistono divergenze normative tra Stati membri;
- i mercati dei servizi, dell’energia, delle telecomunicazioni e della finanza mantengono una forte dimensione nazionale;
- le imprese europee, mediamente più piccole rispetto ai colossi americani e cinesi, faticano a raggiungere scala e massa critica.
In questo contesto, la frammentazione diventa un freno alla crescita, all’innovazione e alla produttività.
Unione dei risparmi e degli investimenti
Uno dei pilastri del documento (146 pagine dense di proposte) è la creazione di una Unione dei risparmi e degli investimenti. L’obiettivo è ambizioso: mobilitare l’enorme risparmio privato europeo e convogliarlo verso investimenti strategici. Letta propone di completare il mercato unico in settori chiave come energia, digitale, difesa e finanza, semplificando le regole e riducendo gli ostacoli burocratici. In parallelo, sollecita un rafforzamento della politica industriale europea, superando l’approccio frammentario che ha caratterizzato molte iniziative nazionali.
La “quinta libertà” e il 28° regime
Tra le innovazioni più significative vi è l’idea della “quinta libertà”: accanto alla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali, Letta propone di consacrare formalmente la libertà di ricerca, innovazione e conoscenza. Altro punto centrale è il cosiddetto 28° regime per le imprese: un quadro giuridico opzionale, valido su scala europea, che consenta alle aziende di operare nel mercato unico senza dover affrontare 27 sistemi normativi differenti. Un salto di qualità che potrebbe liberare energie imprenditoriali oggi compresse dalla complessità regolatoria. Il mercato unico, nella visione di Letta, deve inoltre diventare uno strumento per finanziare le grandi priorità europee: transizione verde, trasformazione digitale, sicurezza, difesa e allargamento dell’Unione.
Il rapporto Draghi: la sfida della competitività
Se Letta si concentra sull’architettura interna del mercato europeo, Mario Draghi, su mandato della Commissione, affronta il nodo della competitività sistemica dell’Unione. Il suo rapporto, presentato nel settembre 2024, ha un tono più allarmato e parte da un’analisi severa.
Il rischio di declino strutturale
Nel documento Il futuro della competitività europea, Draghi sostiene che l’Europa si trovi di fronte a un rischio di declino economico strutturale. La produttività cresce meno che negli Stati Uniti, il ritardo nelle tecnologie avanzate si amplia, l’energia costa di più e l’eccesso di regolazione pesa sulle imprese.
A questo si aggiungono investimenti insufficienti, sia pubblici sia privati. L’Unione, avverte Draghi, è a un punto di svolta: senza un cambio di passo rapido e coordinato, il divario con le altre grandi potenze potrebbe diventare permanente.
Tre priorità strategiche
Il rapporto individua tre direttrici fondamentali:
- Colmare il gap tecnologico, investendo massicciamente in innovazione, intelligenza artificiale, semiconduttori e tecnologie verdi.
- Decarbonizzare senza deindustrializzare, evitando che la transizione ecologica si traduca in perdita di capacità produttiva.
- Rafforzare la sicurezza economica e la difesa, in un contesto geopolitico sempre più instabile.
Draghi insiste sulla necessità di una politica industriale europea robusta, capace di sostenere le industrie strategiche e di favorire la nascita di campioni continentali. Centrale è anche l’integrazione del mercato dei capitali, riducendo la frammentazione normativa che ostacola l’accesso ai finanziamenti.
Investimenti e debito comune
Il punto più rilevante riguarda la dimensione finanziaria. Per rilanciare la competitività europea, secondo Draghi, servono investimenti aggiuntivi stimati tra 750 e 800 miliardi di euro l’anno. Una cifra che richiede strumenti comuni.
Da qui l’indicazione di proseguire sulla strada del debito europeo condiviso, sul modello del Next Generation EU. L’emissione di strumenti comuni consentirebbe di sostenere innovazione, transizione energetica e difesa con una massa critica adeguata alle sfide globali.
Due visioni complementari per il rilancio europeo
I rapporti Letta e Draghi non sono in concorrenza tra loro. Al contrario, si integrano: il primo mira a rafforzare le fondamenta del mercato unico, il secondo a rilanciare la capacità dell’Europa di competere nel mondo.
Entrambi condividono un messaggio di fondo: l’Unione europea dispone di risorse, capitale umano e potenziale economico straordinari, ma deve superare frammentazioni e inerzie. Le loro proposte delineano una traiettoria ambiziosa, che punta a trasformare l’Europa da spazio regolatorio a protagonista industriale e tecnologico globale.
È un’agenda esigente, certo. Ma è anche una presa di coscienza lucida: senza integrazione più profonda e investimenti comuni, l’Europa rischia di restare spettatrice. Con queste iniziative, invece, sceglie di giocare la partita fino in fondo.




