La premier italiana Giorgia Meloni è giunta verso l’ora di pranzo a Casa Italia per fare gli auguri agli atleti italiani. Prima del pranzo con Nicolò Martinenghi e con Thomas Ceccon, ambedue medaglie d’oro alle Olimpiadi di Parigi, la premier ha commentato il ritiro della pugile italiana Angela Carini, chiamata ad affrontare l’algerina Imane Khelif che ha un tasso di testosterone più elevato della norma.
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Meloni dopo il ritiro di Carini: «Non era gara alla pari»
«Non sono d’accordo con la scelta del CIO (di fare gareggiare Khelif, ndr), non sono d’accordo da anni, da quando nel 2021, se non vada errata, il CIO cambiò il regolamento su questa materia e noi presentammo al tempo una mozione per segnalare le possibili. Perché è un fatto che con i livelli di testosterone presenti nel sangue dell’atleta algerina, la gara in partenza non è una gara, è una gara che non sembra equa, c’erano anche profili legati alla sicurezza», ha dichiarato la presidente del consiglio Giorgia Meloni. «Penso che bisogna fare attenzione, nel tentativo di non discriminare, a non discriminare in un altro modo. Da anni tento di spiegare che alcune tesi portate all’estremo rischiano di impattare soprattutto sui diritti delle donne. Io penso che atleti che hanno caratteristiche genetiche maschili non debbano essere ammessi alle gare femminili e non perché si voglia discriminare qualcuno, ma per tutelare il diritto delle atlete di poter competere ad armi pari. Quindi non ero d’accordo con la scelta nel 2021, non sono d’accordo con la scelta oggi», ha aggiunto la premier.

La premier sul ritiro di Carini contro Khelif: «I colpi erano troppo forti»
«Ringrazio Angela Carini, chiaramente, per come si è battuta. Si è ritirata perché i colpi erano troppo forti. Mi dispiace ancora di più. Io mi ero emozionata ieri quando lei ha scritto “combatterò, perché in queste cose, sicuramente, conta anche la dedizione, conta anche la testa, conta anche il carattere. Però poi conta competere ad armi pari», ha affermato sempre la presidente del consiglio Giorgia Meloni. La premier si è definita una tifosa e ha spiegato di avere voluto «passare anche qui a Parigi, a salutare gli atleti, a ringraziare l’organizzazione, il Coni» dopo la missione in Cina. «Penso che sia un dovere delle istituzioni esserci, soprattutto per questi ragazzi, che fanno sacrifici per anni, solamente per pochi minuti, sperando di sentir suonare l’inno e di vedere sventolare la bandiera tricolore. Penso che la nazione nel suo complesso debba dire grazie a loro per questi sacrifici, per questo impegno, per questa dedizione. Quindi ho pensato che fosse giusto e necessario esserci, seppure molto velocemente», ha rimarcato la leader di Fratelli di Italia.




